Archivio Categoria: People

TENDENZE: È LAYLA COSMETICS A DOMINARE LA SCENA BEAUTY PER LA PRIMAVERA ESTATE 2021

Babila Spagnolo, imprenditrice rock, amministratore delegato dello storico brand del beauty Made in Italy, portavoce di innovazione e cambiamento grazie all’ultimissima linea di smalti by Fedez. Tutto e di più nell’intervista a cura di Giulia Asprino


Chi dice donna dice danno?! Sbagliato! Se oggi Layla Cosmetics, la più antica azienda italiana di smalti, ha raggiunto la vetta dell’Olimpo dei beauty brand più seguiti di sempre, per la proposta unghie, è merito di una Donna.

Entusiasmo, intraprendenza, determinazione, lungimiranza. Babila Spagnolo non ha bisogno di presentazioni. È tra le donne italiane che ha scelto di inseguire i propri sogni, di mettere in campo perseveranza e determinazione per raggiungere i propri obiettivi. Oggi Babila Spagnolo è alla guida dell’impero Layla Cosmetics, il nail polish brand diventato punto di riferimento non solo per le donne, ma anche per gli uomini, grazie alla nuovissima collezione (NooN ndr) firmata da Fedez. Mettetevi comodi, mentre date l’ultima limata alle vostre unghie. Giulia Asprino ha incontrato per noi di Pink Life Magazine, Babila Spagnolo e l’intervista è tutta da leggere!


Buongiorno Babila, voglio darti subito del Tu per sciogliere il ghiaccio. Da dove parte il tuo percorso? Da donna a donna, quanto hai dovuto lottare per arrivare a questo traguardo?
Buongiorno, ma certo! Il “tu” è confidenziale, amichevole ed amo usarlo sempre. Il mio percorso parte da una gavetta effettuata, sì, nell’azienda di famiglia ma tutt’altro che facilitata. Da quando ero poco più che maggiorenne fino a pochi anni fa, ho praticamente ricoperto tutti i ruoli. Quel che sono oggi lo devo a quanto fatto nella mia vita, essere stata impiegata in produzione o nel commerciale estero, ad esempio, sono state attività fondamentali per imparare a sopportare e gestire tutto. Il mio ruolo attuale solitamente è ricoperto da una figura maschile ed ho lottato tanto per sentirmi in grado di meritarlo più che per raggiungerlo ma, come dimostrato da mia madre prima di me, niente è precluso quando viene perseguito con passione, determinazione e dedizione. Ciò premesso, ovviamente non si finisce mai di lottare soprattutto se si vive di continui stimoli ed obiettivi.

D: Raccontaci un po’ di Layla. Cosa rappresenta per te questo brand?
R: Layla è la mia vita, è la storia della mia famiglia ma è anche la storia dello smalto in Italia e di un neonato makeup che promette benissimo. Layla è la casa di tutti coloro che lavorano con me a questo sogno e l’amore che mi spinge a fare sempre meglio. Anche quando mi sento stremata, mi basta vedere il “loghino” Layla per sentire
immediatamente nuova linfa dentro di me!

D: NooN è la neonata in casa Layla. Una nuovissima collezione di smalti del tutto innovativa che stravolge il concetto di manicure femminile. Senti di aver contribuito anche tu in questo modo alla lotta contro le differenze di genere?

R: Quando abbiamo pensato a Noon, a nessuno del team è venuto in mente che potesse rappresentare la risposta alle differenze di genere, per noi lo smalto è genderless. Il problema è vissuto da chi lo percepisce come tale ed a quanto pare nel 2021 lo smalto sulle unghie di un uomo desta ancora scetticismo e perplessità. Da questo punto di vista sento effettivamente di aver contribuito in maniera importante alla libertà di espressione, un po’ mi meraviglia ma me sono felice.


Ti potrebbe interessare anche: MANICURE PER LUI?! CI PENSA FEDEZ PER LAYLA COSMETICS


D: Cosa ti ha regalato dal punto di vista umano la collaborazione con Fedez?

R: Domanda difficilissima alla quale rispondere… mi ha regalato talmente tanto! Posso dire semplicemente che a tutt’oggi continua ad emozionarmi?!

D: Si nota e si percepisce tantissimo! E ora parliamo un po’ delle tendenze di quest’estate. Nella nuova collezione di smalti summer edition spicca il colore, come marchio di fabbrica del brand, devo dire che i più particolari sono quelli “ceramic effect”. A cosa si ispirano? E a cosa devono questo nome? Puoi svelarci qualche piccola anticipazione sulle prossime tendenze?

R: Lo smalto classico rappresenta da sempre il nostro cavallo di battaglia ed i ceramic effect sono sicuramente il nostro fiore all’occhiello. Come suggerito già dal nome, ricreano sull’unghia l’effetto extra lucido, resistente, liscio e colorato tipico della ceramica. Per quanto riguarda la prossima tendenza, senza dubbio i colori accesi ed in particolar modo i fluo … non a caso direi! Non posso fornire anticipazioni sulla produzione Layla ma vi assicuro che ne vedrete delle belle.

