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Dior: le nuove mini bags vi faranno impazzire… letteralmente!

a cura di Giulia Asprino

Mini, micro o nano? Sono le misure che definiscono la coolness delle borse must have di stagione. Dalle celebrity alle passerelle infatti, la tendenza le vuole non più grandi di una mano. E voi, siete del team #minibags oppure #maxibags? Fashionisticamente parlando, il genere femminile si divide in due categorie. Le «Mary Poppins», che amano le borse grandi e ci infilano dentro di tutto, e le minimaliste, che uscirebbero volentieri di casa a mani libere. Le prime possono anche smettere di leggere questo articolo, le seconde invece ameranno la nuova tendenza che arriva dalle celebrity e dalle sfilate, che elegge le borse piccole piccole come nuovo oggetto di culto da indossare giorno e sera. Micro bag, mini bag, nano bag: i centimetri cambiano (di poco) ma il concetto è uno, ovvero che le nuove it bag di stagione non devono superare la misura della vostra mano. Anzi, più sono piccole, e più sono cool.

Come Chanel e Jacquemus, anche la casa di moda di Dior ha deciso di cavalcare la moda delle minibag. Si tratta delle iconiche borse del brand che, per l’occasione, sono state riadattate in formato petite. E sono molto più spaziose di quello che sembra. La prima versione “mini” di un’iconica borsa era stata lanciata da Chanel, che aveva proposto il modello classico trapuntato della maison ma in scala ridotta. Poi è stato il momento della Chiquito di Jacquemus che, complici i social, è stato uno dei pezzi più desiderati della stagione. Ora anche Dior, con la sapiente guida della direttrice creativa Maria Grazia Chiuri, ha deciso trasformare i modelli più iconici in oggetti mini!

Dior: arrivano le borse in versione mini

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La palette di colori disponibili è davvero vasta e, infatti, si va dal rosso al celeste, dal burro al rosa cipria, passo per il grigio fumo e il verde menta. Anche i modelli disponibili sono diversi: c’è la Lady Dior, inconfondibile e iconica, totalmente realizzata in pelle di agnello con impuntura Cannage e impreziosita dai ciondoli “D.I.O.R.”, la Saddle, in pelle di capra e con la sua pattina martellata e la staffa a forma di “D”, la Dior 30 Montaigne e la Dior Caro; tutte hanno poi la loro tracolla regolabile.

Una nuova filosofia di vita all’insegna del decluttering? Perché no: in fondo, abbiamo davvero bisogno della bustina del makeup, dell’agenda, del portafoglio ingombrante, del chi più ne ha più ne metta, ogni singola volta che usciamo di casa? Certo, cambiare borsa è una scocciatura, ma volete mettere la libertà di uscire portando con voi solo chiavi, soldi e cellulare?

MILANO FASHION WEEK – MEN’S COLLECTION SS202 -LA QUARTA GIORNATA SI RIEMPIE DI NUOVI TALENTI, ATTESISSIMI DEBUTTI E IMMANCABILI RICONFERME

Siamo quasi agli sgoccioli della Milano Fashion Week dedicata alla moda uomo 2021. Si continua con ben 13 show per le collezioni primavera estate 2022, divisi ancora una volta in digitali e in presenza. Torna in presenza un iconico Giorgio Armani. Primus inter pares, il re della moda italiano è stato il primo a dare il buon esempio sfilando a porte chiuse. Adesso Armani ritorna in grande. Torna a sfilare con il pubblico in via Borgonuovo 21, con un doppio show in attesa della nuova collezione di Giorgio Armani Privé che sfilerà il 6 luglio nella capitale francese.

Tra le sorprese della moda uomo 2021, non si può non citare Diesel. Il debutto del nuovo direttore creativo Glenn Martens è stato attesissimo, soprattutto dopo le voci riguardanti una collezione primavera/estate no-gender. Dopo Fendi e Mans, il tema genderless  è sempre più presente e pressante per la moda uomo 2021, scardinando sempre di più l’idea di “uomo”.

Debuttano in passerella anche KTN, la seconda linea dello storico marchio napoletano Kiton e una speciale capsule di Andrea Pompilio per Harmont&Blaine. La capsule collection per la sfilata di menswear sarà una rivisitazione in chiave Pompiliana degli irriverenti codici del brand italiano.

  • 10.00 A-Cold-Wall
  • 10.30 Jieda
  • 11.00 Kiton
  • 11.30 KTN
  • 12.00 Andrea Pompilio per Harmont & Blaine
  • 12.30 Zenam
  • 13.00 Numero 00
  • 14.00 Diesel
  • 15.00 Woolrich
  • 16.00 Gall
  • 17.00 Paura di Danilo Paura
  • 18.00 Giorgio Armani
  • 19.00 Giorgio Armani

LA MODA UOMO 2021 DI KITON E LA LEGGEREZZA DELLA SARTORIALITÀ ITALIANA

Anche Kiton presenta la sua collezione primavera/estate 2022 in digitale. Composta da ben 81 look, la sfilata contiene la volontà di distaccarsi dal passato. L’anno scorso la collezione primavera/estate era di fatto colma di stampe tropicali e tonalità calde. Lo show stavolta si fa più fioco. La dominanza di una palette più tenue si fa sentire, a partire dai primi look total-white. Sono proprio loro che introducono gli spettatori in una collezione all’insegna della leggerezza, dove le diverse sfumature di grigio fanno da padrone.

