LE OTTO MONTAGNE: IN ANTEPRIMA AL FESTIVAL DI CANNES IL FILM CON PROTAGONISTI ALESSANDRO BORGHI E LUCA MARINELLI

DI ELENA SBRESCIA

Al Festival di Cannes 2022 ha debuttato il film “Le otto montagne“. La pellicola rappresenta un viaggio ricco di ostacoli, ma allo stesso tempo una grandissima amicizia. Ancora non sappiamo con certezza quando arriverà nelle sale italiane, ma nel frattempo non potevamo non notare sul tappeto rosso due dei maggiori talenti della loro generazione, e ovviamente protagonisti del film, Alessandro Borghi e Luca Marinelli. Sono loro due ad interpretare Bruno e Pietro, i personaggi principali del film.

LA STORIA
La loro storia inizia nel 1984, quando all’età di 12 anni si incontrarono un paesino di quattordici abitanti, Grana, luogo nel quale Bruno ha sempre vissuto assieme allo zio pastore. Pietro, invece, è il figlio di un ingegnere di Torino e non ha nessuna familiarità con il mondo della natura. Dato che Bruno è l’unico bambino del paesino, i due iniziano a conoscersi, fino ad arrivare a diventare inseparabili. A dispetto dello scarso rendimento scolastico, Bruno ha un’indole curiosa e sveglia e i genitori di Pietro vorrebbero portarlo a casa con sé e aiutarlo negli studi. Involontariamente questa presa di posizione segna il destino dei due. Infatti, le loro strade si dividono per poi ricongiungersi in una situazione particolarmente drammatica che li porterà ad affrontare un’avventura sia fisica che emotiva.

GLI ATTORI SI RACCONTANO
I protagonisti raccontano le bellissime esperienze e scoperte fatte sul set, come «la pazienza di camminare passo dopo passo e l’immensità dell’ aria aperta» come dice Luca Marinelli. La dimensione della montagna ha anche portato il collega a quello che chiama una sorta di «innamoramento» che non ha nulla a che vedere – spiega Borghi – con la dimensione «da turista che mangia la polenta». Per calarsi nella sua parte ha fatto un training con un ragazzo, Esteban, di 17 anni: «La sua mano è grossa come la mia testa, mi ha insegnato tanto perché gestisce un alpeggio. Mi ha fatto mungere e pascolare e preparare il formaggio e ho trovato tutto questo come una forma di meditazione. E così, dopo tre progetti di fila ad alta quota, tornare dalla Norvegia a Roma è stato sconcertante, anche perché davvero questo film per me ha rappresentato una camminata bellissima e mi ha costretto ad avere a che fare con me stesso in maniera profonda e violenta quasi».

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