D: E non vediamo l’ora! Prima di salutarci. Qual è l’abito che ti rappresenta di più? E perché?

R: Gonne lunghe e larghe, scarpe basse e giacche di pelle. Babila è così … casual e comoda ma sempre femminile.


LADY DIANA, LA PRIMA VERA INFLUENCER DEL XX SECOLO. TUTTI GLI OUTFIT CHE HANNO FATTO STORIA

Dalla fiaba alla Leggenda. E’ lei, l’irrequieta Lady D. L’icona che convoglia e condensa quel sentimento vago, ma non per questo meno potente, che nelle società contemporanee vibra per una non meglio precisata “monarchia democratica”: una sintesi problematica di distanza fiabesca e di vicinanza mimetica, la voglia propriamente “monarchica” di ammirare chi è assiso in un empireo inaccessibile e insieme lo struggente desiderio “democratico” di sentire chi si situa alla sommità della scala sociale e morale come qualcuno “come noi”, percorso dalle stesse angosce, commosso dalle medesime passioni. La principessa che ha “sofferto”, che si è ribellata, diventa un mix particolarissimo di divismo e di presenza carismatica, che con la sua morte annuncia il declino del XX secolo e l’ingresso di quella dimensione inquietante chiamata terzo millennio. Non abbiamo bisogno di un anniversario per ricordare tutti i look della Principessa del Popolo (come la definì Tony Blair), noi di @pinklifemagazine vogliamo farlo oggi. In un editoriale tutto da leggere. E no! Meghan Markle e Kate Middleton non sono le degne eredi di Lady D. 

Lady Diana era cool. Non ci sono altri aggettivi e lo era in modo naturale. La sua capacità di parlare a tutti annullando ogni distanza e la sua classe innata l’hanno resa la prima grande comunicatrice globale: la prima grande vera influencer! Il suo stile, creato grazie anche all’aiuto di designer e stylist, è diventato iconico e tutto ciò che indossava diventava un must have. Riguardando le foto delle sue uscite mondane o quelle dei momenti ufficiali è impossibile non notare che alcuni suoi capi sembrano usciti dalle passerelle di oggi, come se le tendenze moda da lei indossate siano ancora di ispirazione odierna. Gli outfit di Lady Diana hanno lanciato tantissime tendenze. Quelle che in gergo si chiamano fashion trend. Dal tipo di occhiali da sole, alle puffy sleeves, i pois e le sneaker chunky. Tendenze che sembrano tornare prepotentemente nelle più recenti passerelle. Una vera influencer ante litteram, un’icona di stile a cui tantissime ragazze si ispirano oggi senza neanche saperlo! Vediamo insieme quali.


Puff Sleeves, 1983. Lady Diana indossa un top dalle maniche a sbuffo per presenziare a una partita di polo a Cirencester. La Principessa abbina alla sua camicia puff sleeves un paio di semplici jeans bianchi: proprio come faremmo noi oggi.


I pois. O polka dots, chicchissimi! La pioniera è stata Lady Diana, che negli anni Ottanta ha sdoganato questa stampa rètro e non ha mai smesso di proporla. La principessa spaziava, infatti, da pois micro e bianchi su sfondo rosa bubblegum, a maxi sull’eleganza del black&white.


L’outfit di Lady Diana per il tempo libero/allenamento era così composto: macro felpaciclisticalzettoni e dad sneakers. Chi avrebbe mai pensato che persino Lady D potesse aver perso la testa per le ugly sneakers più brutte ma più cool in assoluto, ancora oggi? Ma attenzione al colpo di grazia: Diana non portava borse in tessuto tecnico, né tantomeno zainetti, metteva tutto il necessaire in borse griffatissime: Hermès o Gucci, per dirne due a caso.


26 giugno 1994: una data epocale nella storia della moda. Quel giorno, con l’outfit di Lady Diana, è nato il «revenge dress». La principessa si è recata ad un garden party alla Serpentine Gallery di Londra, con questo iconico abito, nel giorno stesso in cui il principe Carlo aveva ammesso in diretta mondiale di esserle stato infedele. Lungi dal murarsi in casa con vaschetta di gelato, pacchi di kleenex formato famiglia e brani strazianti da ascoltare in loop. Diana consegnava ai posteri l’abito più leggendario di sempre, ribattezzato da subito «revenge dress»l’abito della vendetta! Sarà lui, quel vestito nero, cortissimo e con generoso scollo bardot (della designer greca Christina Stambolian) a occupare i titoli di tutti i giornali. Con quell’outfit bollente Lady Diana ha comunicato al mondo che la principessa del Galles, con le sue mise elegantemente regali e sofisticate, non esisteva più. Quel 26 giugno Diana Spencer si auto incoronava regina di moda e prendeva tra le mani lo scettro di icona di stile, sexy e libera come non mai. QUEEN!