E i capi scelti dal team di Kiton rispecchiano questa svolta. Le giacche da sera hanno linee più morbide, venendo poi abbinati a bermuda e shorts realizzati con tessuti estremamente fini. Proprio in questi pantaloni estivi c’è però una novità: la presenza di cuciture moderne. Questi rammendi rendono l’insieme tutt’altro che frivolo, bensì strutturato e accattivante. Potrebbero essere proprio loro il segno distintivo di un brand fedele alla bravura della sartorialità italiana, ma sempre alla ricerca del nuovo.

Sfilate uomo 2021
Kiton menswear 2022

Ma è anche una ricerca verso una formalità più disinvolta. Un concetto solo all’apparenza ossimorico. Giacche e pantaloni da tailleur si uniscono ad una spensieratezza più casual, come si può notare dalle scarpe da ginnastica in tela traspiranti. Due poli che da tempo Kiton cerca di conciliare. E di certo il brand ha trionfato con questa collezione.

ANDREA POMPILIO X HARMONT&BLAINE: OMAGGIO ALLE ORIGINI PARTENOPEE

All’annuncio della sua collaborazione con Harmont&Blaine, Andrea Pompilio aveva dichiarato: “Di Harmont & Blaine apprezzo il senso del colore, il gusto della camiceria e poi le origini partenopee”. Ed effettivamente i codici stilistici del marchio dominano per la collezione primavera estete 2022. Un omaggio innamorato alla città di Napoli che ospita la cavalcata dei modelli sul suo Castel Dell’Ovo. Le polo e le camicie, cavallo di battaglia del marchio, si mixano con capi in tessuti hi-tech e in maglia filata creando un portfolio completo e trasversale. Per la Milano Moda Uomo 2021, Pompilio parla ad una clientela giovane, amante dello streetwear e dello stile casual ma che non disdegna una certa l’eleganza. Look monocromo e giacche a vento oversize rispondono ad un’unica esigenza: comodità, praticità e leggerezza.

Andrea Pompilio x Harmont&Blaine ss22
Andrea Pompilio x Harmont&Blaine ss22

LA DIESEL DI GLEN MARTENS: UN VIAGGIO EXTRASENSORIALE IN DENIM

Era il 2018, quando la creatività dello stilista belga Glen Martens incrociava lo spirito imprenditoriale di Renzo Rosso in occasione del progetto Diesel Red Tag. Una collaborazione occasionale, divenuta ufficialmente un sodalizio nel 2020, quando l’imprenditore dei jeans ha chiamato il giovane Martens alla direzione creativa di Diesel. Classe 1983, Glen Martens vanta un passato da Jean Paul Gaultier e una quasi decennale direzione del marchio francese Y/Project. Tra denim e sperimentalismo strutturale, lo stile di Glen calza così a pennello con l’estetica di Diesel che sembra quasi strano essere arrivato solo adesso alla direzione. Una scelta così adeguata da creare non poche aspettative.

Aveva preannunciato una sfilata molto intensa e così è stato. Il marchio di OTB ha presentato la sua ultima collezione con uno show in digitale, un viaggio nello spazio e nel tempo, un racconto di scene realistiche, sensazioni confusionarie e mondi fantascientifici ricreano un’atmosfera surreale. A condurci nel viaggio, una ragazza dalla chioma rosso fuoco con addosso un classico jeans cinque tasche si districa tra un caotico party in casa, strade metropolitane percorse a rallenty e quelli che potrebbero sembrare degli asettici uffici. In un cammino sincopato -metafora della vita e della moda- si dispiega l’evoluzione del denim di Diesel.

Giunge alla fine in  uno scenario surreale: una stanza rossa ricorda la superficie lunare in cui spiccano capi con delle insolite rouches, maglie in jersey e abiti ispirati alle divise sportive con tessuti tech. Infatti, il denim fa da padrone a tutta la sfilata ma viene riproposto in svariate lavorazioni insieme a capi in pelle e in tessuti stretch. Uomo e donna sono protagonisti della medesima narrazione per una visione sempre più genderless degli abiti. In fin dei conti, il denim è un tessuto “sociale” in grado di rappresentare epoche, stili e movimenti sociali in una visione inclusiva e trasversale. Il denim è per tutti e questo Glen lo sa bene.

Glen Martens x Diesel ss22
Glen Martens x Diesel ss22

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MILANO FASHION WEEK – MEN’S COLLECTION SS22 – ETRO: VIAGGIO IN UN CALEDOSCOPICO STATO DI GRAZIA

Una location immersa nel verde urban milanese, una delle pochissime sfilate in presenza. Etro emoziona, brilla di luce propria e soddisfa l'occhio di un osservatore caparbio

a cura di Giulia Asprino

La collezione rende omaggio a Franco Battiato, un uomo, un artista, un musicista e un pensatore che ha fortemente influenzato la visione e la vita di Kean Etro, che lo ha conosciuto giovanissimo nel 1985, e, non ancora impegnato in ETRO, realizzò allora per l’azienda di famiglia le scenografie per il tour “Mondi Lontanissimi”.

