Younes: “Giocatori non sanno gestire i loro risparmi”

All’Ajax mangiava pancake prima di ogni gara. «E sono arrivato così in finale di Europa League». Vuole dire, Amin Younes, che i calciatori non devono essere considerati «speciali». Vuole sottolineare, il 26 enne attaccante tedesco (con cittadinanza libanese) del Napoli, che «a tavola siamo persone normali». Attenti, certo. Ma con le tentazioni di tutti, le debolezze di chiunque. A dispetto dell’immaginario collettivo che spesso identifica il calciatore, specie quello di successo, come supereroe, tutto fisico e muscoli. L’analisi è sorprendente, quasi un elogio della normalità: Younes si confessa ai microfoni di T-Online, e inizia così la sua disamina sul mondo del pallone.

«I calciatori sono aiutati a rimanere stupidi, spremuti talvolta come limoni per il loro talento ma tenuti lontano dagli aspetti pratici della vita». Amin Younes ha talento ma anche tanta consapevolezza. E quando ammette che «un professionista può giocare in modo fantastico, ma spessonon sa cosa sia un conto corrente o, peggio, a fine carriera può ritrovarsi senza soldiperché non ha saputo gestire le proprie finanze», dimostra un realismo che va oltre quello che ci si potrebbe aspettare da un ragazzo così giovane. Che, arrivato a Napoli due anni fa, dopo qualche giorno, scappò a casa, in Germania, perché si sentiva spaesato, ufficialmente al capezzale della nonna che stava male. Saggezza e giudizio, Younes ragiona da grande: «Fino a una certa età i giovani dovrebbero ricevere soltanto una parte dello stipendio, il resto andrebbe versato su un altro conto, accessibile poi a fine carriera».

Fisico e muscoli, l’esterno del Napoli mostra però il cervello: «Bisognerebbe evitare di spendere tutto e subito». Poi un aneddoto personale sulla gestione finanziaria delle sue risorse: «Vengo da una famiglia povera ma ho avuto la fortuna di avere un padre che non mi ha mai concesso lo sperpero. Molti calciatori hanno anche cinque auto, papà mi diceva: a cosa ti servono se poi ne puoi guidare soltanto una? Ecco, nessuno te lo spiega e molti comprano cose soltanto perché possono farlo». Il momento migliore? «L’adolescenza, quando un calciatore torna a casa e pensa soltanto a pulirsi le scarpe».

Fonte: Corrieredellasera

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