FashionInterview

Luigi Lauro e il ritorno dell’eleganza: visione, regole e nuovi codici dello stile maschile

Dai social al progetto Eterno Napoli, una visione netta e contemporanea che riporta lo stile maschile a un equilibrio tra regole, identità e consapevolezza.

In un feed dominato da tendenze che nascono e muoiono nel tempo di uno scroll, Luigi Lauro va nella direzione opposta: rallenta, seleziona, definisce.
Influencer e consulente di stile napoletano, seguito anche all’estero, ha costruito una presenza forte e riconoscibile imponendo una visione netta: l’eleganza non è un’opzione, è una scelta.
Il suo linguaggio è diretto, a tratti divisivo, lontano dalle dinamiche dell’approvazione facile. Non rincorre il consenso, lo filtra. E proprio per questo riesce a parlare a un pubblico preciso, spesso più maturo, che nello stile non cerca solo estetica, ma identità.
Dai contenuti social al progetto Eterno Napoli, realtà che unisce tradizione sartoriale, su misura e visione contemporanea, Lauro costruisce un racconto coerente, in cui ogni capo diventa parte di un sistema più ampio: un modo di stare al mondo prima ancora che di vestirsi.
In un’epoca che semplifica tutto, lui complica. Rimette regole, introduce misura, riporta attenzione.
E allora la domanda non è più se l’eleganza esista ancora, ma chi è disposto, oggi, a sostenerla davvero.

L’eleganza “da uomini, non da ragazzini” è una linea molto netta. Non temi che possa risultare esclusiva più che educativa?
L’esclusione, in realtà, fa parte del nostro quotidiano a tutti i livelli. Io propongo un’identità chiara, ben definita, che può piacere a una parte di pubblico e non piacere a un’altra. Per questo preferisco concentrarmi su chi riconosce e condivide il mio messaggio. E poi diciamolo: oggi ci sono molti ragazzini che vestono da uomini e molti uomini che vestono da ragazzini.

Hai costruito un linguaggio molto riconoscibile. È stata una strategia o una conseguenza naturale?
È stata una scelta precisa: ho deciso di portare la mia vera essenza e il mio punto di vista, smettendo di inseguire trend e valori che non mi appartenevano. Da lì si è creata una nuova connessione con il pubblico. Prima la comunicazione era più sterile, più vuota; oggi, paradossalmente, vedo che quel tipo di linguaggio sta diventando saturo.

Se dovessi “ripulire” gli armadi maschili italiani, da dove inizieresti?
Calze bianche, borselli, pantaloni skinny.

In un mercato che spinge verso velocità e numeri, quanto è difficile restare coerenti con la vostra filosofia?
Non è difficile, se scegli di esserlo davvero. Abbiamo rifiutato proposte di investitori e logiche di wholesale proprio perché con grandi produzioni è impossibile mantenere lo stesso livello qualitativo. Preferiamo una crescita più lenta, ma sostenibile. Ed è esattamente quello che cercano i nostri clienti.

Parlate di eleganza che dura nel tempo. Come si costruisce davvero un guardaroba così?
Scegliendo capi intelligenti, senza tempo e con la giusta qualità. Nel mondo casual e classico ci sono pezzi imprescindibili – un blazer blu, un abito gessato, un pantalone sartoriale grigio – che non sono solo eleganti, ma fanno parte della quotidianità.

Come si costruisce una collezione coerente senza rinunciare alla personalità?
Partendo da una base solida, che non cambia nel tempo e che diventa il punto di riferimento per tutto il resto. Anche l’outfit più particolare nasce da un equilibrio: una base essenziale e un solo elemento più eccentrico. È lo stesso approccio che consigliamo ai clienti che vogliono trasformare davvero il proprio armadio.

Che ruolo ha Napoli nella tua visione estetica?
Napoli è una fonte continua di ispirazione, anche per i suoi contrasti. Fa parte del DNA di chi ci nasce. Io stesso sono un esempio: ho uno stile classico, ma sono ricoperto di tatuaggi. Anche nelle mie scelte estetiche porto la mia napoletanità. E poi non dimentichiamo che siamo la patria della sartoria italiana.

Il tuo modo di comunicare l’eleganza è diverso dal solito. Come lo hai costruito?
Non inseguendo i numeri, non seguendo i trend e mettendo sempre un elemento che spiazza chi guarda. Racconto l’eleganza anche attraverso momenti di ironia, a volte quasi surreali. È qualcosa che non ti aspetti da chi indossa giacca e cravatta, perché di solito viene percepito come più rigido.

C’è qualcosa del tuo percorso che ancora non racconti abbastanza?
Sicuramente tutta la mia esperienza da manager. Prima di fondare le mie aziende ho gestito quelle degli altri, e quel lato più tecnico vorrei iniziare a condividerlo di più. Non per dare lezioni, ma per aiutare i più giovani a fare scelte più consapevoli.

Ti muovi in un mondo in cui tutti vogliono insegnare qualcosa. Tu cosa stai davvero costruendo?
Oggi il 99% di chi “insegna” riprende contenuti già visti. Molti parlano di moda senza conoscerne davvero le basi, senza sapere neanche distinguere i materiali. Io ho fatto il percorso inverso: prima ho lavorato nel settore, poi ho iniziato a comunicarlo. Per questo il mio obiettivo è costruire uno stile con fondamenta solide, pensato per chi vuole vestire da uomo, non da ragazzino.

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