“Travolta Dress” È il 9 novembre 1985. Lady Diana è volata negli Stati Uniti per partecipare a un gala organizzato dalla Casa Bianca. All’esclusiva serata prende parte anche un giovane attore divenuto famoso qualche anno prima con La Febbre del sabato sera e GreaseJohn Travolta. Nancy Reagan (la frist lady di allora), suggerisce alla star di invitare a ballare la Principessa. Così lui le prende la mano e la conduce al centro della sala. Un gesto immortalato dai fotografi che è divenuto iconico. E con questo anche il sofisticato abito di Lady D soprannominato appunto il “Travolta Dress”Una creazione a sirena di velluto blu con drappeggi e scollatura omerale firmato Victor Edelstein.


WEDDING DRESS, l’abito da sposa di Lady Diana Spencer per le nozze con il principe Carlo (29 luglio 1981) è uno dei più famosi del mondo e uno de più divisivi: molti lo considerano un grande classico, altri lo giudicano, per via di alcuni dettagli, “esagerato”. Comunque era notevole: in taffetà di pura seta color avorio, adornato da autentici pizzi antichi e con uno strascico di 7,62 metri. Fu disegnato dalla giovane coppia di stilisti David ed Elizabeth Emanuel, che lo descrissero come «un abito destinato a passare alla storia, ma creato secondo il gusto di Diana che lo voleva scenografico e drammatico»


Lady D è riuscita prima di tutti a fare quello che i social media faranno dieci anni dopo la sua morte. È riuscita cioè ad accorciare le distanze tra i personaggi pubblici e noi persone comuni, parlare a tutti come se lo si stesse facendo uno ad uno. Se Diana fosse ancora qui, il suo profilo su INSTANGRAM spopolerebbe, vi rendete conto? Si sarebbe fatta beffe, in quanto a follower, di tanti nomi eccellenti in voga, perchè lei era il suo mezzo. Il suo linguaggio, troppo moderno per quel tempo e quasi troppo contemporaneo, oggi diventa rivoluzionario! Non sapremo mai quali grandi cose avrebbe potuto fare oggi quella maestra d’asilo troppo timida, ma Lady D resterà per sempre la luce inesauribile e leggera di una “candela nel vento”!

“Mi piace essere uno spirito libero. A molti questo non piace, ma questo è ciò che sono”. Diana Frances Spencer

A cura di Giulia Asprino

CONFERMATO IL SALONE DEL MOBILE, MILAN L’E’ SEMPER ON GRAN MILAN!!

Milano. Dal 5 al 10 settembre 2021. Il Salone del Mobile si farà. Beppe Sala (sindaco di Milano) ha sdoganato la notizia con un post condiviso immediatamente sui social per dare un segno concreto di speranza “Il Salone del Mobile 2021 si farà ed è una bella notizia per Milano e l’Italia.” Ha scritto.

Il Salone del Mobile è uno degli eventi fieristici più importanti e mondani che si tengono a Milano. Dopo giorni di incertezze e anche polemiche è arrivato il via libera. “Milano senza il Salone del Mobile sarebbe come New York senza la Maratona” avevano sintetizzato gli albergatori milanesi di Confesercenti. Non tenere l’edizione 2021 del Salone del Mobile, pur nella consapevolezza che sarà una edizione dimessa e ridotta, senza pubblico straniero, sarebbe stato un nuovo duro colpo per Milano, già acciaccata dall’emergenza sanitaria globale.

La manifestazione si terrà alla FieraMilano di Rho si tratterà di “un’edizione innovativa, iconica, unica” annuncia una nota del Salone spiegando che l’edizione n° 59 “sarà con una veste inedita, attenta a valorizzare le novità, le tecnologie e i progetti delle aziende. A riprendere “il filo” di un discorso interrotto in presenza, ma non per relazione, contatto con mercato, professionisti, clienti o semplici appassionati.”

“Al termine di un costruttivo dibattito interno, di un intenso lavoro progettuale a cui ci siamo dedicati in queste settimane conclusosi con la totale condivisione e un voto unanime – in cui sono stati analizzati i punti di forza della Manifestazione, i valori storici e simbolici, quelli attuali e prospettici, la coerenza con il programma di rilancio dell’economia del Paese sotto la guida del nuovo Esecutivo, la rilevante condivisione della collettività, le aspettative sia di un pubblico professionale sia di quello generalista in Italia e nel mondo – i vertici del Salone del Mobile.Milano hanno definito i passaggi che nei prossimi giorni determineranno il percorso che porterà all’organizzazione dell’edizione di settembre. Il progetto dell’evento 2021 – che è stato primariamente annunciato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e successivamente a tutte le istituzioni nazionali coinvolte e a quelle del territorio, nonché condiviso con il partner storico Fiera Milano – sarà affidato e coordinato da un curatore di fama internazionale e punterà a rafforzare legame, relazioni e azioni concrete con il tessuto economico e sociale che riconosce centralità e rilevanza al Salone del Mobile.Milano.” spiega la nota.


“Il Salone, aperto a tutte le aziende espositrici internazionali e italiane, si terrà a FieraMilano Rho e vedrà mostre e percorsi tematici integrati con prodotti e le novità degli ultimi 18 mesi: questi dialogheranno con la nuova, inedita piattaforma digitale che sarà presentata a breve. Con attenzione e rispetto delle direttive e delle ordinanze di prevenzione e sicurezza previste per lo svolgimento di eventi fieristici.”

