GINO SORBILLO

FIGLIO DI SALVATORE, DICIANNOVESIMO FIGLIO DI NONNO LUIGI CHE HA MESSO AL MONDO VENTUNO FIGLI DIVENUTI POI TUTTI PIZZAIOLI. CRESCIUTO IN UNA FAMIGLIA DI PIZZAIOLI, HA MATURATO DELLE IDEE, UN LAVORO, UNA CONSAPEVOLEZZA. HA PRETESO DI RESTARE A VIA DEI TRIBUNALI, AL CENTRO STORICO DI NAPOLI, DOVE TUTTI LO INVOGLIAVANO A SCAPPARE, E DAL 1995 FA PIZZA NELLA SUA FAMOSISSIMA PIZZERIA.

 

Come si è evoluta la pizza dal ‘95, ad oggi?

Non si è evoluta la pizza. Io ho lavorato molto sull’identità del pizzaiolo, ho preteso che questa categoria si evolvesse ed intraprendesse un percorso di identità, di consapevolezza, di territorio, di resistenza, di forza, di coraggio ed in questa cosa, forse, ci sono riuscito. Ma aspetto che lo riconoscano gli altri.

Com’ è cambiata la percezione della gente nei confronti della pizza, oggi, rispetto a qualche anno fa?

Prima le persone consideravano le pizzerie di serie “b”, un ripiego alla ristorazione. Su questo ho lavorato tanto cercando di far capire che la pizzeria non aveva nulla a che vedere con la ristorazione, che poteva essere ad essa abbinata ma che comunque aveva una propria identità, un proprio stile, una propria storia, anche molto più antica della ristorazione stessa. Molte volte veniva eliminata la pizza pensando che questa sminuisse l’importanza del ristorante ed io ho cercato di mostrare, anche a seguito di serate con chef stellati, con le trasmissioni, con dei laboratori, con i congressi, che una pizza ed il pizzaiolo napoletano potevano essere all’altezza e preparati per poter fare determinate cose. Questo ha cambiato il mondo della pizza. Molti pizzaioli, sulla scia di quello che faccio e che ho fatto, hanno riacquistato la dignità del mestiere e questa cosa per me è una vittoria perché significa che nonostante l’invidia, che scaturisce quando si ha successo, le cose sono state fatte con criterio… veramente con il cuore. Ci spieghi per lei cosa è la pizza. Per me la pizza è un’esperienza, è una condivisione, è un punto di vista, è una tela da dipingere. La pizza non è mai la stessa, è un piatto che ha a che fare con Napoli, con la Campania, con l’Italia ed è un cibo sano.

Tanto rumore per la pizza di Carlo Cracco. Cosa l’ha spinta a difendere entrambi con tanto fervore?

Mi ha spinto la libertà di poter fare pizza. Io sono stato dietro a pizzaioli di tutto il mondo, di altri stili, di altre scuole, di altre filosofie. La stampa sa di quanto io sia aperto alle condivisioni, ai laboratori, ad accogliere anche a casa mia nuovi talenti, nuovi punti di vista.

Anche se non viene venduta come pizza napoletana, viene venduta come pizza margherita. Alcuni simboli non andrebbero comunque tutelati?

Purtroppo il termine pizza o pizza margherita non è tutelato. Non esiste legge che privi l’utilizzo del termine. Ovunque, anche in Corea, troviamo pizzerie che utilizzano impropriamente il termine “Pizza Margherita”. Anche a casa, milioni di persone, nell’abbinare pomodoro e mozzarella dicono “Ho fatto la pizza Margherita”. Per me, la pizza di Carlo Cracco, resta comunque un tributo alla pizza napoletana e alla pizza. Non l’ho visto come un tradimento.

Molti credono che difendere Carlo Cracco sia stata un’ottima manovra di marketing…costo praticamente nullo con una resa altissima. Quanto c’è di vero?

Totalmente stupida come cosa. Chi non arriva a certi ragionamenti, a certe aperture, dà sempre la colpa al marketing. Io sono stato il primo campano ad aver mangiato la pizza di Carlo Cracco, ed è stato molto onesto a spiegarmi come la realizzava, la filosofia, tutto. Io ho espresso solo un mio parere su un social, non ho scritto alcun articolo a riguardo. A me è piaciuta così come dirò sempre che mi sono piaciute tutte le pizze che riuscirò a mangiare, punto.

La percezione che il pubblico ha di lei è molto alta. Gloria, successo, potere. È tutto oro quel che luccica?

Nel mio lavoro sono sempre stato onesto e sincero. Proprio per questo ho guadagnato la stima delle persone che mi seguono e che mi considerano un napoletano aperto, che non le manda a dire e che si assume la responsabilità di ciò che afferma. Sono un uomo molto schietto.

Qual è stato il momento più brutto della sua vita?

Nessuno.

Qual è stato il più bello?

Tutti.

 

di Bruno Sodano

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *