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Covid-Aumenta tasso di positività

Il tasso di positività vola quasi al 18% e ora sulla ripartenza delle Regioni, dal 7 gennaio nuovamente divise in tre fasce, pesa l’andamento dei contagi. Crescono di pari passo le perplessità sul fronte della riapertura delle scuole: anche se l’avvio della didattica in presenza al 50% negli istituti resta al momento fissato al 7 gennaio, tra i governatori ci sono ancora molti dubbi.

Tanto da spingere il presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, a rimettere in discussione quella data: “credo sarebbe giusto che il governo nelle prossime ore ci riconvocasse e insieme prendessimo una decisione, in maniera molto laica”, dice. In vista di un nuovo decreto che supererà l’ultimo Dpcm in scadenza il 15, si guarda inoltre a cosa succederà nelle prossime settimane: il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha firmato l’ordinanza con cui si differisce la riapertura degli impianti sciistici al 18 gennaio.

“Ora si può finalmente ripartire in sicurezza”, commentano soddisfatti gli assessori con delega allo sci delle Regioni e Province autonome dell’arco alpino e dell’Abruzzo. E qualche spiraglio si apre sulle palestre con la proposta della coordinatrice dello Sport delle Regioni, Tiziana Gibelli, che ipotizza la ripartenza dal 15 gennaio sotto la garanzia di regole rigide. La collocazione dei territori nelle varie zone – gialla, arancione o rossa – sarà invece decisa già in seguito al monitoraggio che arriverà nella prima metà della prossima settimana. A rischiare la zona rossa per ora sono soprattutto Veneto, Liguria e Calabria, ma anche Puglia, Basilicata e Lombardia. Altri indicatori d’allerta riguardano Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta, Piemonte, Provincia autonoma di Trento ed Emilia Romagna, che hanno una probabilità superiore del 50% di superare la soglia critica di occupazione dei posti letto in area medica in 30 giorni, mentre per Lombardia, Trento e Veneto lo stesso discorso vale per le terapie intensive.

Incerta la situaione della Sardegna, mentre fonti di Goveerno fanno sapere che dal 7 l’Abruzzo tornerà in zona gialla. Riguardo all’andamento del contagio, gli ultimi dati a livello nazionale non sono confortanti: il bollettino parla di 364 morti e 11.831 nuovi casi Covid su un numero basso di tamponi effettuati, poco più di 67mila. L’incidenza di positività è ora salita quasi di tre punti, al 17,6%, e tornano ad aumentare – anche se solo di 16 unità – i pazienti ricoverati in terapia intensiva. Gli effetti del Dpcm del 24 ottobre – secondo diversi esperti – sono ormai esauriti e in tutta Italia la curva dell’epidemia sta tornando a salire, tanto che le stime elaborate dallo statistico Livio Fenga indicano circa 600mila casi complessivi a fine gennaio, contro i circa 577mila attuali. E sono almeno 14 le regioni in cui le stime indicano una ripresa dei contagi a partire dal Veneto.

Dall’indagine emerge una tendenza all’aumento nelle province autonome di Trento e Bolzano, in Veneto, Emilia Romagna, Lazio, Marche e Umbria. Per il matematico del Cnr, Giovanni Sebastiani, la speranza è che “la ripresa sia mitigata dagli effetti delle misure introdotte alla vigilia Natale, delle quali si potranno vedere gli effetti nella seconda settimana di gennaio”. Secondo l’esperto “sarebbe prudente vedere l’andamento dei dati e soltanto dopo decidere se riaprire le scuole”.

Fonte Ansa

Covid-19, tutto quello che c’è da sapere

1- Che significa guarire dal Covid-19?
«Significa estinguere i sintomi della malattia causata dall’agente infettivo chiamato Sars-CoV-2, ad esempio mal di gola, polmonite, difficoltà nel respirare, insufficienza di vari organi. Il contagio non consiste nella trasmissione del virus ma della malattia», chiarisce Giorgio Palù, emerito di virologia all’università di Padova.

2- Chi guarisce dai sintomi resta positivo?
«Si può guarire e rimanere positivi al test molecolare o a quello antigenico che rilevano rispettivamente la reattività a frammenti dell’Rna (il nucleo) del virus o nei confronti di un antigene appartenente alla struttura del virus. Però non è detto che questi frammenti rappresentino particelle virali infettanti. In altre parole, un positivo può non essere contagioso e infezione non significa malattia».

3- La contagiosità di un individuo dipende dalla carica virale?
«Sì, questo è un assioma dell’infettivologia. La diffusione di un qualsivoglia agente di malattia trasmissibile, sia esso batterio, virus, parassita, fungo, protozoo o tossina, dipende dalla concentrazione e quindi dall’attività di replicazione del virus e da quanto un individuo viene colpito. Se è bassa possiamo non essere infettivi. Alcuni ricercatori hanno stimato qual è la carica virale minima presente nelle secrezioni respiratorie necessaria a trasmettere l’infezione. Ma non esiste ancora un test specifico per misurare con precisione la carica di questo coronavirus».

