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Geolier, quando il successo nasce dall'anima. Il mio racconto della terza e ultima serata allo Stadio Maradona di Napoli

Sono uscita dal terzo e ultimo concerto di Geolier allo Stadio Maradona con una sensazione difficile da spiegare. Non era soltanto la soddisfazione di aver assistito a uno spettacolo straordinario. Era qualcosa di più profondo. Era l’emozione di aver visto migliaia di persone cantare le stesse parole come se raccontassero un pezzo della propria vita.

E forse è proprio ieri sera che ho capito davvero il successo di Geolier.

Ricordo ancora la prima volta che mio figlio mi fece ascoltare “P’ Secondigliano“, il brano che lo ha fatto conoscere al grande pubblico, soprattutto in Campania.
Devo essere sincera: non mi colpì.
Anzi, quel linguaggio così diretto e quel modo di raccontare la strada mi fecero pensare che non fosse un artista adatto ai miei gusti.

Mi sbagliavo.

Con il tempo ho iniziato ad ascoltarlo davvero. Non soltanto la musica, ma le parole. Oggi è uno degli artisti che ascolto più spesso, e forse la cosa sorprende perfino me.
Ho 53 anni, appartengo a una generazione molto distante dalla sua, eppure molte delle sue canzoni arrivano dritte al cuore.

Ieri sera mi sono guardata intorno e ho capito di non essere l’unica.

C’erano bambini, adolescenti, ragazzi, genitori e perfino nonni. C’erano famiglie intere. Molti erano arrivati per accompagnare i figli e, quasi senza accorgersene, si sono ritrovati a cantare ogni parola insieme a loro. È raro vedere un artista capace di unire così tante generazioni.

Credo che il suo successo non dipenda soltanto dalla musica.

Geolier rappresenta la dimostrazione che le proprie origini non sono un limite. È il ragazzo cresciuto in un quartiere difficile, che si è costruito tutto con il lavoro, il talento e una determinazione fuori dal comune. Ma soprattutto è rimasto educato, rispettoso, con i piedi per terra.

Lo abbiamo visto anche durante il Festival di Sanremo. Dopo i fischi ricevuti all’Ariston, non ha mai risposto con rabbia o arroganza. In conferenza stampa, davanti alla domanda di una giornalista che gli chiese se non si sentisse di aver “rubato” la vittoria della serata cover, rispose con grande compostezza: disse semplicemente di sentirsi a disagio davanti a quella domanda e che “rubato” era una parola molto brutta.

È anche questo che conquista gli adulti.

Molti genitori, me compresa, vedono in lui quei valori che vorrebbero trasmettere ai propri figli: il rispetto, il sacrificio, l’umiltà e la capacità di non perdere sé stessi quando arriva il successo.

I ragazzi, invece, vedono un sogno possibile. Vedono qualcuno che è partito dal basso e dimostra che, con impegno e talento, anche ciò che sembra impossibile può diventare realtà.

Non è un caso che il suo ultimo album si intitoli Tutto è possibile. È una frase che racchiude perfettamente la sua storia e, in fondo, il messaggio che lascia a chi lo ascolta.

Il concerto di ieri sera è stato molto più di una successione di canzoni. È stato un viaggio collettivo fatto di emozioni, ricordi, speranze e orgoglio. Uno stadio intero che cantava all’unisono, con gli occhi lucidi e il sorriso sulle labbra.
Il primo cantante italiano trasmesso in diretta mondiale su Prime Video.

Sono entrata al Maradona per assistere al concerto di un artista.
Ne sono uscita con la certezza di aver visto un ragazzo che, attraverso la sua musica, è riuscito a parlare a un’intera generazione… e anche a quelle che l’hanno preceduta.

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