
Presentato in anteprima durante una listening dinner al Frontemare Beach di Napoli, il nuovo album del cantautore partenopeo abbandona il racconto sociale per immergersi nella dimensione più universale dell’esperienza umana. Nove brani che restituiscono all’amore complessità, fragilità e profondità, senza mai cedere alla retorica
Tommaso Primo ha scelto di presentare il suo nuovo album, Canzone ’e nnammurate, attraverso una listening dinner riservata alla stampa e agli addetti ai lavori. Una formula essenziale, quasi controcorrente rispetto alle dinamiche sempre più veloci della promozione musicale, che ha permesso alle canzoni di occupare il centro della serata. Senza sovrastrutture. Senza effetti scenici. Lasciando che fosse la musica a costruire il dialogo con chi ascoltava.
Disponibile dal 30 giugno, Canzone ’e nnammurate arriva dopo un percorso artistico che ha portato Tommaso Primo a confrontarsi con temi sociali, politici e perfino spirituali. Da Favola Nera a Vangelo Secondo Primo, passando per la dimensione distopica di 3103, la sua scrittura ha spesso cercato di osservare il mondo da prospettive differenti. Questa volta il punto di osservazione cambia. Il centro del racconto diventa l’amore.
Non si tratta però di un ritorno alla classica canzone sentimentale. L’impressione, ascoltando il disco, è che l’amore venga utilizzato come una lente attraverso cui leggere le fragilità delle persone più che come semplice argomento narrativo. Le relazioni raccontate nelle nove tracce non inseguono l’eccezionalità del sentimento, ma la sua dimensione quotidiana: quella fatta di incomprensioni, distanze, desideri, leggerezze improvvise e silenzi.
Brani come Felici per due ore, Nun ce capimme io e te o E giochi con i gatti sembrano muoversi proprio in questo spazio, mentre Claudia, interpretata insieme ad Andrea Sannino, e le collaborazioni con Mavi, Roberto Colella e Giovanna Perna ampliano il racconto senza alterarne la direzione. I featuring non interrompono l’identità del disco, ma si inseriscono come capitoli dello stesso percorso narrativo.
Uno degli aspetti più interessanti del progetto riguarda proprio il modo in cui Tommaso Primo affronta un tema tra i più frequentati della musica. In un panorama in cui l’amore viene spesso raccontato attraverso immagini assolute o dichiarazioni immediate, Canzone ’e nnammurate sceglie una scrittura più misurata. Non cerca l’effetto della frase manifesto, ma quello della riconoscibilità. I personaggi che attraversano il disco sembrano appartenere alla quotidianità, e proprio per questo risultano vicini.
Anche sul piano sonoro il progetto si muove in continuità con il percorso dell’artista. La canzone d’autore incontra sonorità mediterranee senza rinunciare a una produzione contemporanea, costruita attorno alla centralità della voce e del testo. L’alternanza tra italiano e lingua napoletana continua a rappresentare uno degli elementi distintivi della scrittura di Tommaso Primo, non come scelta identitaria fine a sé stessa, ma come naturale estensione del suo linguaggio musicale.
Alla realizzazione dell’album hanno collaborato Gianmarco Dottori, Lele Esposito e Mario Spenillo, mentre le chitarre portano ancora una volta la firma di Gianluigi Capasso, presenza ormai consolidata nel percorso artistico del cantautore. Il risultato è un equilibrio che lascia respirare le canzoni senza appesantirne la costruzione.
La parola che attraversa tutto il progetto è “leggerezza”. Non quella intesa come superficialità, ma come punto di arrivo. È un concetto che emerge più volte durante l’ascolto e che finisce per diventare la vera chiave di lettura dell’album. La leggerezza, in questo caso, non coincide con l’assenza di dolore, ma con la capacità di attraversarlo senza lasciarsene definire completamente.
Osservato nel suo insieme, Canzone ’e nnammurate rappresenta un passaggio coerente all’interno della discografia di Tommaso Primo. Cambia il tema centrale, ma resta riconoscibile l’attenzione verso i personaggi, la narrazione e la ricerca di un linguaggio che continua a muoversi tra tradizione e contemporaneità.
Più che proporre una nuova idea di amore, il disco prova a sottrarlo alle semplificazioni. Lo restituisce alle sue contraddizioni, ai suoi tempi irregolari e alle sue fragilità. Ed è forse proprio in questa scelta, più che nelle dichiarazioni o negli slogan, che Canzone ’e nnammurate trova la propria voce.



