Archivio Categoria: Fashion

TOP MODEL OF THE WORLD ITALIA 2018 FINALISSIMA SABATO 24 MARZO

È partita la fase finale di Top Model Of The World Italia 2018, un talent show interamente dedicato alla moda.

Le 15 finaliste, provenienti da diverse regioni, sono arrivate in queste ore in Campania (il quartier generale è Torre Gaia a Dugenta) e si preparano ad affrontare la finalissima di Sabato ore 19,30 presso la Galleria del Corso di Caserta.

L’evento sarà presentato dalla Showgirl Natalie Caldonazzo.

La vincitrice staccherà il biglietto per i Caraibi (Grenada) dove a Ottobre ci sarà la finale mondiale.

In questi giorni le ragazze saranno protagoniste di live shooting e di eventi mondani oltre a partecipare a due cene spettacolo organizzate per l’occasione da Shinto, il locale sushi più cool del momento, e Gallus il nuovo ristorante gourmet a base di pollo aperto nel cuore del Vomero.

I dettagli della manifestazione saranno illustrati in conferenza stampa Venerdì 23 alle 10:30 al Gran Caffe Gambrinus alla presenza del Patron Mondiale del Concorso, il Tedesco Detlef Tursies.

L’edizione italiana è prodotta dalla Evetimes S.r.l. di Silvia Bianculli e Vincenzo Iannone mentre il Direttore di Produzione è Eugenio Gervasio.

TENDENZE PRIMAVERA/ESTATE 2018

Ecco un piccolo recap con il meglio dalle sfilate per scoprire i trend moda della prossima stagione. Dalle ciabatte flatform al rosso, dalla tendenze aristo-sport al nuovo floreale, ecco tutto quello da sapere per anticipare già ora la moda della Primavera 2018.

Le Crocs con la zeppa di Balenciaga: Le nuove Crocs portate in passerella da Demna Gvasalia per la collezione Balenciaga Primavera/Estate 2018, l’aggiunta della zeppa porta il trend delle ciabatte in gomma a un altro livello e soprattutto conferma una grande certezza. Che vi piaccia o no, non ci libereremo degli zoccoli. Anzi! Dopo averle viste sul catwalk di Balenciaga, infatti, siamo certe che diventeranno l’oggetto di culto preferito delle fashioniste e le scarpe protagoniste del nuovo street style. Merito della zeppa appunto e delle tante pins super pop con cui decorarle, andranno indossate anche con abiti eleganti. Insomma, sempre di più la moda è pronta a stupire. E voi siete pronte ad assecondare il trend?

Le fantasie maculate saranno la grande tendenza moda della Primavera Estate 2018. Preparatevi a una stagione fatta di stampe leopardate, motivi zebrati, effetti cocco e pitone.

A dettare il trend è Donatella Versace che con la collezione tributo a Gianni Versace e agli Anni ‘90 le ripropone fedeli alle originali, sono quelle nate dal genio creativo di suo fratello e diventate icone di un’epoca e di un mood. Le fantasie leopardate si mescolano con le righe rosse e nere (Dior) o sono evocate attraverso lavorazioni tono su tono di tessuti impalpabili e femminili (Stella McCartney). Sono perfette per capispalla dalla personalità decisa come quelli di Prada o di Gucci o per le bluse in chiffon come quelle di Saint Laurent.

Orecchini extralarge: More is more: più grandi e strani sono, meglio è. Potete passare tranquillamente dagli orecchini chandelier di Burberry alle strobosfere di Valentino ai mega-ghiaccioli di Chanel ed il gioco è fatto. Osate, osate, osate!

Marsupio: Minuscolo da Saint Laurent, enorme da Marc Jacobs, matelassé da Miu Miu: il marsupio è il trend da seguire per il 2018. Kendall Jenner ha già i suoi preferiti, dai modelli vintage di Chanel a quelli classici di Vuitton. Lasciatevi ispirare da Gucci dove i marsupi si indossano, intorno ai fianchi, ma su abiti vaporosi o tailleur elegantissimi.

Calzino mania: Una nuova combinazione esplosiva — calzino più tacchi — è stata vista un po’ ovunque alle sfilate Primavera Estate 2018, da Prada a Erdem, da Fendi a Preen. Burberry ha abbinato calzettoni a rombi flosci con tacchi stampa tartan, calzettoni fluo spuntavano da Miu Miu. E non si sono visti solo in passerella: Kendall Jenner ha indossato mini gambaletti nude e tacchi a spillo direttamente sul red carpet al Festival di Cannes. Il duo sandalo/calzino si rinnova con nuove combinazioni di colori, come il calzino nero con sandali gold, Marc Jacobs.

Colore: Anno nuovo, colori nuovi. Versace per la prossima primavera propone stampe o colore all over, dal tailleur pantalone in tinte agrumate con spalle affilate ai completi animalier gonna più giacca. Dimenticate tutto quello che avete imparato a scuola sui colori complementari, e vestitevi di una tinta unica dalla testa ai piedi. Il mix and match serve a poco quando avete a disposizione il tailleur over fucsia di Marc Jacobs o il modello di Gucci e come si è visto da Versace, è un look che può essere casual, e per tutti i giorni, basta aggiungere una camicia di cotone.

