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L’ARTIGIANATO ITALIANO, TRA TRADIZIONE E RIVOLUZIONE

La sfilata di Palazzo Pitti fu organizzata per la prima volta a Firenze, il 12 febbraio 1951, da Giovan Battista Giorgini che lanciò il made in Italy sulla scena internazionale, avviando così le premesse per una fruttuosa collaborazione con l’industria del cinema.
L’artigianato italiano è tutt’oggi riconosciuto nel mondo come sinonimo di qualità e cura dei dettagli e di un saper fare che contribuisce da sempre alla competitività di settori come la moda e il design. 

Le produzioni asiatiche, che hanno ormai raggiunto alti livelli sul piano dell’innovazione, non possono ancora competere su quel capitale intangibile fatto di abilità, passione e tradizione e che è il risultato di un’eccellenza che viene tramandata di generazione in generazione e che è il vero e proprio valore aggiunto che caratterizza i prodotti del nostro Paese, destinati ai mercati globali come quelli delle maison di lusso che continuano a preferire le competenze dei maestri artigiani per alimentare una produzione d’élite. 

L’eccellenza dell’artigianato comprende diversi settori e sono quelli della moda in particolare a rendere “il Bel Paese” grande nel mondo.
Si tratta di una moda lenta, per lo più sostenibile, con tempi di lavorazione e ritmi ben diversi dalla velocità della produzione industriale, in cui tutto viene prodotto in serie su larga scala.
Ed è proprio questo, insieme alla creatività e alla ricercatezza delle forme e dei materiali giusti, ad impreziosire il prodotto.
Quella dell’artigianato italiano è infatti considerata tra le filiere più importanti al mondo, composta di piccole e medie manifatture, ma che oggi risulta anche tra le più colpite dalla pandemia. 

Dopo lo shock generato dall’emergenza sanitaria, più che mai, questo settore deve puntare sempre  più all’innovazione digitale.
Inizia così ad essere lasciata alle spalle l’immagine del “classico artigiano” che adesso, è sempre più manager e maker.
La pandemia ha quindi accelerato la rivoluzione digitale, diventando un elemento imprescindibile di sopravvivenza.
Se prima della pandemia il 20% delle imprese non aveva un sito web né addetti digitali, adesso si stima che circa 122mila imprese in più utilizzano l’e-commerce con il fine di restare sul mercato in maniera competitiva. 

A prescindere dalle reazioni causate dalla pandemia, possiamo comunque affermare che la tradizione custodita dalle realtà manifatturiere a volte non può essere apprezzata al meglio, poiché non supportata da strumentazioni adeguate che ne restituiscano il valore.
Viviamo infatti in un mondo globalizzato, dominato da grosse multinazionali che hanno la capacità di raggiungere un vasto pubblico in tempi rapidissimi e contando sulla massima efficacia.
Il piccolo artigiano spesso non dispone di queste competenze e per questo, rischia di restare penalizzato dalle logiche del mercato  che rendono secondarie le sue creazioni.

Ed è così che, seppur a causa di un’emergenza globale, l’Italia e gli artigiani italiani guardano al futuro, al digitale, alle innovazioni, ma con un piede sempre e comunque nel passato; un passato di tradizioni, di botteghe e di mani, che lavorano e raccontano le più belle storie di questo Paese.

di Carolina Chef

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