Ecco IMMUNI: l’app che traccierà nostri movimenti

Una certezza: l’app di tracciamento dei contatti non è stata uno dei pilastri della parziale riapertura nella fase 2. Forse ci aiuterà nella fase 2.1, dal 29 maggio se non ci saranno intoppi.

A quasi tre mesi dal primo caso di coronavirus in Italia e 31.610 morti dopo stiamo però ancora cercando di pesare il ruolo che Immuni avrà nella lotta al coronavirus. Perché? La funzione principale è ormai chiara, grazie al Bluetooth e alla scelta (obbligata) del sistema di Apple e Google: chi deciderà volontariamente di usare l’app, e per farlo dovrà dichiarare di avere più di 14 anni, verrà avvisato se è stato a contatto con una persona poi rivelatasi positiva. Una notifica, dunque, cui in base alla regione di residenza corrisponderanno indicazioni su come comportarsi.

«È utile per l’individuo, ma bisogna fare un discorso di salute pubblica ed epidemiologica», afferma il fisico Alessandro Vespignani, «servono una visione d’insieme, informazioni per comprendere come si sviluppa l’epidemia in modo molto più veloce rispetto a quanto accade adesso, con la maggior parte delle operazioni che viene svolta a mano». Il contribuito che arriverà da Immuni è scritto nelle specifiche tecniche pubblicate giovedì da Bending Spoons su GitHub: il server di Sogei, oltre alle chiavi anonime degli infetti, saprà quante notifiche sono state inviate, in che provincia e in che giorno è avvenuta e quanto è durata l’esposizione, il tutto in forma aggregata. In questo modo il sistema sanitario saprà a livello provinciale quanti sono a rischio e potrà calcolare la percentuale di quanti poi si ammalano, e verificare così se l’app funziona, e preparare gli ospedali.

Fonte: Corriere.it

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