MODA E SCIENZA SI UNISCONO E DANNO VITA AD UN NUOVO BRAND: NEUROFASHION BY CHIARA SALOMONE

a cura di elena sbrescia

La moda è ormai in continua innovazione e modernizzazione, e non smette mai di stupirci. L’ultima incredibile novità è un brand che è riuscito a prendere forma grazie alla neuroscienza. Il progetto, denominato Neurofashion, è di Chiara Salomone, una brillante mente laureata in psicologia e amante della moda. E proprio questa l’idea, unire moda e scienza per dare vita ad una magnifica linea di abiti sostenibili. Vogue ha deciso di intervistare la fondatrice del brand e di chiederle com’è nato quest’ultimo.”Sono partita dall’idea di creare nuovi volumi al corpo senza legarlo, ho pensato di non sovvertire i codici vestimentari e di genere ma di ignorarli: io non li vedo e vorrei che fosse così anche per gli altri. Non credo nelle misure, nell’orologio, nell’età anagrafica, nelle occasioni d’uso e nelle stagioni, credo nelle persone. Per me la bellezza è qualcosa di profondo che ha a che fare con l’immaginazione e che è frutto dell’evoluzione umana“.

Continua poi parlando dei capi di abbigliamento, e di come questi ultimi rappresentino una vera e propria seconda pelle: “L’abito è interpretato come una seconda pelle che riflette e presenta le emozioni concentrandole nei colori bianco e nero. Gli abiti sono morbidi e soggetti esclusivamente alla forza di gravità esattamente come il corpo nudo. Pur essendo solo capi d’abbigliamento, vengono pensati come oggetti magici che hanno il super potere della consolazione, di stare bene a tutti. Inoltre, gli abiti di moda sostenibile, inclusiva e genderless sono oggetti che hanno bisogno dei nostri corpi per prendere forma. Attraverso questi abiti riempiamo il vuoto, il divario tra chi siamo, come ci percepiamo e chi vorremmo essere, lasciamo andare il controllo, ci sentiamo senza limiti, senza misura, senza costrizione. Il concetto della filosofia del brand di moda sostenibile e inclusiva si può sintetizzare con Dress the Gap = Vesti il vuoto/il divario. I vestiti sono concepiti come strumenti di accettazione, di benessere che permettono di attraversare il ”vuoto” inteso come possibile divario tra ciò che siamo, la nostra immagine e chi vorremmo essere. È un messaggio di accettazione e inclusività per cui la distanza non va nascosta, riempita o accorciata ma attraversata per raggiungere la meta desiderata. Gli abiti sono gli aiutanti di ognuno di noi, eroi moderni che dobbiamo attraversare il nostro personale GAP per unire cervello, cuore e azione. Inoltre il gap è la distanza creata dagli abiti tra noi e gli altri, una distanza che cela e aumenta il desiderio in contrapposizione al tutto e subito“. Chiara ha poi parlato di quanto siano ecosostenibili i suoi abiti, prodotti nella bassa Pianura Padana e pensati per durare nel tempo.

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