MODA E CINEMA, I CINQUE ABITI CHE SCONVOLSERO IL MONDO

La moda ha 121 anni. Come il cinema. Perché anche la moda come il cinema è “un’invenzione” del 900. La moda moderna, la moda delle sfilate, la moda dei grandi sarti nasce in questo secolo. Gli stilisti la celebrano nei maxi schermi di Hollywood. Il secolo che ha sconvolto la moda comincia con una rivoluzione: la liberazione della donna dalla costrizione del busto. Con un precursore Charles Worth, e un primo, geniale innovatore, Paul Poiret. Dopo di loro, altri protagonisti … proviamo a raccontarli in una raccolta di cinque abiti-chiave della nostra epoca. 

Christian Dior

E’ il 12 febbraio 1947 quando nel suo salone di Avenue Montaigne a Parigi, un ometto quarantenne grassottello, con l’aria di un impiegato del catasto, presenta la sua prima collezione. Fuori ci sono 13 gradi sottozero e in città il carbone scarseggia. A far venire i brivi ai presenti non è il freddo ma quello che vedono. Sono brivi di eccitazione: sulla passerella sfilano modelle strizzate in corsetti, sbocciate in décolleté, squilibrate sui tacchi, drappeggiate in gonne ampie e lunghe che frusciano con fastosa, festosa arroganza. Sembrerà un piccolo burocrate, Dior, ma è invece il principe del lusso che risveglia la bella addormentata, la moda dal triste sonne della guerra. Le giornaliste si precipitano ai telefoni per comunicare la buona nuova: è nata una nuova donna, una nuova immagine, a “new look” come grida nella cornetta Carmen Snow, direttrice di Harper’s Bazaar. E “new look” sarà il nome di quello stile iperbolico, scomodo, anacronistico ma vincente.

Coco Chanel 

Epitome del suo stile: l’abito nero in jersey di lana – usato per le uniformi delle cameriere – creato nel 1916 “sfruttando” anziché “subendo” le ristrettezze belliche. L’idea dell’ordinario reso straordinario con la tecnica dello spiazzamento: tessuti poveri per vestiti eleganti, capi da uomo ripensati per le donne. L’idea di comodità – sinonimo fino al suo avvento di sciatteria – trasformata in simbolo di agio lussuoso, di rivoluzione del sex appeal. Via i busti, gonne corte, linee morbide. Un segno così forte, il suo, da avere impresso una svolta senza ritorno al gusto del secolo. Il verbo di Coco è e resta il verbo della Haute Couture moderna. 

Hubert de Givenchy 

Fondata sulla tradizione ma ispirata costantemente anche alla modernità, fin dai suoi esordi la Maison Givenchy ha ridefinito il concetto di eleganza d’avanguardia. La leggendaria ascesa di Hubert de Givenchy a celebre couturier inizia nel 1952, quando la sua Maison di couture parigina apre i battenti. Di origini aristocratiche, Givenchy apprezza la tradizione ma ama anche l’irriverenza. Il dualismo è la sua ispirazione, come testimonia la sua prima collezione. I suoi “”Sééparables”” danno origine ai capi separati’ da uomo e donna e al movimento “casual chic”, che annuncia la nascita di una nuova era di eleganza emancipata. L’anno successivo avviene un incontro epocale. Quando Givenchy conosce Audrey Hepburn, si innamora del suo irresistibile fascino e del suo spirito giovanile. Audrey contribuisce alla singolare visione di Givenchy’ di una bellezza perfettamente imperfetta.

Cristobal Balenciaga 

L’abito a palloncino creato da Balenciaga nel 1950 in una celeberrima foto di Irving Penn per Vogue. In taffetà frusciante nero con la sua mantellina rigonfia e la tipica forma ad A, prende le distanze dal corpo, lo ricostruisce architettonicamente. Si sente, in Balenciaga, sarto classico fuori del tempo, L’influsso della grande pittura spagnola, Velasquez soprattutto. Con un suo sensazionale abito bianco bordato di ermellino si sposerà nel 1960 Fabiola de Mora Y Aragon ispanica regina del Belgio. Ha scritto di lui Haper’s Bazaar “Questa semplicità di così difficile imitazione ha un segreto che non è mai stato possibile copiare: la costruzione rigorosa e l’esecuzione magistrale”. 

Yves Saint Laurent 

L’abito Mondrian del 1965, qui reindossato dalla modella Alec Wek, esprime al meglio l’amore per l’arte di Saint Laurent. Nelle sue collezioni sono ricorrenti le citazioni e i riferimenti: oltre a Mondrian, Cocteau, Matisse, Goya, Apollinaire. La grandezza dell’efebico Yves sta nella sua capacità di rendere omaggio alle culture figurative più diverse (compresa quella gipsy o quella povera del patchwork) sempre introducendo un elemento di novità stilistica che porta avanti il discorso della moda restando sempre fedele a un’idea alta di chic. Ed ecco gli smocking. Ecco il nude. Ecco i bustini sottili su gonne semilunghe. 

A cura di Giulia Asprino

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