Questo show è per te, Maestro! Con Gratitudine, Ammirazione e Affetto, Kean.

Un viaggio metafisico. Oltre il tempo e lo spazio. Per la stagione Primavera Estate 2022, Kean Etro, direttore creativo della linea ETRO Uomo, esplora uno dei valori più iconici del brand, il suo spirito nomade. Viaggiare diventa anche uno stato della mente e del cuore. La meditazione conduce in luoghi inesplorati. In un gioioso stato di grazia. Sulle orme di Bruce Chatwin e di Agatha Christie, il viaggio nomadico di ETRO si tinge di memorie di esplorazioni archeologiche in terre assolate, dove la realtà incontra il sogno. Sulle note di uno dei capolavori di Franco Battiato, “L’Era Del Cinghiale Bianco,” il viaggiatore dell’anima ritratto da ETRO cammina su una passerella, – immersa nell’atmosfera surreale e sospesa dello Scalo Farini di Milano, dove la natura si fa strada tra l’asfalto, – indossando capi fluidi e velatamente sensuali, disegnati per piacersi. Nulla è come sembra. I colori di un’alba su un agrumeto ispirano le tonalità sorbetto o vitaminiche, mentre i toni scuri dalle sfumature argento richiamano la palette di un affascinante tramonto.

Tutto ha origine dal punto in cui finisce. Capi più sportivi, indossati sopra ai caftani, sono realizzati in cadi di seta e i classici gilet tennis di ETRO in maglia questa volta svelano inserti in georgette, per un approccio allo stile disinvolto, libero ed emozionale. I riconoscibili pattern ETRO che richiamano il mondo degli interiors si fanno rarefatti per dare un tocco grafico ai pigiama in seta. Trasparenze muovono le silhouette e introducono un vibe onirico con le camicie fil coupé arricchite da fili dorati. Pantaloni metallici in canvas spalmato sembrano provenire da una dimensione interstellare.

Leggings spuntano dai pantaloncini oversize arricchiti da simboli arcaici, che decorano anche i bomber ricamati, mentre messaggi di amore e ottimismo sono stampati sui trench e sulle etichette dei capi. Secchielli Paisley sono ora decorati dalle borchie “Crown Me”, che compaiono anche su slipper, cinture e sui gioielli turchesi con simboli positivi, come un sole splendente. Lo spirito nomade della collezione è sottolineato da grandi bisacce e zaini in morbida pelle lavata che si alternano a coloratissimi mini pouch funzionali e cool.


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Opposites attract! Le nuove tendenze moda estate, 10 idee per ricreare un look in stile Versace

a cura di Giulia Asprino

La moda gioca con gli opposti. Tra tendenze, stili, abiti e accessori, sotto il segno inconfondibile della V di Versace in un anno terso di contraddizioni, in ogni momento sentiamo l’esigenza di cambiare. Vogliamo esprimere noi stessi in tante essenze diverse, facendo emergere ogni lato della nostra personalità: quello più femminile, quello più maschile, la parte anticonformista e quella tradizionalista, il colore, il bianco e il nero, il minimal e il maximal. E voi di che personalità siete?! Scoprite tutte le tendenze sotto il segno della Medusa.

1. La borsa con il nuovo monogram

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Avevamo già parlato del nuovo monogram proposto da Versace per le borse. Gli accessori sono sicuramente il fiore all’occhiello di questa stagione per Versace. Il marketing aziendale ha deciso di reinventare il logo di Medusa su una borsa dalla forma accattivante e morbida. Ecco che nasce la nuova borsa da spalla con l’iconica medusa in rilievo.

2. Gli incredibili anni ’20

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Una delle prime proposte più belle è sicuramente questo minidress in stile anni ‘20. Con delle leggere frange luminose, lasciando la quasi totalità delle gambe scoperte, l’effetto è decisamente d’impatto. Uno scollo importante e una trama elegante lo rendono versatile per diverse occasioni.

3. Geometria e colore

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Con geometria e colore, Versace punta all’eleganza senza tempo. Uno spacco che segue una linea precisa, chiudendosi su una spallina appuntita e luminosa. Il colore rosso rende tutto molto più d’effetto, lasciando scoperta la schiena che mette in risalto il motivo della spallina. Un abito che non ha paragoni ma, come al solito, verrà emulato da diverse boutique.

4. Tulle e merletti

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Quasi come una fenice, questo abito reinterpreta la voglia di freschezza ed eleganza che ogni donna ha vissuto in questo anno. Un’esplosione di colore, nelle sfumature di un giallo limone che tende all’ocratulle e merletti danno un considerevole volume all’abito, adatto anche per una donna non particolarmente alta, in quanto lo spacco e la gamba nuda, con un tacco che slanciarestituiscono un buon effetto.

10 Consigli per ricreare un look Versace

  • 1. Overaccessorize. Sono passati i tempi del ‘Less is more’ (o meglio: tutto è permesso). Optate per orecchini grandi, tante collane, cinture con ciondoli, borse con ciondoli, occhiali da sole divertenti, portate con voi due, tre borse alla volta.
  • 2. Sperimentate sandali e costumi stravaganti
  • 3. Fate una riga di mezzo nei capelli e fissate i lati con grandi e divertenti fermagli.
  • 4. Esagerate con l’eyeliner disegnando degli occhi da gatta seducenti.
  • 5. Abbinate varie fantasie.
  • 6. Osservate la vita attraverso degli occhiali da sole color rosa pop.
  • 7. Indossate una canottiera sopra un top.
  • 8. Scioccate con un abito o gonna con spacco vertiginoso.
  • 9. Seducete con un abitino stile lingerie asimmetrico.
  • 10. Sentitevi Kendall, Gigi, Bella… Sentitevi belle, siate sicure di voi!

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Ferrari Fashion Show: la rossa debutta nell’alta moda, la passerella a Maranello

A cura di Giulia Asprino

Non solo Formula 1 e Supercar, la Ferrari fa il suo debutto anche nell’alta moda ed il suo obiettivo è quello di diventare un brand di lusso a tutti gli effetti. Maranello, sede dello stabilimento della prestigiosa casa automobilistica fondata dal modenese Enzo Ferrari, è diventata una vera e propria passerella sulla quale si è tenuta la prima collezione con il marchio del Cavallino Rampante, firmata dal direttore creativo Rocco Iannone, ex designer di Giorgio Armani.

Il termine Ferrari è sinonimo di passione, storia, eleganza, potenza, italianità e tradizione. Una vera forza di livello mondiale cui scopo è quello di allargare gli orizzonti e di cimentarsi anche in altri settori, tra cui quello dell’alta moda. Ecco che nasce la prima collezione griffata Ferrari e basata sia sull’estetica futuristica sia sull’ecosostenibilità. Modelli e modelle hanno attraversato la passerella sfoggiando parka maschili e femminili, camicie, vestiti in tweed di seta stampata, borse ‘over’, scarpe e tanto altro ancora. La collezione si è distinta, naturalmente, con i colori tipici del Cavallino Rampante ed improntato su uno stile prettamente sportivo.

Si tratta di abiti di alta moda e quindi anche i prezzi sono abbastanza elevati, infatti, si parte da una t-shirt dal costo di 120 euro fino ai 3.000 euro per un cappotto con cappuccio. Le novità al Ferrari Fashion Show sono incentrate sulla stagione autunnale e, entro la fine del 2021, saranno inaugurate dei veri e propri negozi eleganti di capi d’abbigliamento e di accessori a Maranello, Roma, Milano, Los Angeles e Miami, dove gli appassionati ed amanti del famoso marchio avranno la possibilità di acquistare la nuova collezione.

Come ha dichiarato il presidente della Ferrari, John Elkann, presente insieme alla moglie Laivinia alla prima ed esclusiva sfilata, la Ferrari vuole essere protagonista nel sostenere l’eccellenza e la migliore creatività italiana. Ad oggi la sfilata di moda in fabbrica, l’apertura del negozio Ferrari e del ristorante Cavallino a Maranello sono il segno di un’Italia forte ed ottimista pronta per crescere e rinnovarsi sempre di più. Tra i presenti alla nuova collezione Ferrari nella sede di Maranello erano presenti anche i piloti della rossa di F1, Charles Leclerc e Carlos Sainz, il direttore sportivo Mattia Binotto, il presidente della Camera Moda Carlo Capasa, l’imprenditore Federico Marchetti e lo chef Massimo Bottura, che gestirà il ristorante del Cavallino.


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Milano Monza Motor Show 2021, le super car di lusso sempre più fashion

A cura di Giulia Asprino

Si è conclusa la quattro giorni del MiMo, l’edizione del salone open-air dedicato alle novità auto e moto internazionali.

Il Verde Montreal di Alfa Romeo Giulia GTAm si staglia sui marmi del Duomo di Milano. L’estrema espressione del DNA del Biscione è stato soltanto uno tra gli oltre 100 gioielli esposti nell’ambito del Milano Monza Open Air Motor Show, la prima edizione del salone diffuso e sostenibile, naturale erede del Parco Valentino, che ha traslocato in Lombardia e dopo le difficoltà del Coronavirus è riuscito a riportare un grande evento in Italia. Un evento che ha il focus sull’automotive, argomento dibattuto a più riprese nei mesi di sofferenza e che è quanto mai centrale nel processo di ripartenza del Paese.

Tra Bugatti, Lamborghini e Ferrariil MiMo 2021 ha fatto da vetrina a cielo aperto alle eccellenze del mondo dei motori, tutte esposte in modo democratico. Niente grandi stand e piccoli palchi ma pedane identiche per tutti i brand, tutte dotate di QR Code per permettere ai visitatori, ai passanti o più semplicemente ai curiosi, di scoprire tutto ciò che bisogna sapere su ogni modello in esposizione. La cintura di supercar attorno al Duomo ha saputo riportare Milano sotto i riflettori, allargando il raggio d’azione anche agli altri luoghi simbolo del capoluogo lombardo. Come ad esempio il Castello Sforzesco, dove è stata allestita l’area per i test drive e il Focus sulla mobilità elettrica. Un modo per avvicinare la clientela a quella transizione avviata e che ancora fatica ad attecchire in un Paese dove si dibatte sulla presenza o meno di colonnine di ricarica e sull’opportunità di investimenti.

