Remo Vanacore si racconta: il designer campano svela i retroscena del proprio lavoro tra ricordi di infanzia e sogni

In Italia si dà ancora grande valore al lavoro manuale, legato a una creatività passata tramandata al presente e che si trasforma in oggetti contemporanei. Un lavoro, quello artigianale, che ha una grande importanza sociale perché trasmette al mondo la tradizione e la cultura del nostro Bel Paese. Questi tipi di lavoro stanno, negli ultimi anni, riacquistando la loro forza attrattiva. Lo sa bene Remo Vanacore, giovane designer di origini casertane, che oggi studia e lavora a Napoli e che ha fatto della passione per la manifattura artigianale il fulcro della sua creatività.

Sei nato a Casal di Principe, in provincia di Caserta. Un paese ricco di tradizioni e cultura, dagli Osci ai Normanni, fino alla prima cooperativa chiamata “Risveglio” che riscattarono i terreni dei nobili, nel secondo dopoguerra.  In che modo queste tue origini influenzano le tue creazioni?

All’inizio del mio percorso il vestiario storico ha molto influenzato le mie creazioni, in quanto essendo sempre stato un tipo di abbigliamento ricco e costruito su più strutture sartoriali suscitava in me voglia di “riemulare” in chiave contemporanea alcuni elementi tra i quali la cintura e il concetto di castità e ricollegabili ad alcuni temi molto toccanti della realtà odierna per quanto riguarda la sessualità della donna nella nostra società.

 Come nascono quindi i tuoi progetti?

 I miei progetti nascono dai pensieri utopici e filosofici della vita che si susseguono continuamente nella mia mente, che s’immedesimano e coincidono con i disagi sociali attuali avvertiti dai giovani come me. In seguito quando trasporto tutto su carta pongo le mie idee in maniera molto disordinata tra fase di ricerca e sketch per cercare di trovare stretti collegamenti che illustrati e realizzati poi possono catturare l’occhio di chi li guarda per arrivare al messaggio finale che ho voluto mandare. 

Quanto è importante, secondo te, l’artigianato ai giorni nostri?

L’artigianato cosí come la manualità in generale è un qualcosa che stimola la creatività.  Un modus operandi, che oltre ad un patrimonio di idee, tecniche e competenze ha saputo tramandarsi nel corso della nostra società. In questo periodo in cui tutto si è “ibernato” credo che molti abbiano riscoperto la bellezza del handmade riportando alla luce della contemporaneità quella manualità italiana tanto acclamata nel mondo. 

Quindi secondo te stiamo ritornando un po’ alle origini?

Ogni volta che si parla d’innovazione non si puo’ non guardare al passato. Penso che come in ogni cosa o progetto che si crei sia importante non trascurare le origini, anche perchè tutto ciò che ci circonda, e non solo parlando del campo della moda, è un’evoluzione continua di ciò che già esiste. Quindi se non si conosce quello che si ha non si potrà mai cercare al tempo stesso di andare oltre, per arrivare cosí ad una nuova e migliore visione della cosa stessa.

Un incontro emozionante che ricordi con affetto?

Credo che l’incontro più emozionante e che proteggo gelosamente nei miei ricordi sia stato proprio con me stesso. All’inizio del mio percorso Accademico è come se avessi avuto una sorta di visita dal me “bambino” che si portava via quelle sensazioni d’incertezza e debolezza che mi appartenevano e portavano a mettermi da parte per timore di poter risultare di troppo in qualsiasi contesto, lasciandomi carta bianca per la nuova strada intrapresa costruendomi cosí una mia nuova identità tutta mia.

La figura della nonna nella tua vita di designer?

Mia nonna una semplice sarta casalinga ha rappresentato l’inizio della mia passione per la moda. Ricordo che da bambino la guardavo cucire con quella vecchia macchina nel salone dove lei spingeva il pedale con molta naturalezza, mentre quando io ci provavo goffamente avevo bisogno di tutta la forza delle mie piccole gambe per provare a fare un singolo punto. Rammento tutte le pezze che le ho rovinato con le varie prove che lei scuciva solo per il gusto di vedermi felice. Penso che sia stata la persona più dura con me in questo campo, non mi ha mai aiutato ne consigliato, mi ha sempre lasciato sbagliare per cercare d’imparare qualcosa in più o di capire qualcosa che lei con i suoi modi “antichi” non era capace di spiegarmi. Vorrei solo ringraziarla, cosa che purtroppo faccio poco, per avermi fatto scoprire la sua realtà che pian piano sta diventando anche la mia. 

 Tra poco ti dovrai laureare. Puoi darci qualche anticipazione sui progetti che ti vedranno coinvolto questo anno e quali sono i tuoi sogni nel cassetto, che desideri realizzare?

Quest’anno terminerà il mio percorso triennale e questa cosa suscita in me sentimenti contrastanti, sia perché rappresenta il primo punto d’arrivo della mia carriera sia l’inizio di nuovi percorsi di studio/lavorativi che dovrò affrontare. Per adesso sto lavorando al progetto per il contest della Fashion Graduate, rappresenterà il corpo principale della mia tesi e quindi mi sta tenendo molto impegnato anche perchè sto cercando di concentrare in questa collezione quella che è stata la mia personale evoluzione in questo percorso. Per quel che riguarda i miei sogni sicuramente il più grande ecomplesso da conquistare sarebbe quello di diventare Creative director di un brand che mi permetta di rendere pubblico attraverso i vari canoni lavorativi della moda e dei mass-media a livello internazionale la percezione utopica della realtà che immagino per cercare nel mio piccolo di mutare e ledere ciò che ancora oggi c’è da modificare attorno a noi. 

 Che cos’è LOKE per te?

Loke per me ha rappresentato un punto di ritorno a quelle che erano le mie origini creative, poiché è arrivato in un momento in cui mi sentivo bloccato in limbo dove non riuscivo a fare passi avanti su tutti i fronti. È stata l’occasione per mettermi nuovamente in gioco e ha risvegliato ciò che nutriva i miei stimoli, inoltre rappresenta quel ritaglio di spazio e quella possibilità data a noi giovani di esprimere con la nostra voce cioè che abbiamo da dire ad una società che corre irrefrenabilmente, non curandosi dei nostri se pur acerbi punti di vista.

Comunicato stampa

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