La mamma di Tiziana Cantone: “Ecco la mia porno-vendetta”

Nel giorno in cui tutti sbandierano il drappo della vittoria, forse ce n’è una che potrebbe, a buon titolo, ergersi sul podio più alto. Perché lei, Maria Teresa Giglio, mamma di Tiziana Cantone – la napoletana di 31 anni suicida nel 2016 dopo la gogna mediatica innescata da una furibonda campagna di ‘sexting’ –, è la donna che con passione si è battuta per arrivare a un testo che contemplasse la porno vendetta.

“Oggi per me è un giorno davvero speciale, un primo e concreto riconoscimento a una battaglia che ho intrapreso da quando l’avverso destino mi ha portato via il bene più prezioso che la vita mi aveva donato”.

Contro tutti e tutto: contro una giustizia che appariva sorda e ostile, contro una politica che si girava dall’altra parte, convinta che si trattasse di una vicenda marginale e limitata nel valore e nelle dimensioni. Maria Teresa non si è arresa e ha tirato fuori gli artigli perché il fango schizzato su Tiziana fosse risparmiato ad altre.

“Era una promessa d’amore verso mia figlia che ha dovuto rinunciare alla sua vita per trovare quell’oblio che le sarebbe spettato di diritto. Il fatto che io sia sopravvissuta a questa perdita immane, deve avere un significato, uno scopo. Mi sono sempre chiesta quale sarebbe stato e, forse, Dio oggi mi ha dato la risposta”, commenta.

La sua convinzione è radicata e condivisa da molte altre donne: “Tiziana Cantone è stata uccisa dal web (come il titolo di un libro scritto da Luca Ribustini con Romina Farace, ndr). Ho sempre affermato una cosa: attenzione, siamo tutti Tiziana Cantone, sul web nessuno è al sicuro. Haters e troll offendono ancora mia figlia, perché sapevano che sulla Rete si restava impuniti”.

Nonostante promesse e carte bollate, i video che ritraggono Tiziana in atteggiamenti intimi restano, infatti, ancora in circolazione. “L’approvazione dell’emendamento è un ottimo risultato, ma resta irrisolto il problema della rimozione immediata del materiale dalla rete”, commenta Roberta Foglia Manzillo, l’avvocato che per prima difese Tiziana Cantone.

Oggi però non c’è spazio per le recriminazioni. “Mi sono sempre detta – aggiunge Maria Teresa – che nessun’altra deve attraversare l’inferno che ha dovuto attraversare Tiziana e nessun’altra madre deve provare questo dolore straziante e annichilente che continua a divorarmi. La giustizia terrena ci dev’essere, non può significare solo un’ombra vana”.

La mamma racconta lo scontro, dentro e fuori il Palazzo, per arrivare, dopo oltre due anni a una norma. “Non ho mai smesso di lottare e il mio unico interesse è stato sempre e solo quello di costringere le istituzioni a legiferare una norma ad hoc anche in Italia. Ora, dopo tantissimo tempo, c’è uno spiraglio di luce. Al di là delle sterili polemiche, riguardo ai meriti e alla paternità di questa legge che non ha colore politico, spero solo che venga approvata in tempi auspicabilmente rapidi e soppesando bene i molteplici aspetti, con l’aiuto ovviamente di grandi esperti. Qui si tratta di dare una risposta chiara, severa e penale ad atteggiamenti criminali commessi da persone adulte che lo Stato non può educare come ragazzini”.
Il suo pensiero, ovviamente, va al dramma che ha travolto la sua vita, alla sentenza in cui Tiziana fu addirittura condannata a risarcire i siti internet. Dopo la sua morte, tanti processi furono imbastiti e archiviati. Resta in piedi a Napoli solo il procedimento per calunnia a carico dell’ex fidanzato, Sergio Di Palo. “Oggi continuano ancora a fare soldi sul suo nome, questa è la vergogna più grande”,dice. Da qui l’impegno a non mollare. “Ho fondato subito dopo la sua morte l’associazione ‘Tiziana Cantone per le altre’. Il nostro motto è: non vergognarti di difenderti da chi dovrebbe vergognarsi”.

 

 

 

Fonte: Quotidiano.net

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