Non sono mancati gli appuntamenti scenografici, a dare lustro alla manifestazione. A partire dalla President Parade, appuntamento che già al Parco Valentino aveva attratto folle di curiosi e che ha visto sfilare in carovana le ultime novità delle case automobilistiche, con alla guida i numeri uno dei brand. Da Stephan Winkelmann a Horatio Pagani, da Massimo Nordio a Pietro Innocenti, tutti a bordo di supercar o elettriche simbolo delle rispettive aziende. A collegare il centro di Milano con l’altro polo del MiMo, l’autodromo di Monza, ci hanno pensato i giornalisti, con la Journalist Parade che ha visto sfilare per le vie della città le penne dell’automotive che hanno terminato la loro parata proprio sul circuito brianzolo che ospita anche la Formula 1. Qui hanno potuto apprezzare anche una World Premiere, la nuova Dallara EXP. L’asfalto di Monza ha poi accolto una tre giorni di eventi a porte chiuse, un vero peccato per gli appassionati che non hanno potuto godere a pieno dello spirito dell’autodromo.

Quattro giorni di motori open-air per un salone che ha fatto della sostenibilità il suo mantra. In un tour-de-force organizzativo, la macchina del Milano Monza Motor Show si è messa in moto di fretta e furia, adattandosi alle misure restrittive e alle esigenze del momento. Ne è venuta fuori una kermesse godibile, che ha beneficiato del via vai frenetico della città. Una vetrina per i brand e per gli organizzatori, un modo per riaccendere il motore che si stava ingolfando. La vasta area espositiva, seppur suggestiva, può creare un po’ di disorientamento rispetto alla più contenuta zona che ospitava il Parco Valentino ma d’altronde si tratta di due diverse concezioni, seppur in continuità tra di loro. Nella speranza che il prossimo anno si possa assistere ad una kermesse libera da vincoli, il MiMo si è confermato un appuntamento piacevole e diverso da quelli che sono i saloni tradizionali, ormai destinati all’estinzione. Un giudizio positivo dunque ma in parte sospeso: cosa succederà quando tutto tornerà alla normalità? Per scoprirlo dovremo attendere la prossima edizione.


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MODA E CINEMA, I CINQUE ABITI CHE SCONVOLSERO IL MONDO

La moda ha 121 anni. Come il cinema. Perché anche la moda come il cinema è “un’invenzione” del 900. La moda moderna, la moda delle sfilate, la moda dei grandi sarti nasce in questo secolo. Gli stilisti la celebrano nei maxi schermi di Hollywood. Il secolo che ha sconvolto la moda comincia con una rivoluzione: la liberazione della donna dalla costrizione del busto. Con un precursore Charles Worth, e un primo, geniale innovatore, Paul Poiret. Dopo di loro, altri protagonisti … proviamo a raccontarli in una raccolta di cinque abiti-chiave della nostra epoca. 

Christian Dior

E’ il 12 febbraio 1947 quando nel suo salone di Avenue Montaigne a Parigi, un ometto quarantenne grassottello, con l’aria di un impiegato del catasto, presenta la sua prima collezione. Fuori ci sono 13 gradi sottozero e in città il carbone scarseggia. A far venire i brivi ai presenti non è il freddo ma quello che vedono. Sono brivi di eccitazione: sulla passerella sfilano modelle strizzate in corsetti, sbocciate in décolleté, squilibrate sui tacchi, drappeggiate in gonne ampie e lunghe che frusciano con fastosa, festosa arroganza. Sembrerà un piccolo burocrate, Dior, ma è invece il principe del lusso che risveglia la bella addormentata, la moda dal triste sonne della guerra. Le giornaliste si precipitano ai telefoni per comunicare la buona nuova: è nata una nuova donna, una nuova immagine, a “new look” come grida nella cornetta Carmen Snow, direttrice di Harper’s Bazaar. E “new look” sarà il nome di quello stile iperbolico, scomodo, anacronistico ma vincente.

Coco Chanel 

Epitome del suo stile: l’abito nero in jersey di lana – usato per le uniformi delle cameriere – creato nel 1916 “sfruttando” anziché “subendo” le ristrettezze belliche. L’idea dell’ordinario reso straordinario con la tecnica dello spiazzamento: tessuti poveri per vestiti eleganti, capi da uomo ripensati per le donne. L’idea di comodità – sinonimo fino al suo avvento di sciatteria – trasformata in simbolo di agio lussuoso, di rivoluzione del sex appeal. Via i busti, gonne corte, linee morbide. Un segno così forte, il suo, da avere impresso una svolta senza ritorno al gusto del secolo. Il verbo di Coco è e resta il verbo della Haute Couture moderna. 

Hubert de Givenchy 

Fondata sulla tradizione ma ispirata costantemente anche alla modernità, fin dai suoi esordi la Maison Givenchy ha ridefinito il concetto di eleganza d’avanguardia. La leggendaria ascesa di Hubert de Givenchy a celebre couturier inizia nel 1952, quando la sua Maison di couture parigina apre i battenti. Di origini aristocratiche, Givenchy apprezza la tradizione ma ama anche l’irriverenza. Il dualismo è la sua ispirazione, come testimonia la sua prima collezione. I suoi “”Sééparables”” danno origine ai capi separati’ da uomo e donna e al movimento “casual chic”, che annuncia la nascita di una nuova era di eleganza emancipata. L’anno successivo avviene un incontro epocale. Quando Givenchy conosce Audrey Hepburn, si innamora del suo irresistibile fascino e del suo spirito giovanile. Audrey contribuisce alla singolare visione di Givenchy’ di una bellezza perfettamente imperfetta.

Cristobal Balenciaga 

L’abito a palloncino creato da Balenciaga nel 1950 in una celeberrima foto di Irving Penn per Vogue. In taffetà frusciante nero con la sua mantellina rigonfia e la tipica forma ad A, prende le distanze dal corpo, lo ricostruisce architettonicamente. Si sente, in Balenciaga, sarto classico fuori del tempo, L’influsso della grande pittura spagnola, Velasquez soprattutto. Con un suo sensazionale abito bianco bordato di ermellino si sposerà nel 1960 Fabiola de Mora Y Aragon ispanica regina del Belgio. Ha scritto di lui Haper’s Bazaar “Questa semplicità di così difficile imitazione ha un segreto che non è mai stato possibile copiare: la costruzione rigorosa e l’esecuzione magistrale”. 

Yves Saint Laurent 

L’abito Mondrian del 1965, qui reindossato dalla modella Alec Wek, esprime al meglio l’amore per l’arte di Saint Laurent. Nelle sue collezioni sono ricorrenti le citazioni e i riferimenti: oltre a Mondrian, Cocteau, Matisse, Goya, Apollinaire. La grandezza dell’efebico Yves sta nella sua capacità di rendere omaggio alle culture figurative più diverse (compresa quella gipsy o quella povera del patchwork) sempre introducendo un elemento di novità stilistica che porta avanti il discorso della moda restando sempre fedele a un’idea alta di chic. Ed ecco gli smocking. Ecco il nude. Ecco i bustini sottili su gonne semilunghe. 

A cura di Giulia Asprino

LADY DIANA, LA PRIMA VERA INFLUENCER DEL XX SECOLO. TUTTI GLI OUTFIT CHE HANNO FATTO STORIA

Dalla fiaba alla Leggenda. E’ lei, l’irrequieta Lady D. L’icona che convoglia e condensa quel sentimento vago, ma non per questo meno potente, che nelle società contemporanee vibra per una non meglio precisata “monarchia democratica”: una sintesi problematica di distanza fiabesca e di vicinanza mimetica, la voglia propriamente “monarchica” di ammirare chi è assiso in un empireo inaccessibile e insieme lo struggente desiderio “democratico” di sentire chi si situa alla sommità della scala sociale e morale come qualcuno “come noi”, percorso dalle stesse angosce, commosso dalle medesime passioni. La principessa che ha “sofferto”, che si è ribellata, diventa un mix particolarissimo di divismo e di presenza carismatica, che con la sua morte annuncia il declino del XX secolo e l’ingresso di quella dimensione inquietante chiamata terzo millennio. Non abbiamo bisogno di un anniversario per ricordare tutti i look della Principessa del Popolo (come la definì Tony Blair), noi di @pinklifemagazine vogliamo farlo oggi. In un editoriale tutto da leggere. E no! Meghan Markle e Kate Middleton non sono le degne eredi di Lady D. 

Lady Diana era cool. Non ci sono altri aggettivi e lo era in modo naturale. La sua capacità di parlare a tutti annullando ogni distanza e la sua classe innata l’hanno resa la prima grande comunicatrice globale: la prima grande vera influencer! Il suo stile, creato grazie anche all’aiuto di designer e stylist, è diventato iconico e tutto ciò che indossava diventava un must have. Riguardando le foto delle sue uscite mondane o quelle dei momenti ufficiali è impossibile non notare che alcuni suoi capi sembrano usciti dalle passerelle di oggi, come se le tendenze moda da lei indossate siano ancora di ispirazione odierna. Gli outfit di Lady Diana hanno lanciato tantissime tendenze. Quelle che in gergo si chiamano fashion trend. Dal tipo di occhiali da sole, alle puffy sleeves, i pois e le sneaker chunky. Tendenze che sembrano tornare prepotentemente nelle più recenti passerelle. Una vera influencer ante litteram, un’icona di stile a cui tantissime ragazze si ispirano oggi senza neanche saperlo! Vediamo insieme quali.


Puff Sleeves, 1983. Lady Diana indossa un top dalle maniche a sbuffo per presenziare a una partita di polo a Cirencester. La Principessa abbina alla sua camicia puff sleeves un paio di semplici jeans bianchi: proprio come faremmo noi oggi.


I pois. O polka dots, chicchissimi! La pioniera è stata Lady Diana, che negli anni Ottanta ha sdoganato questa stampa rètro e non ha mai smesso di proporla. La principessa spaziava, infatti, da pois micro e bianchi su sfondo rosa bubblegum, a maxi sull’eleganza del black&white.


L’outfit di Lady Diana per il tempo libero/allenamento era così composto: macro felpaciclisticalzettoni e dad sneakers. Chi avrebbe mai pensato che persino Lady D potesse aver perso la testa per le ugly sneakers più brutte ma più cool in assoluto, ancora oggi? Ma attenzione al colpo di grazia: Diana non portava borse in tessuto tecnico, né tantomeno zainetti, metteva tutto il necessaire in borse griffatissime: Hermès o Gucci, per dirne due a caso.


