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Martin Quad SS27: la sartoria allo specchio

Con Woodman Pt.2, il designer danese Martin Juncker debutta alla Milano Fashion Week Uomo trasformando il tailoring in un esercizio di riflessione, frammentazione e ricostruzione. Un dialogo tra moda, fotografia e performance che conferma Martin Quad come una delle voci emergenti più interessanti del panorama europeo.

Il debutto di un giovane marchio nel calendario ufficiale della Milano Fashion Week non rappresenta mai soltanto una nuova sfilata. È spesso un indicatore della direzione verso cui il sistema moda sta guardando.

Nel caso di Martin Quad, l’ingresso nel calendario uomo della Camera Nazionale della Moda Italiana assume un significato ancora più preciso. A soli tre anni dalla fondazione del brand, Martin Juncker porta a Milano una ricerca già definita, costruita sul dialogo costante tra moda, arte performativa e sperimentazione sartoriale.

La cornice scelta non è casuale.

Gli spazi della Fondazione Sozzani, da sempre luogo di incontro tra linguaggi creativi differenti, diventano il contesto ideale per Woodman Pt.2, una collezione che prende forma a partire dall’universo della fotografa americana Francesca Woodman e dalla sua riflessione sull’identità, sulla presenza e sull’immagine.

Più che una semplice fonte di ispirazione, il lavoro di Woodman diventa il principio costruttivo dell’intera collezione.

Il tema dello specchio attraversa ogni livello del progetto. Non soltanto come elemento scenografico, attraverso superfici riflettenti, specchi infranti, drappi sospesi e giochi di luce, ma soprattutto come metodo progettuale. Gli abiti vengono duplicati, invertiti, traslati e ricomposti, dando vita a un guardaroba che mette continuamente in discussione la struttura stessa della sartoria classica.

È qui che emerge l’aspetto più convincente del lavoro di Juncker.

La decostruzione non diventa mai esercizio autoreferenziale. Ogni intervento nasce da una conoscenza profonda del tailoring tradizionale e proprio per questo riesce a modificarne i codici senza cancellarli. Le giacche mantengono il proprio impianto sartoriale, ma vengono aperte, spostate, sdoppiate. Le camicie si deformano attraverso sovrapposizioni e tagli asimmetrici. Le cravatte smettono di essere semplici accessori e diventano elementi compositivi.

Il risultato è un guardaroba che appare familiare e straniante allo stesso tempo.

Le silhouette oscillano continuamente tra struttura e morbidezza. Shorts sartoriali sostituiscono il pantalone tradizionale, trasparenze alleggeriscono la costruzione formale, blazer e cappotti sembrano moltiplicarsi attraverso un raffinato lavoro di stratificazione. Nulla viene realmente distrutto; tutto viene ricomposto secondo una nuova logica.

Anche la palette contribuisce a rafforzare questa ricerca.

Bianco, nero e grigio dominano gran parte della passerella, lasciando che siano le proporzioni, le superfici e le costruzioni a guidare la narrazione. Solo in alcuni passaggi compaiono toni più caldi e sfumature terrose, introdotte con discrezione per accentuare la profondità materica della collezione piuttosto che per creare un contrasto cromatico.

L’attenzione si concentra così sulla forma.

Sulle spalle che cambiano posizione. Sulle cuciture che sembrano spostarsi. Sui revers che si sdoppiano. Sugli orli incompleti. Su un equilibrio continuamente messo in discussione tra ciò che appartiene alla tradizione sartoriale e ciò che, invece, ne suggerisce una possibile evoluzione.

Anche lo styling partecipa a questa costruzione.

Copricapi scultorei, volumi asimmetrici e accessori ridotti all’essenziale rafforzano il carattere quasi performativo della sfilata, senza mai sottrarre attenzione agli abiti. È evidente come la passerella venga concepita non come semplice presentazione commerciale, ma come un’opera corale in cui moda, scenografia, musica e spazio dialogano costantemente.

La colonna sonora originale, composta dallo stesso Martin Juncker insieme all’artista danese Soli City, accompagna la sfilata come una vera composizione operistica, mentre la direzione artistica firmata da Kristian Kirk traduce nello spazio le tensioni visive dell’opera di Francesca Woodman. La presenza dello stylist berlinese Tim Heyduck contribuisce infine a consolidare un linguaggio coerente e riconoscibile.

Questa dimensione multidisciplinare non rappresenta una novità nel percorso del designer.

Fin dalla nascita del marchio nel 2023, Martin Quad ha costruito la propria identità attraverso presentazioni che si collocano al confine tra installazione, teatro e performance. Da Voici Venir Les Oiseaux! a In Loving Memory Off…, fino a Sixfold Fate Pt.2, sostenuta dalla Danish Arts Foundation durante la Copenhagen Fashion Week, ogni progetto ha contribuito a definire una ricerca che supera il semplice concetto di collezione.

Woodman Pt.2 rappresenta oggi un naturale punto di evoluzione di questo percorso.

Il debutto milanese conferma inoltre il ruolo crescente della nuova scena creativa nordica all’interno del panorama internazionale. Se negli ultimi anni Copenaghen ha saputo imporsi come laboratorio di nuove sensibilità, Martin Quad dimostra come quella ricerca possa dialogare con la tradizione sartoriale italiana senza perdere la propria identità.

In un’edizione della Milano Fashion Week Uomo che ha visto confrontarsi linguaggi molto diversi tra loro, Martin Quad porta una riflessione che va oltre il singolo guardaroba. Più che proporre una nuova estetica, interroga il significato stesso dell’abito, trasformandolo in uno spazio di memoria, trasformazione e possibilità.

Photo: Alice Ginavri

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