 

di Isabella Schettino

TWO SISTERS ONE QUEEN

Editoriale moda a cura di:

Photographer Attilio Quaranta

Styling Valentina Feula

Styling Assistant Francesca

Mua Marty Chiacchio

Hair Stylist Luigi Gentile

Fashion Art Wise Production

Location Villa Giovannelli

Models Beatrice / Glamour Models Management – Carolina / Fashion Art Wise Models

 

 

 

FRANCO MOSCHINO – L’enfant terrible della moda italiana

Il brand Moschino, da tempo sulla cresta dell’onda per il suo approccio anticonvenzionale e irriverente, dal 2013 è capitanato dall’eccentrico e super PoP direttore creativo Jeremy Scott, che nell’ultimo anno ha fatto impennare le vendite del brand del 20% o più. Alcuni lo considerano come il perfetto erede di Franco Moschino, personaggio atipico e anticonformista della moda italiana anni Ottanta, che ha gettato le basi del Made in Italy nel mondo. Nato ad Abbiategrasso (MI) ha frequentato l’Accademia di Brera con l’intento di diventare pittore e per finanziarsi gli studi, iniziò a lavorare come illustratore di moda freelance. Decisivo fu l’incontro del 1971 con Gianni Versace, che fiutandone le straordinarie doti, lo prese con sé come disegnatore per circa sei anni. Collaborerà anche con Giorgio Armani, per undici anni a partire dallo stesso anno, contribuendo alla realizzazione delle collezioni per Genny e Begedor. Nel 1977 la sua carriera da stilista decolla e fino al 1982 ricopre il ruolo di fashion designer per la ditta d’abbigliamento Cadette. Un anno dopo Franco Moschino fondò la compagnia Moonshadow, lanciando sul mercato il marchio Moschino Couture! Nel 1987 lancia la linea Cheap&Chic, riuscendo ad imprimere il suo pensiero e la sua filosofia ed insieme a creare un piccolo impero di eleganza sagace, autarchica e alternativa, con un fatturato annuo che oscillava attorno ai 200 miliardi. A rendere irresistibile il brand era il suo potere dissacratorio e parodistico: ogni collezione scherniva il culto dell’immagine e la società dei consumi che permeava gli anni Ottanta, facendo di Franco Moschino uno dei geni autentici della storia della moda di quegli anni. Si mostrava impudico e sarcastico, un ribelle creativo con un potere immaginifico immane. Si faceva immortalare con parrucca bionda e riccioluta o come un sexy cowboy accessoriato per lanciare la sua linea di alta moda pronta, Couture! (a cui mai faceva mancare il punto esclamativo). Le sue creazioni erano pensate per un certo target di donne che amavano il tailleur nero di Chanel, ma ne preferivano la rivisitazione “Moschiniana”, che inseriva al posto dei bottoni forchette e cucchiai, in perfetta estetica surrealista e celebrando una delle sue fonti d’ispirazione Elsa Schiaparelli. Oppure quella tipologia di donne intellettuali, che amavano la crinolina e gli intarsi sugli abiti, ma li ritenevano troppo estrosi ed audaci, allora si rivolgevano a lui, che li rendeva spiritosi inserendo stampe di mucca in tessuti preziosi e patchwork fantasiosi. La sua graffiante avversione per l’ortodossia del fashion system, gli è valso l’epiteto di Enfant Terrible della moda italiana: «Copio e dissacro gli stilisti altrui, racconto quello che succede tentando di capire le motivazioni della gente». Nascono così delle opere d’arte in tessuto e dal contenuto sprezzante e satirico come il tubino nero con prezzo ricamato sul capo o il tailleur rosa tappezzato come la Gazzetta dello Sport, a completare l’outfit un pallone da calcio in testa. Autoironico e innovativo converte il suo logo da Moschino a Moschifo: come un Bacco moderno si fa immortalare tra pizza, mandolini e fiaschi di vino. Prima che artista a tutto tondo, Franco Moschino incarnava perfettamente i giusti precetti di un Comunicatore irriverente e spregiudicato, che aveva conquistato il fashion system dissacrandolo, con il potere dell’ironia. I primi anni Novanta sono il palcoscenico perfetto per mettere in atto la provocazione griffata Moschino, che si concretizza in una dura campagna di sensibilizzazione della moda, propugnando l’ecologismo e portando in passerella pellicce 100% eco ed inserendo in ogni collezione abiti fatti con tessuti naturali, lavorati in modo non nocivo per l’ambiente. Il suo brand non era più legato alla moda, ma alla lotta contro la droga, contro il razzismo e l’AIDS. Il suo testamento d’artista è una retrospettiva datata 1993 dal titolo “X Anni di Kaos!” ospitata alla Permanente di Milano. Commovente e toccante è il finale della sfilata, tra angeli bianchi in coro e nuvole candide a far da cornice; ancora una volta una caricatura di un possibile paradiso, come lo immaginano i bambini. “Io non voglio dipingere altri vestiti, non so per chi sono e non voglio conoscere altri angeli perché non scherzerebbero più con me. Lasciatemi qui sulla nuvola bianca”. Morì il 18 settembre 1994 a causa di un infarto per un cancro intestinale, altri sostengono per patologia legata all’AIDS, il marchio Moschino passa all’ex assistente di Franco Rossella Jardini. Nell’autunno del 1999, il marchio è stato rilevato dal gruppo AEFFE Alberta Ferretti. Lo piange anche lo stilista e amico Romeo Gigli: “Era un personaggio molto schivo e gentile. Mi piaceva il suo approccio alla moda, colto e ironico. Il suo stile ha segnato l’evoluzione del costume da qui all’avvenire”