26 giugno 1994: una data epocale nella storia della moda. Quel giorno, con l’outfit di Lady Diana, è nato il «revenge dress». La principessa si è recata ad un garden party alla Serpentine Gallery di Londra, con questo iconico abito, nel giorno stesso in cui il principe Carlo aveva ammesso in diretta mondiale di esserle stato infedele. Lungi dal murarsi in casa con vaschetta di gelato, pacchi di kleenex formato famiglia e brani strazianti da ascoltare in loop. Diana consegnava ai posteri l’abito più leggendario di sempre, ribattezzato da subito «revenge dress»l’abito della vendetta! Sarà lui, quel vestito nero, cortissimo e con generoso scollo bardot (della designer greca Christina Stambolian) a occupare i titoli di tutti i giornali. Con quell’outfit bollente Lady Diana ha comunicato al mondo che la principessa del Galles, con le sue mise elegantemente regali e sofisticate, non esisteva più. Quel 26 giugno Diana Spencer si auto incoronava regina di moda e prendeva tra le mani lo scettro di icona di stile, sexy e libera come non mai. QUEEN!


“Travolta Dress” È il 9 novembre 1985. Lady Diana è volata negli Stati Uniti per partecipare a un gala organizzato dalla Casa Bianca. All’esclusiva serata prende parte anche un giovane attore divenuto famoso qualche anno prima con La Febbre del sabato sera e GreaseJohn Travolta. Nancy Reagan (la frist lady di allora), suggerisce alla star di invitare a ballare la Principessa. Così lui le prende la mano e la conduce al centro della sala. Un gesto immortalato dai fotografi che è divenuto iconico. E con questo anche il sofisticato abito di Lady D soprannominato appunto il “Travolta Dress”Una creazione a sirena di velluto blu con drappeggi e scollatura omerale firmato Victor Edelstein.


WEDDING DRESS, l’abito da sposa di Lady Diana Spencer per le nozze con il principe Carlo (29 luglio 1981) è uno dei più famosi del mondo e uno de più divisivi: molti lo considerano un grande classico, altri lo giudicano, per via di alcuni dettagli, “esagerato”. Comunque era notevole: in taffetà di pura seta color avorio, adornato da autentici pizzi antichi e con uno strascico di 7,62 metri. Fu disegnato dalla giovane coppia di stilisti David ed Elizabeth Emanuel, che lo descrissero come «un abito destinato a passare alla storia, ma creato secondo il gusto di Diana che lo voleva scenografico e drammatico»


Lady D è riuscita prima di tutti a fare quello che i social media faranno dieci anni dopo la sua morte. È riuscita cioè ad accorciare le distanze tra i personaggi pubblici e noi persone comuni, parlare a tutti come se lo si stesse facendo uno ad uno. Se Diana fosse ancora qui, il suo profilo su INSTANGRAM spopolerebbe, vi rendete conto? Si sarebbe fatta beffe, in quanto a follower, di tanti nomi eccellenti in voga, perchè lei era il suo mezzo. Il suo linguaggio, troppo moderno per quel tempo e quasi troppo contemporaneo, oggi diventa rivoluzionario! Non sapremo mai quali grandi cose avrebbe potuto fare oggi quella maestra d’asilo troppo timida, ma Lady D resterà per sempre la luce inesauribile e leggera di una “candela nel vento”!

“Mi piace essere uno spirito libero. A molti questo non piace, ma questo è ciò che sono”. Diana Frances Spencer

A cura di Giulia Asprino

IL MONDO DEL VINO RIPARTE DA MILANO, CONFERMATA LA WINE WEEK

Milano Wine Week è il primo evento di sistema in Italia dedicato al mondo del vino, capace di riunire e coinvolgere allo stesso tempo i principali interlocutori della filiera vitivinicola di tutto il mondo – opinion leader, produttori e organizzazioni, operatori e stampa – e il grande pubblico di wine lover. MWW rappresenta il terzo grande momento internazionale di promozione dell’eccellenza Made in Italy a Milano, affiancandosi alle settimane della Moda e del Design. Giunta alla quarta edizione, la manifestazione evolve in linea con i tempi e con la sua vocazione fortemente innovativa per offrire al mondo del vino opportunità non solo di promozione attraverso un palcoscenico internazionale, ma anche di incontro, confronto e formazione di ampio respiro e orizzonte, coinvolgendo i principali attori della somministrazione, della distribuzione, del mondo food e della ristorazione, per il rilancio forte e sinergico del settore vitivinicolo, dell’agroalimentare e dell’eccellenza Italiana.


#THECITY

Milano, capitale di riferimento internazionale, metropoli innovativa e interconnessa, offre opportunità di visibilità, di comunicazione e di networking uniche alle aziende e ai grandi marchi del vino e dell’eccellenza Made in Italy. La città rappresenta un grande hub per l’incontro delle persone e lo scambio di idee, offrendo un contesto altamente tecnologico e stimolante, spazi unici, e una capillare connessione logistica con il territorio circostante e l’estero.


