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Anthony Vaccarello lascia Saint Laurent: dieci anni di desiderio, rigore e libertà

Il designer saluta la maison dopo un decennio alla direzione creativa. La sua eredità si misura nella precisione di una silhouette, nella forza di un’immagine e nella capacità di dare al patrimonio di Yves Saint Laurent una tensione contemporanea.

Anthony Vaccarello lascia Saint Laurent dopo dieci anni alla guida creativa della maison. L’annuncio, diffuso oggi, 9 ottobre 2026, chiude il percorso iniziato nel 2016. Il nome della nuova guida sarà comunicato a breve; il comunicato non specifica le ragioni della separazione né i prossimi progetti del designer.

Per chi ama la moda, alcune notizie arrivano prima agli occhi che alla ragione. Riportano alla memoria una spalla che allarga la figura, il movimento di un abito lungo, una trasparenza trattenuta dentro una costruzione severa. Con Vaccarello, Saint Laurent ha acquisito una presenza immediatamente riconoscibile: bastavano una proporzione, un gesto, una certa distanza fra il tessuto e il corpo.

È qui che il suo addio assume un peso particolare. Dieci anni consentono a un direttore creativo di andare oltre la singola collezione, di costruire una grammatica. E quando quella grammatica entra nel nostro modo di guardare gli abiti, finiamo quasi per dimenticare quanto lavoro sia servito a renderla così evidente.

La precisione come forma di sensualità

Il contributo di Vaccarello si può leggere nella relazione fra rigore e abbandono. Spalle marcate, linee allungate, tagli netti: una struttura capace di accogliere la fragilità di un tessuto leggero, l’apertura di una scollatura, la mobilità della pelle.

Nelle sue collezioni, la sensualità prendeva forma attraverso decisioni precise. Quanto scoprire. Dove interrompere una linea. Come far scivolare una stoffa. Quale volume assegnare alla parte superiore del corpo perché tutto il resto cambiasse equilibrio.

Anche il nero, così centrale nel suo vocabolario, diventava uno strumento di costruzione. Assorbiva le distrazioni e rendeva leggibili il taglio, le superfici, le differenze fra opaco e lucido. Chiedeva allo sguardo di avvicinarsi.

La forza del suo lavoro stava spesso in questa disciplina: saper ottenere un effetto intenso attraverso una scelta calibrata. Una silhouette poteva apparire essenziale e, nello stesso momento, contenere una complessa idea di seduzione.

Abitare l’eredità di Yves Saint Laurent

Alla guida di Saint Laurent, ogni scelta dialoga con una storia che ha cambiato il guardaroba femminile. Lo smoking, la sahariana, il rapporto con l’abbigliamento maschile appartengono a un progetto di emancipazione che il fondatore ha tradotto in abiti.

Vaccarello ha lavorato dentro questa eredità cercandone la tensione ancora viva. Nei codici della maison ha riconosciuto soprattutto una possibilità: attribuire a chi indossa un abito l’autorità di definire la propria presenza.

Il suo guardaroba proponeva figure assertive, talvolta altere, sempre consapevoli della forza di un’apparizione. La giacca poteva amplificare il corpo; un abito aderente poteva renderne il movimento protagonista. Il maschile e il femminile diventavano materiali con cui costruire un’immagine personale.

Quella visione possedeva anche un limite deliberato: una bellezza selettiva, esigente, poco interessata a risultare accomodante. È una caratteristica che può dividere. Ma aiuta a comprendere la coerenza del suo progetto e la qualità più difficile da conservare nel lusso contemporaneo: un punto di vista.

L’ultima sfilata, nella luce dell’oro

La collezione primavera-estate 2027, presentata il 29 settembre a Parigi, aveva celebrato il decennale di Vaccarello attraverso l’oro. Sotto la Torre Eiffel, una scenografia richiamava il Salon Impérial dell’Hôtel Inter-Continental, legato alle sfilate di Yves Saint Laurent. Sahariane, trench e gonne avvolgenti incontravano cappotti dalle spalle forti e volumi riconducibili al vocabolario del direttore creativo.

Alla luce dell’annuncio, quelle immagini acquistano una diversa intensità. Sarebbe facile trasformare ogni dettaglio in un presagio; la loro forza sta già nella collezione, nell’incontro fra due sensibilità creative distanti nel tempo.

L’oro rendeva visibile quel dialogo. Illuminava superfici e costruzioni, dava alla memoria una consistenza fisica. Guardando oggi lo show, l’emozione nasce anche da questo: riconoscere un linguaggio mentre sta per cambiare voce.

Il cinema come estensione dello sguardo

Fra le intuizioni più significative del suo mandato c’è Saint Laurent Productions, nata nel 2023. La divisione, concepita da Vaccarello, ha portato la maison nella produzione cinematografica, con film di autori fra cui Pedro Almodóvar, David Cronenberg e Paolo Sorrentino.

È un passaggio che racconta bene l’ampiezza della sua ambizione. Un abito prende significato anche attraverso le immagini che lo circondano: un volto, una stanza, un’attesa, il modo in cui qualcuno attraversa uno spazio. Il cinema offre a queste relazioni un tempo diverso da quello della passerella.

Portare Saint Laurent dentro la produzione di film ha dato una forma concreta a tale affinità. La maison poteva partecipare alla creazione di immaginari destinati a circolare oltre il calendario delle collezioni. Per un designer così attento alla presenza e all’atmosfera, era un’estensione coerente dello sguardo.

L’eredità di Anthony Vaccarello a Saint Laurent

Le parole con cui il gruppo e la maison salutano Vaccarello restituiscono la portata del suo lavoro. Luca de Meo, amministratore delegato di Kering, ha dichiarato: «Desidero esprimere la mia sincera gratitudine ad Anthony per il contributo apportato a Saint Laurent negli ultimi dieci anni. Grazie alla sua visione creativa e ai suoi elevati standard, ha contribuito a rafforzare l’influenza di una delle più prestigiose Maison di alta moda francesi, mentre ci apprestiamo ad aprire un nuovo capitolo della sua storia».

Cédric Charbit, presidente e amministratore delegato di Saint Laurent, ha sottolineato il legame fra ricerca creativa e impatto culturale: «Desidero esprimere il mio più sincero ringraziamento ad Anthony per i dieci anni di dedizione al servizio della Maison. Nel corso del suo mandato, ha condotto Saint Laurent lungo una traiettoria di straordinario sviluppo, contribuendo ad affermarla ai massimi livelli in termini di desiderabilità e immagine, e realizzando un lavoro di assoluto rilievo sia sotto il profilo creativo sia per il suo impatto culturale».

L’elogio più preciso, però, passa dagli abiti. Dalla capacità di tenere insieme una spalla severa e una stoffa vulnerabile. Dall’insistenza su una proporzione fino a renderla parte dell’identità di Saint Laurent. Dal coraggio di approfondire il proprio linguaggio, collezione dopo collezione.

Chi arriverà erediterà un archivio e una maison il cui volto recente porta una firma nitida. Vaccarello lascia questo: un’idea di eleganza che pretende attenzione e sa ricompensarla.

Per chi ha seguito il suo lavoro con passione, il sentimento dell’addio è racchiuso in un gesto semplice: tornare a guardare un abito già visto e accorgersi che contiene ancora qualcosa da scoprire.

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