LUCIANO PIGNATARO

L’uomo che ha dato al mondo una nuova prospettiva ed un nuovo stile di vita alle nuove generazioni. La figura più importante in Italia nel settore food, vero precursore di argomenti e strumenti che oggi sono letteralmente il pane quotidiano della maggior parte della popolazione. L’unico food influencer a cui il sud è veramente grato perché ha dedicato una carriera intera a valorizzare e far scoprire tutto ciò che di eccellente il sud Italia ha. Con lui nasce la food communication, se così si può dire. Un personaggio di grande spessore professionale, ed umano, che col tempo è diventato il punto di riferimento di tanti giovani appassionati F&B (food&beverage).

1. Quando e perché ha iniziato a scrivere di cibo?

Ho cominciato ad occuparmi di cibo quando ho iniziato a lavorare per Il Mattino intorno al 1985-86. All’epoca era l’unico quotidiano e fra politica, cronaca e sport c’era poco spazio disponibile. Iniziai ad occuparmi di agricoltura, che era un ruolo scoperto, a cui nessuno dava molta importanza. Grazie al fatto che la provincia di Salerno è una provincia importante sotto il punto di vista agricolo, basti pensare all’ortofrutta, ai pomodori, alla mozzarella, all’ olio, al vino e a chi più ne ha più ne metta. Quindi ho iniziato questa collaborazione e quando, nel ’93, colui che scriveva di vino, fu costretto a lasciare, subentrai io cominciando a fare i racconti delle grandi famiglie del vino, con difficoltà però, in quanto all’epoca non erano considerati argomenti seri. Dal ‘98 ad sono diventato responsabile della guida ristoranti dell’Espresso, ruolo mantenuto fino a quest’anno perché poi ho dato le dimissioni e nel 2004 ho fondato il blog che si è rivelata un’intuizione fondamentalmente di mia moglie. Anche a quell’epoca era una cosa a cui pochi si interessavano. Ho avuto la fortuna di essere precursore sia nell’ argomento, sia per gli strumenti che ho potuto scegliere. Con Il Mattino sono stato fortunato perché è il giornale più importante del sud, quella di internet è stata un’intuizione, non mia, di mia moglie.

2. Pioppi è stata finalmente dichiarata capitale della Dieta Mediterranea. Pensa che il popolo cilentano sia in grado di saper gestire questa grande responsabilità e veicolare un ipotetico turismo annuale sulla base di questa grande risorsa dichiarata nel 2010 patrimonio culturale immateriale dell’umanità?

Beh, il Cilento ha un problema abbastanza diffuso nel sud: l’emigrazione. Nel Cilento molti sono andati fuori in cerca di fortuna a partire dalla fine dell’ 800. Questo ha ottenuto un ritardo su tante cose e quando c’è stata la ripresa dal dopoguerra in poi, la rendita preferita da tutti è stata quella edilizia o la sistemazione nei posti pubblici. C’è stata una fuga dalla terra. Adesso, invece, da 10 anni a questa parte, c’è una nuova consapevolezza dell’importanza che la terra ha, nonostante lei sia comunque in crisi. Il Cilento ha una terra immensa ed è poco popolata. Ha acqua, aria pulita ed il mare. Ha le ricchezze a cui oggi tutti mirano e che sono sempre più difficili da trovare nelle realtà rurali. Sicuramente le istituzioni dovrebbero fare molto di più anche se ci sono sindaci intelligenti che hanno anticipato questi temi e ci hanno puntato. Prendi Angelo Vassallo ed il suo attuale successore Stefano Pisani o il sindaco di Morigerati. Ma io dico che le rivoluzioni le fanno innanzitutto i privati. Sicuramente i produttori non si devono aspettare niente dalle istituzioni ma le istituzioni devono tenere le strade pulite, aperte, garantire collegamenti ferroviari buoni e reti wifi ottimali. Al resto ci devono pensare i produttori. Se si farà questa cosa, il Cilento può essere considerata una delle terre del futuro.

3. Il fatto che Lei sia di origini cilentane ha aumentato, a livello personale, l’importanza del titolo “Ambasciatore della Dieta Mediterranea nel mondo” che le è stato conferito?

Come dicevano i romani: «Nemo propheta in patria» quindi vedersi riconoscere un ruolo nella propria terra è stata una grande soddisfazione. La più grande che ho avuto nella mia vita, fino a questo momento.