UN GRANDE LABORATORIO PER IL MONDO DEL VINO


MWW è un grande appuntamento annuale che dedica al mondo del vino un ricco palinsesto di eventi, che si snodano, per 9 giorni, tra Milano e le metropoli dei principali mercati esteri d’esportazione vinicola.
Degustazioni, masterclass, Forum, meeting B2B e momenti di confronto e formazione dedicati ai professionisti di settore, affiancati da eventi di grande impatto ad alto contenuto esperienziale e formativo per coinvolgere il pubblico di appassionati: centinaia di location e luoghi della ristorazione, il cuore pulsante di Milano, offriranno al pubblico di visitatori l’opportunità di conoscere, degustare e accedere a nuove esperienze, tra il fisico e il digitale in tutta sicurezza.


#VINOECIBOVINO E CIBO FANNO SISTEMA A MILANO E NEL MONDO

Il rilancio dell’Italia sui mercati esteri post pandemia deve partire da uno sforzo sistemico che unisca il cibo e il vino nella promozione dell’eccellenza, per diffondere e incrementare il valore finale per l’intera filiera dell’agroalimentare e del made in Italy di qualità, oggi in forte difficoltà.

LA PRESTIGIOSA FIERA DEL TESSILE MODA RITORNA IN PRESENZA! CONFERMATATA LA PROSSIMA EDIZIONE DI “MILANO UNICA”

Dopo la grande conferma per la ripartenza del Salone del Mobile, torna Milano Unica, la fiera dedicata al tessile e agli accessori moda. Gli organizzatori hanno confermato in una nota che la 33esima edizione si terrà il 6 e 7 luglio 2021 nei padiglioni di Fiera Milano a Rho. 

A seguito della delibera del Governo Draghi per la riapertura delle Fiere, affidata al Ministro Massimo Garavaglia, che ne dichiara l’importanza fondamentale per la ripresa del sistema e di tutto l’indotto – si legge nel comunicato – abbiamo il piacere di confermare le date della 33^ edizione di Milano Unica martedì 6 e mercoledì 7 luglio 2021 a Fiera Milano Rho

La riapertura in presenza della 33^ edizione di Milano Unica rappresenta un segnale strategico forte e incoraggiante, prosegue la nota ufficiale. Come dimostrato nella scorsa edizione fisica, nel settembre 2020, anche in questa occasione, Milano Unica avrà cura di osservare e far rispettare ogni protocollo di sicurezza, a integrale tutela di tutti i suoi espositori e visitatori, per poter garantire un Salone che possa rivolgere uno sguardo costruttivo al futuro.

“Lo svolgimento della fiera in presenza è determinante per un settore come il nostro. È sicuramente un’iniezione di fiducia per il tessile, che rappresenta l’origine della filiera in una logica di sistema del Made in Italy, sancita dalle alleanze con Pitti Immagine Uomo, Pitti Immagine Filati e Camera Nazionale della Moda Italiana. Siamo consapevoli della difficoltà degli spostamenti internazionali, specie dalla Cina e dal resto dell’Asia, ma contiamo su un miglioramento dei flussi dal Nord Europa e auspichiamo che la campagna vaccinale possa rendere possibili i trasferimenti dagli Stati Uniti”, dichiara il Presidente di Milano Unica, Alessandro Barberis Canonico.

Rimane comunque on line la piattaforma di marketplace e-MilanoUnica Connect, come servizio costante a supporto delle attività di business e di relazioni internazionali.

“Stiamo lavorando per garantire un Salone in totale sicurezza e non abbiamo mai smesso di lavorare per offrire un servizio di elevata qualità e di utilità nei contenuti per i nostri espositori e visitatori.Un ringraziamento speciale va al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e ad Agenzia ICE, che da sempre, ogni stagione, contribuiscono a rendere possibile il nostro appuntamento e le nostre attività”

Conclude Massimo Mosiello, Direttore Generale di Milano Unica.

Milano Unica è la fiera di riferimento dei tessuti e degli accessori di alta gamma per l’abbigliamento Donna e Uomo. Concepita, organizzata e guidata da imprenditori, offre la migliore visibilità internazionale al mondo tessile in un contesto altamente qualificato in linea con la qualità dei prodotti. Progettata sulle esigenze del cliente, selettiva e curata nel dettaglio, Milano Unica vuole essere il punto di riferimento specializzato per i professionisti del mondo della Moda che sentono di appartenere a un ambiente altamente professionale, dallo stile italiano nell’accoglienza e nel gusto. Il luogo ideale in cui offrire il miglior prodotto sul mercato mondiale della moda di alta gamma, anticipando sempre di più i tempi. Da qui è nata la scelta coraggiosa di spostare la data da settembre a luglio: un anticipo che asseconda i costanti cambiamenti del mondo fashion e che di anno in anno si conferma come scelta vincente.

Milano Unica nasce nel settembre 2005 dalla fusione di cinque manifestazioni che hanno contribuito a fare grande il tessile italiano ed europeo nel mondo: Ideabiella, Ideacomo, Moda In, Shirt Avenue e Pratotrade. Con la fusione in un unico contesto – Milano Unica – restano oggi le identità di Ideabiella, Moda In e Shirt Avenue che continuano a svolgere il ruolo di rappresentanti dell’eccellenza tessile.

A cura di Giulia Asprino