Riteniamo che l’appuntamento del 5 settembre prossimo, sviluppi un potenziale di adesioni rilevante e una rappresentatività globale di prodotti, eccellenze e innovazioni del settore. Intorno alla cinquantanovesima edizione del Salone del Mobile.Milano – grazie al fattuale contributo di un territorio storicamente produttivo, fortemente dinamico e proattivo – si potranno sviluppare quelle iniziative e quegli eventi che in termini di clima e ambiente ne fanno un “unicum mondiale”.

“Sono fiducioso che grazie al supporto ricevuto dalle istituzioni, in primis dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e dalla Presidenza del Consiglio, così come dagli altri Ministeri coinvolti e partecipi”– sottolinea Gianfranco Marinelli, Presidente di FLA Eventi SpA – “e alla volontà delle aziende di dare un contributo alla riuscita della manifestazione, saremo in grado di dare vita a un Salone innovativo e attrattivo sul piano internazionale e di qualità. Siamo consapevoli che il successo di una manifestazione come il Salone del Mobile.Milano sarà confermato dal fatto che i cittadini comprenderanno e apprezzeranno, ancora una volta, l’apporto che è in grado di dare al Paese in termini di crescita, immagine e credibilità. Sono orgoglioso di affermare che anche questa volta daremo il nostro contributo”.

Su danni di un non Salone la Borsa ha fatto i conti in tasca a Fiera Milano. In caso di cancellazione dell’edizione 2021 la guidance di margine operativo tra 35-45 milioni sarebbe stata da ribassare. Secondo Equita il Salone del Mobile pesa infatti per circa il 20% dei metri quadri affittati attesi nel 2021 e circa 30 milioni a livello di fatturato.

Nel 2018 ATM che gestisce il tpl della città, nel periodo concomitante, aveva registrato circa 8 milioni di ingressi nelle metro, complice anche il fatto che, contemporaneamente alla fiera localizzata fuori città, a Rho, nel capoluogo si tenevano invece gli incontri, le installazioni e le manifestazioni culturali e artistiche del Fuorisalone.

Nell’edizione 2017 gli albergatori hanno goduto di un giro d’affari di circa 38 milioni di euro coinvolgendo in tutto 23 mila imprese e 150 mila addetti. Per il 90% l’indotto è stato generato da clientela straniera. È quanto emerge dai report sul Salone del Mobile 2017 realizzati dall’ufficio marketing territoriale, cultura e turismo della Camera di commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi su dati RES STR Global.

Impossibile calcolarne l’indotto complessivo, fatto anche di aperitivi, stanze affittate, cene e street food: si parla di cifre che si aggirano tra i 270 e i 350 milioni di euro. La perdita per tutta la città e per l’intero Paese sarebbe stata molto più alta e difficile da quantificare.

A cura di Giulia Asprino

Biden: ecco perchè il mondo può cambiare

Di fronte ad un Campidoglio minacciato solo pochi giorni fa dall’insurrezione suprematista, Joe Biden ha rivolto il suo primo discorso alla nazione da Presidente ricordando le sfide urgenti e drammatica che l’America ha di fronte a sè. Poi ha firmato 15 ordini esecutivi per dare corpo e sostanza a quanto dichiarato, cancellando alcune delle più pesanti storture della stagione trumpiana: rientro degli Usa negli Accordi di Parigi sul clima e svolta verde con la fine delle esplorazioni di gas nell’Artico; rientro nell’Organizzazione Mondiale della Sanità e fine del negazionismo sul Covid con obbligo dell’uso della mascherina in tutte le strutture pubbliche; fine del divieto di ingresso nel paese da diversi paesi islamici; stop alla costruzione del muro con il Messico; un pacchetto di misure per tutelare i diritti dei migranti; moratoria sui pagamenti dei debiti studenteschi e sugli sfratti.

Poi l’America e il resto del mondo: “we will repair our alliances and engage with the world once again”… in altre parole: l’America è nuovamente pronta a ricucire e rafforzare le proprie alleanze storiche e ad essere nuovamente una forza trainante. Quindi “America is back”: gli Stati Uniti sono tornati, con la loro forza e la loro credibilità per essere ancora leader delle nuove sfide globali.
Buone notizie dunque per l’Europa e per il rilancio dell’alleanza fra le due sponde dell’Oceano Atlantico a partire da una conferma della centralità della Nato ed anche un segnale forte a chi la democrazia la calpesta: da Mosca a Hong Kong, da Minsk a Pechino. Promozione della democrazie e tutela dei diritti umani minacciati saranno nuovamente una priorità dell’amministrazione statunitense e il progetto del Presidente Biden di convocare entro il primo anno del suo mandato un “Summit delle Democrazie” definirà le priorità di un ampio sistema di alleanze fra paesi democratici per contenere le autocrazie che minacciano stabilità e sicurezza. globale.

All’interno di questa cornice muteranno in modo significativo i rapporti fra Usa e Russia. Dopo solo due ore dall’arresto del leader dell’opposizione Alexey Navalny al suo rientro a Mosca, Jake Sullivan, il nuovo National Security Advisor statunitense, ha condannato con forza l’arresto arbitrario di Navalny chiedendone “l’immediato rilascio, sottolineando “l’inaccettabile violazione dei diritti umani” e rinnovando la richiesta che i “responsabili del tentato omicidio al leader dell’opposizione venissero individuati e processati”. Pochi giorni fa, il 18 gennaio, il nuovo segretario di Stato Anthony Blinken in occasione dell’audizione alla Commissione Affari Esteri del Senato ha confermato la nuova linea dell’Amministrazione :“è straordinario quanto Vladimir Putin sembri spaventato da un solo uomo, Alexey Navalny, una voce che deve poter essere udita liberamente da milioni di russi”.

L’attenzione sul caso Navalny è dunque un primo chiaro indicatore di come il tema dei diritti sarà in cima all’agenda della prossima amministrazione e della rinnovata attenzione sulla Russia dell’amministrazione Biden.

E il caso Navalny non investe soltanto la sfera dei diritti umani, ma anche quella della sicurezza nazionale: il gas utilizzato per tentare di uccidere i leader dell’opposizione russa è il “novichok”, un agente nervino pronto nei laboratori militari fin dai tempi dell’Unione Sovietica ed oggi proibito dalla Convenzione Internazionale sulle Armi Chimiche, di cui anche la Russia è firmataria.

Molti degli uomini da poco nominati in posizione strategica da Biden hanno, poi, grande esperienza sui dossier russi: si tratta del nuovo Direttore della CIA, Williams Burns, già Ambasciatore a Mosca, ma soprattutto di Victoria Nuland, da oggi sottosegretario al Dipartimento di Stato per gli Affari Politici, che coordinò le politiche dell’Amministrazione Obama durante la rivolta di “EuroMaidan” a Kiev, suscitando le ire del Cremlino. Accanto alla promozione di una politica estera molto più assertiva sulla tutela dei diritti umani minacciati fra Mosca e Vladivostok, l’amministrazione Biden si focalizzerà su almeno altri quattro dossier che vedono la Russia come protagonista: la difesa e la lotta ai “cyber attack”, il dialogo sugli armamenti convenzionali e non; l’Ucraina e la Bielorussia.

L’attacco hacker di dicembre a molti siti governativi statunitensi, sarà oggetto di una revisione attenta e di un’indagine a tutto campo per individuare i responsabili ed aumentare la sicurezza da futuri attacchi cyber. Molti indizi portano a Mosca e le dimensioni dell’attacco e la complessità delle modalità operative rendono quasi certo che il coordinamento delle operazioni provenga da una struttura statuale e militare. Joe Biden ha poi tutto l’interesse a segnare una svolta rispetto alle troppe “opacità” dell’amministrazione Trump nei confronti della Russia, confermate anche negli ultimi giorni del suo mandato, quando derubricò gli attacchi “cyber”come una “fantasia dei media” o come una “responsabilità della Cina”.

Un altro banco di prova sarà la possibile estensione del Trattato START, il principale strumento di controllo degli armamenti fra Usa e Russia, che scade agli inizi del prossimo febbraio e che l’amministrazione Biden vorrebbe prorogare per almeno altri 5 anni. “La Russia è a favore del mantenimento del trattato New Start e dell’estensione di questo trattato per guadagnare tempo per ulteriori colloqui” è il commento del Cremlino.

Poi sarà la vostra dei dossier sulla Bielorussia e sull’Ucraina. Joe Biden accoglierà alla Casa Bianca Svetlana Tsikhanouskaya, candidata vincente delle elezioni in Bielorussia e costretta alla fuga ed all’esilio dal golpe del satrapo Lukashenko con la complicità di Mosca. L’amministrazione Usa sosterrà apertamente la leader dell’opposizione democratica ed è orientata anche a implementare sanzioni più dure nei confronti del regime, inclusa l’applicazione del “Magnitsly Act” su molti dirigenti politici e militari. Le migliaia di cittadini bielorussi, nonostante la durissima repressione, continuano ogni domenica a sfidare il regime, troveranno nella nuova amministrazione un interlocutore importante e solido.

Infine, sull’Ucraina, dobbiamo attenderci dalla nuova amministrazione Biden una politica estera molto più assertiva, con un “upgrade” delle relazioni politiche e militari, insieme ad una forte offensiva diplomatica per mettere fine al conflitto del Dombass che si protrae oramai da 8 anni, con le milizie armate sostenute da Mosca che occupano la parte Est del paese. Il nuovo Segretario di Stato Anthony Blinken, che nel 2014 coordinò come n.2 del Dipartimento di Stato le sanzioni contro la Russia dopo l’invasione della Crimea, farà dell’integrazione euro-atlantica dell’Ucraina una delle priorità della nuova amministrazione.