4. Il suo percorso, basato su conoscenze e competenze acquisite negli anni, ha segnato tante realtà che vanno ben oltre il semplice piatto o la semplice menzione dello chef “artista” di turno. Cosa pensa di questa grande fetta di “giornalisti enogastronomici” 2.0 che fondano le basi delle loro informazioni sulla corsa al “social like”?

Diciamo che oggi è un grande periodo di trasformazione e come tutti i momenti di trasformazione c’è molta confusione. Il rischio più grave, che io noto, è che si confonde il giornalismo con la comunicazione. Il giornalismo è una professione che viene pagata dall’editore ed è al servizio di chi legge non di chi produce, anche se fra chi legge c’è anche chi produce, però è importante tenere l’attenzione fissa sul lettore anche se questo purtroppo è sempre meno possibile perché l’editoria tradizionale è in crisi e quella sul web ancora si deve affermare in maniera netta distinguendo i due campi anche perché, diciamo la verità, non c’è una regolamentazione, ad esempio, sui blog. Mentre la pubblicità è vietata ai giornalisti pubblicisti da una legge che impedisce di fare pubblicità, il blog non ha nessuna regolamentazione e succede che molti per sbarcare il lunario si sono improvvisati in questo settore. Non ci sono scuole di formazione, non c’è una gavetta interna ai giornali che va in questa direzione e quindi diventa molto difficile trovare persone che siano veramente esperte ed autonome in questo campo e questo crea un problema di credibilità che si ritorce contro tutti. Non a caso sono venuti gli stranieri a determinare chi sono i migliori vini e ristoranti in Italia: vedi stella Michelin, i voti di Robert Parker. Per fortuna con la pizza abbiamo iniziato un discorso insieme ad Albert Sapere e Barbara Guerra ed abbiamo creato “50 top pizza” che cerca di obbedire ai principi di anonimato e di autonomia rispetto all’oggetto di cui si parla, appunto le pizzerie.

5. Blogger e giornalisti due facce della stessa medaglia, forse. Il primo, comunicativo ed immediato; il secondo, più attento ai contenuti che mira a far conoscere la vera storia dell’argomento trattato. Dove nasce l’equivoco?

Come dicevo l’equivoco nasce con la confusione fra comunicazione ed informazione. Non c’entra essere giornalisti o blogger… c’entra avere chiaro il perché si scrive. Secondo me, poi, puoi essere giornalista o blogger, non è il tesserino a fare il giornalista anche se chi ha il tesserino deve obbedire a certe regole.

6. Molti pensano che le sue dimissioni dalla guida de L’Espresso lasceranno un grande vuoto per il sud Italia. Pensa che ci sarà un degno sostituto capace di garantire la giusta attenzione che lei ha sempre dedicato al suo territorio?

Ognuno di noi è necessario ma nessuno è insostituibile, quindi sicuramente ci sarà qualcuno che farà altrettanto bene se non meglio il mio lavoro.

7. Slow food Campania ha recentemente avuto un lutto. Qual è l’eredità che lascia Rita Abagnale al mondo food? L’eredità più grande è l’ENTUSIASMO sempre e comunque. Il SORRISO oltre che la DISPONIBILITÀ. Le grandi doti di Rita sono state queste: ENTUSIASMO per qualsiasi progetto; DISPONIBILITA’ verso chiunque le chiedeva un consiglio ed un SORRISO sempre per tutti … mai una lamentala mai qualcosa di cattivo… mai sentito niente di tutto questo.

8. Immaginava che sarebbe diventato il Luciano Pignataro che è oggi?

(Sorride) Non lo so cosa significa “essere Luciano Pignataro oggi”, io sono solo contento perché nella mia vita sono riuscito ad esprimere tutto ciò che il sud ha nel settore della gastronomia, in un momento in cui nessuno ci credeva e quindi anche io ho scelto di specializzarmi in questo senso e sono contento, a distanza di trent’anni di aver acceso il faro su questo territorio che sento mio ma che ritengo anche essere una frontiera del futuro perché non dimentichiamo che l’ortofrutta, le cucine di mare, l’uso dell’olio di oliva sono caratteristiche soprattutto del sud e del mediterraneo ed è verso questa tendenza che si sta andando.

 

di Bruno Sodano

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *