MILANO FASHION WEEK 22/23 – L’OPULENZA NELLO SPAZIO DI MOSCHINO

Di Giulia Asprino

Uno spazio opulento. Una grande dimora. Una camera elegante. O, per lo meno, una visione al telescopio di questa costellazione di luoghi. Per la collezione donna Autunno/Inverno 2022 di Moschino, Jeremy Scott immagina una casa ben arredata e cosa significhi e simboleggi la sua raffinatezza. Con un tocco surreale.

Il viaggio nasce negli archivi di Moschino: nel 1989 e nel 1990 Franco Moschino introdusse spille a forma di posate e manopole di rubinetti come elementi del suo prêt-à-porter. Ne deriva una dimensione famigliare, ma al limite dell’insolito, kubrickiano.

“Se qualcuno fosse oggi incaricato di creare il clone di un grande maniero, ci sarebbero ancora cornici barocche, maestosi armadi, orologi a pendolo e lampadari di cristalli come elementi ornamentali a simboleggiare la ricchezza di un’abbiente dimora?”, si domanda il direttore creativo di Moschino. In linea con il modus operandi di Jeremy Scott, un sottile equilibrio tra piacere – spazio all’oro senza sensi di colpa, “gilt without guilt” recita un ricamo su un abito di colore nero – e provocazione riempie le stanze di un’immaginaria casa Moschino.

Per iniziare, una giacca-abito da smoking reinventata presenta manici cimelio come bottoni. Ritagli di chiavi prendono forma su giacche blazer aderenti e scolpite, mentre versioni di comò in stile Luigi XIV (ornate ed ereditate) sono trasformate in cappotti, giacche squadrate e gonne. Un giubbino dal collo rialzato ha i revers che seguono le sinuosità di un’arpa e richiama le uniformi intraviste in spettacoli sci-fi d’altri tempi.
Tra ricami di chandeliers ondeggianti e abiti trompe l’oeil effetto drappeggio di sontuose tende in velluto, dall’atrio si passa ad una sala da pranzo dal gusto decadente. Qui entrano in gioco le argenterie di casa Moschino, ora come decorazioni dorate su un corpetto, ora avvolgendo tacchi vertiginosi. I dettagli della sala da pranzo mutano in sontuosi spunti per il salotto, con un sofà in velluto che diventa un abito senza spalline così come una clutch, un imponente orologio si trasforma in un abito a colonna e un vassoio d’argento muta in un bustino.

La domanda che non richiede davvero una risposta però è la seguente: questi magnifici comfort sono proiezioni di un desiderio collettivo o personale? Sono reali o fittizi? Forse entrambi.
“È il 2001: Opulenza nello Spazio”, secondo Jeremy Scott

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