Fonte: huffingtonpost.it

USA: Biden nuovo presidente

Joe Biden ha giurato come 46/mo presidente degli Stati Uniti davanti al presidente della Corte suprema John Roberts, su una vecchia bibbia di famiglia (127 anni) tenuta dalla moglie Jill. “Giuro solennemente di adempiere con fedeltà all’ufficio di presidente degli Stati Uniti e di preservare, proteggere e difendere la Costituzione al meglio delle mie capacità.

Che Dio mi aiuti”, ha detto Biden pronunciando la formula di rito e diventando a 78 anni il presidente Usa più anziano ad entrare in carica, il primo del Delaware e il secondo cattolico dopo John F. Kennedy.

Kamala Harris ha giurato ed è diventata la prima vicepresidente donna, di origini afroamericane e indiane, della storia americana. Harris ha giurato nelle mani del giudice della Corte Suprema Sonia Sotomayor e su due bibbie: una di Regina Shelton, ritenuta da Kamala e da sua sorella Maya una ‘seconda madre’; l’altra dell’icona dei diritti civili Thurgood Marshall.

Fonte Ansa

Milano, zona rossa e crisi economica mai vista

Milano come tutta la Lombardia è tornata ad essere zona rossa e da sabato mattina la maggior parte dei negozi hanno riabbassato le serrande. Il centro della città questa mattina appariva pressoché deserto, pochissime le persone a passeggio in corso Vittorio Emanuele, la via dello shopping che costeggia il Duomo.

Solo venerdì le persone si erano messe in coda fuori dai negozi per le ultime compere prima della chiusura e oggi la via pedonale è frequentata quasi solo da runner e qualche persona a passeggio che non rinuncia al caffè da asporto, complice anche la bella giornata. Deserta anche la Galleria Vittorio Emanuele II, il salotto della città, dove sono rimaste aperte solo le librerie.
Renza e Federico, una coppia milanese, non ha rinunciato anche nel primo giorno di zona rossa a fare una passeggiata in centro.
"Siamo andati in libreria perché è aperta e ci siamo bevuti un caffè - hanno spiegato -. Questa nuova zona rossa la viviamo malissimo, è chiaramente una questione politica perché gli indici della Lombardia sono migliorati".




Fonte Ansa

Biden per gli USA: 100 milioni di vaccinati in 100 giorni

Tutto pronto per il piano Biden. A scriverlo è il quotidiano “La Repubblica”.

100 milioni di vaccinati in 100 giorni ? Ci riuscirà il neo-eletto presidente degli USA ?

Attenzione speciale per afroamericani, latinos e nativi colpiti dal virus.

Biden scaglia la prima mossa da presidente USA, Trump è già un ricordo ?

Da domani nuovo DPCM: Lombardia zona rossa e la Campania ?

Quasi tutta Italia in zona arancione e il divieto di spostarsi tra le regioni fino al 15 febbraio. La Lombardia invece dovrebbe entrare in zona rossa. A confermarlo è stato il presidente della Regione Attilio Fontana.

“Ho appena parlato con il ministro Speranza – ha detto -, è una punizione che la Lombardia non si merita. Mi ha detto che farà fare ancora dei controlli”.

Entrerà in vigore nelle prossime ore la nuova stretta per evitare che anche l’Italia finisca nella stessa situazione di Gran Bretagna e Germania, costringendo il governo all’ unica soluzione possibile in quel caso: un nuovo lockdown nazionale.

    Le ultime modifiche al Dpcm valido dal 16 gennaio sono state illustrate dall’esecutivo nella riunione con le Regioni, i Comuni e le province, precedute da una premessa del ministro della Salute Roberto Speranza: “la situazione non può essere sottovalutata, lavoriamo insieme tempestivamente ad anticipare le restrizioni per evitare una nuova, forte ondata” del virus.

    Nessun passo indietro, dunque, con il rinnovo di tutte le misure già in vigore a partire dal coprifuoco dalle 22 alle 5, le scuole superiori in didattica a distanza al 50% da lunedì e l’inasprimento delle soglie per accedere alle zone con restrizioni, introdotte con il decreto approvato mercoledì: con Rt 1 o con un livello di rischio ‘alto’ o, ancora, con un’incidenza di 50 casi ogni 100mila abitanti e un rischio moderato, si va in arancione, con Rt a 1,25 in rosso.

    Anche perché gli esperti già conoscono i dati che la cabina di regia analizzerà nelle prossime ore: tutti gli indicatori sono peggiorati nella settimana che si sta per concludere. E in base all’ultimo monitoraggio, con le modifiche introdotte dal decreto, solo 6 regioni rimarrebbero gialle: Abruzzo, Basilicata, Campania, Sardegna, Toscana e Valle d’Aosta. Tutte le altre rischiano l’arancione, con la Lombardia e la Sicilia molto probabilmente in zona rossa. Se però a mandare in rosso la Lombardia sono i numeri, a far scattare le restrizioni più dure in Sicilia è la richiesta del presidente Nello Musumeci, che sarà accolta da Speranza.

    Qualche modifica rispetto alle bozze il governo però l’ha fatta. Il divieto di spostamento tra le regioni, comprese quelle gialle, sarà in vigore fino al 15 febbraio e non più al 5 marzo.

    Fino a quella data sarà invece valida la regola che consente una sola volta al giorno ad un massimo di due persone (oltre ai minori di 14 anni conviventi) di andare a trovare parenti o amici nella regione, se questa è in zona gialla, o nel comune se è in zona arancione o rossa. E sempre fino al 5 marzo sarà possibile spostarsi nelle regioni arancioni dai comuni con una popolazione non superiore ai 5mila abitanti, per una distanza non superiore ai 30 km e mai verso i capoluoghi di provincia.

    Il governo ha poi confermato il divieto della vendita da asporto per i bar dalle 18. Provvedimento fortemente criticato dalle Regioni: “non porta vantaggi significativi sul piano della prevenzione e al contrario rischia di rappresentare un ulteriore fattore negativo di tensione sociale ed economica sui territori” ha detto il presidente della Conferenza Stato Regioni Stefano Bonaccini a nome di tutti i governatori. Durante la riunione era stato il ministro per gli Affari Regionali Francesco Boccia a rispondere sottolineando che l’esecutivo avrebbe mantenuto la norma per evitare casi di movida, ma palazzo Chigi e il Mise si sarebbero messi al lavoro per “limitare al massimo i divieti” alle sole bevande e alcolici. Nella bozza entrata in Cdm, però, di modifiche non c’è traccia. Sempre Boccia ha garantito, nonostante la crisi di governo, “massima priorità” per i ristori a tutte le attività costrette a fermarsi. Tra queste c’è lo sci: gli impianti non riapriranno almeno fino al 15 febbraio, nonostante alcuni presidenti chiedano che almeno nelle zone gialle sia consentita l’attività ai soli residenti.
    Chiuse anche palestre e piscine – anche se si continua a lavorare per consentire la ripresa almeno agli sport individuali nelle zone gialle – così come cinema e teatri. Tornano invece le crociere ed è confermata l’apertura dei musei, ma solo nelle regioni gialle e solo nei giorni feriali. “E’ un servizio ai residenti – ha sottolineato il ministro Dario Franceschini – è un primo passo, un segnale di riapertura” per il futuro. Non l’unico. Con il decreto viene infatti introdotta la ‘zona bianca’, in cui le uniche restrizioni sono il distanziamento e l’uso della mascherina. Ma i parametri per entrarci – 3 settimane consecutive di incidenza di 50 casi ogni 100mila abitanti e un rischio basso – fanno sì che ci vorranno mesi prima che una regione possa trovarcisi. 

Fonte Ansa

Crisi di governo: Conte trema, ma Renzi riceve solo critiche

Finisce il governo Conte bis. Non basta l’apertura di Giuseppe Conte a un “patto di legislatura”: Matteo Renzi annuncia le dimissioni delle ministre di Italia viva dal governo. Si apre una crisi di governo, che deve essere ancora ufficialmente formalizzata, dagli sbocchi ignoti.

E si apre in modo inatteso, quando sembravano esserci tutte le condizioni per siglare la pace. A sera, aprendo il Consiglio dei ministri, il premier annuncia di aver informato il Quirinale e accettato il passo indietro di Teresa Bellanova ed Elena Bonetti. Le parole sono come pietre. Parla di “grave responsabilità” e “notevole danno al Paese” prodotto da un gesto che non può essere sminuito. Afferma di aver cercato “fino all’ultimo momento utile” il dialogo, ma il terreno è stato “disseminato di mine”.

“La maggioranza c’è quando sostiene un progetto di governo. Abbiamo ritenuto di uscire e di dare le dimissioni in modo inedito, perché pochi lasciano le poltrone, per ricostruire un progetto di governo per il Paese che sia utile e realizzabile“, ha detto la ministra dimissionaria per le Pari opportunità e la Famiglia Elena Bonetti a Radio 24. “Le mie dimissioni sono lo spazio perchè questo tavolo per riprogettare il Paese, sempre rimandato, finalmente si apra. Non si può più rimandare, proprio perchè siamo in crisi bisogna agire, il tema non è Conte ma la risposta politica”. “Per noi l’utilizzo del Mes è dirimente per il Paese – ha spiegato – ed è dirimente per restare in maggioranza che ci siano le condizioni politiche sulla base delle quali l’utilizzo del Mes viene almeno discusso”.

“Quest’aula non è e non può essere indifferente a quanto sta succedendo”, ha detto il presidente della Camera Roberto Fico che, accogliendo la richiesta unanime di maggioranza ed opposizione, sospende i lavori dell’aula di Montecitorio ed annuncia la convocazione della conferenza dei capigruppo “per un percorso ordinato è responsabile”. Il presidente della Camera ha detto che contatterà il presidente del Consiglio Giuseppe Conte per riferirgli della richiesta avanzata dai gruppi parlamentari di venire a riferire in aula sulla situazione determinata dalle dimissioni dei ministri di Italia viva.