di Francesco Maffei

Adieu Azzadine Alaïa

Il mondo della moda difficilmente potrà riprendersi dalla scomparsa di uno tra i più grandi maestri, nonché ultima leggenda della Couture francese  Azzedine Alaïa, scomparso prematuramente lo scorso mese all’età di 77 anni.

Il suo mito intramontabile, che miscela caparbietà, ambizione e curiosità in dosi massicce, oggi sembra risuonare come una parabola illuminante e fonte d’ispirazione per chi, la moda, la vive come una favola ad occhi aperti!

Lo stilista nacque a Tunisi nel 1940. Imprescindibile  e fondamentale per la sua carriera è la sorella gemella, fu lei ad avvicinarlo al fashion design, somministrandogli mensilmente Vogue, dove apprese e si innamorò delle silhouette sognanti di Dior e dei volumi nitidi di Balenciaga.

Un amore per la moda che si manifesta già in tenera età e che lo accompagna nella crescita: dapprima studia all’Accademia di Belle Arti a Tunisi, sostenuto  dalla sua mentore Madame Pineau all’insaputa del padre, mentendo persino sull’età pur di essere un genio precoce. Studiò scultura  e la traslò prepotentemente nella moda.

L’ingresso nel Fashion System si manifesta per lui attraverso un ” viaggio dell’eroe” in piena regola:si trasferisce a Parigi e inizia a lavorare da Christian Dior, da Guy Laroche e successivamente da Thierry Mugler. Quando i tempi sono maturi si mette in proprio e apre il suo atelier  in Rue de Bellechasse, sulla Rive Gauche della Senna.

Chi lo conosceva lo ricorda come un Golem in miniatura: basso di statura ma con idee immaginifiche oltre misura, sarto massimo capace di scolpire sul corpo delle donne forme, drappeggi e curve da grande scultore qual’era. Non a caso il suo epiteto era il Gian Lorenzo Bernini della moda: proprio a Roma il suo mito viene santificato ed osannato nel 2015, con una mostra a lui dedicata dal magniloquente titolo “ Couture-sculpture. Azzedine Alaïa in the history of fashion”, un dialogo immaginario tra le eccelse opere di Alaïa e le creazioni baroccheggianti del Bernini.

Lo stiista Alaïa era particolarmente amato dai personaggi dello showbiz e dalle top model che lo ricordano come un uomo riservato ma fortemente dominato dagli istinti creativi, folle come i migliori artisti ma disciplinato sul lavoro. L’essenza della sua moda si basava su di un semplice concetto: il corpo della donna al centro e il tessuto a gravitarle intorno. Detestava disegnare, ma preferiva scolpire direttamente sul corpo la sua opera, ciò che realmente gli interessava era capire cosa si celasse sotto gli abiti :

«Da piccolo, sono cresciuto studiando le creazioni di Balenciaga sulle riviste di moda. Negli atelier, finalmente, avevo la possibilità di capire come fossero possibili. Ero l’incubo di tutti: passavo il tempo a guardare dentro ogni bustier, dentro tutti i cappotti, sotto ogni tubino».

Ma ciò che più di tutto interessava ad Azzadine Alaïa era catturare lo charme, l’attitudine e il gusto delle sue donne e imprigionarli nelle creazioni, come un sorta di seconda anima esposta e da indossare.

Tra le sue muse si annovera la splendida Greta Garbo per cui confezionò un paio di pantaloni, un pull di jersey e un cappotto di taglio maschile, capi che diventeranno iconici per lui e per chiunque ammiri il suo stile così femminile e peculiare. Ed ancora vestì la diva ambigua Grace Jones e la stratosferica Tina Turner e fu sempre lui, nel 1986, a scoprire e lanciare una giovanissima Naomi Campbell, divenendo il pigmalione della Venere Nera del Fashion System, vestendola di un abito ispirato ad una mummia egizia. Sarà sempre lei, Naomi, a ricalcare la sua passerella per il grande ritorno di Alaïa all’Alta Moda, lo scorso luglio. Un tributo che già da allora occultava lacrime amare: una scomparsa dal fashion system che  può considerarsi come l’ultimo atto di un maestro che non ha eguali né eredi nella moda contemporanea.

Francesco Maffei