RICK OWENS PARIS FASHION WEEK: CAPI DALLE FORME ARCHITETTONICHE CON RIFERIMENTI STORICI

DI ELENA SBRESCIA

Rick Owens presenta alla Paris Fashion Week una collezione che celebra le lavorazioni pregiate e le innovazioni sostenibili. Una linea ispirata all’Egitto (dal titolo Luxor), con molto nero e molta pelle.

La collezione uomo Rick Owens Autunno Inverno 2023 “LUXOR” è una conferma delle linee gotiche e minimaliste dello stilista. Si tratta di un vero e proprio viaggio all’interno di un mondo architettonico ricco di richiami vittoriani. Sulla passerella le flight jacket oversize – realizzate in poliammide riciclata certificata GRS e tinta con eco-pigmenti su fibre sintetiche. Ma anche cappotti con spalle goth in twill di lana (che viene dall’azienda italiana Bonotto) , giacche di lana con spacchi laterali, denim giapponese Selvedge “effetto destroyed”, pelli “Piracucu” che vengono riciclate in Brasile da una comunità di artigiani indigeni per poi essere lavorate in Italia. Altri look in color kaki sono stati realizzati utilizzando scarti di olive. Mantelli e capispalla avvolgenti, giubbotti con spalle a spillo ed una serie di coperte imbottite in pelle indossate intorno al collo come vesti da Faraone contemporaneo. 

«Questa collezione parla di forme architettoniche ridotte con un senso di pseudo-misticismo anni Settanta. Le spalle affilate e la vita alta e stretta svasano alla caviglia richiamando una silhouette quasi vittoriana». Owns, quindi, introduce un ulteriore riferimento storico, come a voler dire che un vestito può essere il risultato di sovrapposizioni di cose che succedono. E infatti le giacche si allungano o si accorciano, si gonfiano, si allargano. I cappotti perdono alcune parti e diventano mantelli che lasciano però il busto scoperto e nudo. 

«La vastità e la scala (di Luxor) si allineano con la fantasia dell’Egitto di Cecil B. Demille nel film “I dieci comandamenti”, che guardo ogni sera mentre mi alleno con Brutalismus 3000 che pompa attraverso i miei auricolari. Fondere la vita reale con la vita fantastica è una delle mie attività preferite. E misurare l’insignificanza dei disagi contemporanei rispetto a quella quantità di storia mi conforta. C’è un po’ di amarezza nel creare una collezione durante una guerra – un desiderio di dare il nostro meglio in un settore che deve rimanere saldo, con un senso di frustrazione che nulla è abbastanza».

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