– La conferenza dei capigruppo della Camera e del Senato. Convocate in mattinata sono poi state rinviate in attesa di acquisire da Palazzo Chigi il documento formale con le dimissioni dal governo da parte dei ministri di Italia Viva. Lo slittamento, hanno spiegato a Montecitorio, serve “per definire le modalità della parlamentarizzazione della situazione”. In ogni caso, è stato ribadito che l’esame della relazione sullo scostamento dal pareggio di bilancio si terrà comunque il prossimo 20 gennaio, trattandosi di un adempimento dovuto.

– I commenti. I cosiddetti responsabili non ci sono, la maggioranza dopo lo strappo con Renzi non esiste più, quindi è reale il rischio di elezioni a giugno è l’analisi che in queste ore stanno facendo fonti qualificate del Pd dove si registra grande preoccupazione. Il Pd, spiegano le stesse fonti, non può andare dietro a rumors su sostegni alla maggioranza che al momento non si palesano. D’altro canto anche ricucire con Iv sembra una chimera perchè il M5S ha chiarito che con Matteo Renzi non ci parla più. Quindi senza volerlo, è l’analisi del Pd, la situazione sta rotolando verso le elezioni anticipate a giugno.

“Il Movimento deve solo mantenere la linea delle ultime 48 ore – ha scritto in un post su Fb l’esponente M5s Alessandro Di Battista – Renzi ha squittito per far fuori Conte e basta? Benissimo, Conte resta al suo posto. Renzi ha lasciato il governo? Benissimo, non ci entrerà mai più. Senza Se e senza Ma. Intanto queste sono le due condizioni che la forza politica che ha preso più voti nel 2018 (con una legge elettorale, lo ricordo, fatta ad hoc contro il M5S) mette sul piatto. E siamo compatti. Finalmente”. 

Ma intanto la ppolemica non si placa. Il vicesegretario del Pd Andrea Orlando continua ad attaccare Italia Viva definendola responsabile per quanto accaduto: “Con una crisi economica galoppante Iv si è assunta la responsabilità di provocare la crisi che getta il paese nell’incertezza e nella confusione. Avevamo detto che si sarebbe creata una situazione di confusione e un salto nel buio. I nostri appello non ascoltati e purtroppo questo è avvenuto”. E questo mentre i renziani non smettono di puntare il dito contro Conte. “C’è una crisi, due ministre si sono dimesse e il premier non vuole andare oggi al Colle e non vuole venire in Senato. C’è ancora una Costituzione in questo Paese o un DPCM l’ha cancellata? “, ironizza su Twitter il capogruppo Davide Faraone .

E intanto Luigi Di Maio lancia un appello ai ‘costruttori’ su Fb: “Il mio appello si rivolge dunque a tutti i costruttori europei che, come questo Governo, in Parlamento nutrono la volontà di dare all’Italia la sua opportunità di ripresa e di riscatto. Insieme, possiamo mantenere la via. Guardiamoci intorno e troveremo un Paese che chiede di essere ascoltato. Non possiamo permetterci di ignorarlo”.

Fonte Ansa

Assalto a Capitol Hill, ma gli USA sono di Biden

Il Congresso ha proclamato Joe Biden e Kamala Harris presidente e vicepresidente degli Stati Uniti al termine della seduta del Congresso a camere riunite per certificare i voti del collegio elettorale, vinto dal ticket dem con 306 voti contro i 232 di quello repubblicano.

Il parlamento ha respinto alcune contestazioni avanzate da esponenti repubblicani dopo che la seduta era stata interrotta per l’assalto dei manifestanti pro Trump a Capitol Hill.

Biden e Harris giureranno il 20 gennaio.

Anche se sono totalmente in disaccordo con il risultato delle elezioni ci sara’ una transizione ordinata verso il 20 gennaio“, giorno del giuramento e dell’insediamento di Joe Biden alla Casa Bianca: lo afferma Donald Trump in una dichiarazione diffusa dalla Casa Bianca. “E’ la fine del piu’ grande mandato presidenziale della storia, ma e’ solo l’inizio della nostra lotta per fare l’America di nuovo grande”, aggiunge. “Ho sempre detto che continueremo la nostra lotta per assicurare che solo i voti legali contino”, aggiunge Trump.

Si aggrava intanto il bilancio delle vittime in seguito agli scontri avvenuti ieri durante l’assalto al Congresso americano da parte dei sostenitori di Donald Trump. Oltre alla donna uccisa da colpi d’arma da fuoco esplosi da un agente del Campidoglio, altre tre persone sono morte per emergenze e complicazioni mediche. Sono stati colpi di arma da fuoco sparati dalla polizia a uccidere Ashli Babbit durante le proteste. Lo ha riferito il capo della polizia di Washington, sottolineando che un’inchiesta è stata aperta sull’evento. La donna è stata colpita da un agente in uniforme della polizia del Campidoglio con la sua arma di servizio.

Sono 13 i feriti e 52 le persone arrestate, molte per violazione del coprifuoco. Il vice consigliere per la sicurezza nazionale, Matt Pottinger, si è dimesso in seguito all’assalto al Congresso da parte dei fan di Donald Trump. Lo riferisce la Cnn.

Fonte Ansa