4- Quanto tempo passa in media dalla remissione dei sintomi al risultato negativo del test?
«Non c’è un tempo definito, sono situazioni molto variabili. Dipende dall’età, dalla concentrazione virale, dallo stato immunitario. Sono stati visti pazienti immunodepressi che per mesi non sono riusciti a liberarsi del virus. Gli anziani possono avere infezioni di maggiore durata perché il loro sistema immunitario è funzionalmente senescente e meno allenato rispetto a quello dei bambini che ricevono tante vaccinazioni e vengono a contatto con diversi virus, tra i quali i normali coronavirus del raffreddore».

5- Quando il tampone è negativo, vuole dire che il virus è sparito?
«Dipende dalla sensibilità del test ma in genere significa che il virus non è più presente nella parte del corpo dove siamo andati a cercarlo. Il tampone eseguito sulla tonsilla può essere negativo ma non si può escludere che il virus sia presente nelle basse vie respiratorie. Questo però non equivale alla capacità di poter ancora trasmettere il virus».

Fonte: Corriere.it

Il Dott. Bernardo paziente e medico al tempo del Covid, storia emozionante che arriva da Rieti

Non solo storie tristi nel periodo del Coronavirus.

Storia lieta arriva da Rieti, dove all’ospedale De Lellis, lavora il dott. Vincenzo Bernardo.

Romano di nascita, reatino d’adozione, Bernardo opera dal 2015 nello staff dell’Unità operativa complessa di cardiologia diretta dal dott. Kol.

Nei giorni scorsi, il dott. Bernardo, è stato colpito dal Covid-19, ma non si è perso d’animo e nello stesso tempo era paziente e medico al servizio delle altre persone ricoverate nell’ospedale in cui lavora.

Un medico, colpito dal virus che ha aiutato pazienti e colleghi.

Ecco una bella storia al tempo del Covid-19

Situazione Covid in serie A: la Figc indaga sulla Lazio

Nella giornata di ieri il pm Chiné e gli ispettori della procura FIGC hanno fatto visita alla Lazio in seguito al focolaio che pare essere esploso all’interno dello spogliatoio biancoceleste. Le modalità con cui sono emersi i casi di Covid e la successiva comunicazione hanno fatto sorgere più di una domanda nonostante sia una prassi quella di seguire da vicino i casi di positività e il rispetto del protocollo (è stato fatto anche nei casi del Genoa, del Napoli e della Juventus). Gli ispettori hanno avuto un lungo faccia a faccia con il presidente Lotito dopo la decina di casi riscontrati dai tamponi UEFA. Secondo il coordinatore dello staff medico laziale Rodia “ci sono alcuni casi da verificare”, come quello di Immobile ma la verità verrà fuori dai prossimi tamponi effettuati. Decisivo sarà il giro di test a 48 ore dalla sfida contro il Torino: con troppi casi in rosa, la Lazio non esclude la possibilità di chiedere il rinvio come da regolamento della Lega. A riportarlo è Il Messaggero.

Fonte: TMW

Valentino Rossi positivo al tampone Covid

Doveva essere un normale giorno di interviste per Valentino Rossi che invece si è svegliato con febbre e stanchezza risultati poi sintomi del coronavirus. La conferma è arrivata con il referto del secondo tampone alle 16.00 di giovedì mentre il primo test rapido era sì risultato negativo ma evidentemente inaffidabile. Rossi sui canali social ha espresso tutto il suo dispiacere per dover saltare la gara di domenica e probabilmente anche la prossima, sempre sulla pista di Aragon fra dieci giorni.

Il pilota della Yamaha ha anche aggiunto di essersi attenuto scrupolosamente al protocollo e che nonostante questo è risultato positivo al Covid. Con grande trasparenza, anche la Yamaha ha diramato un comunicato ufficiale in cui ha elencato tutti gli spostamenti di Rossi, dal ritorno a casa a Tavullia da Le Mans domenica sera, ai test effettuati in questi giorni, al soggiorno a casa sua fino ad oggi. In questo lasso di tempo Rossi non è entrato in contatto con nessun membro del team, tanto che sono risultati tutti negativi. Sara un’assenza pesante per il Motomondiale ma la cosa più importante è che Rossi guarisca il prima possibile e che concluda la quarantena a casa sua contando sull’affetto di milioni di tifosi.

Fonte: Sky

Zeiss presenta le lenti per i dispositivi digitali

Oggi, più della metà della popolazione possiede un dispositivo digitale portatile e gli over 55 si confermano la fascia di età media con i più alti tassi di crescita per l’utilizzo di smartphone (1).

Inoltre, il 57% della popolazione mondiale è connessa a Internet e, ogni giorno, ci sono più di 1 milione di nuovi utenti che si collegano alla rete (2). Questi dati forniscono una fotografia perfetta di quanto il mondo sia sempre più digitale e di come essere connessi sia ormai la normalità.

I vantaggi derivanti da questa iper-connessione sono numerosi ma, per sfruttarli al meglio, è necessario dotarsi delle migliori soluzioni e di tecnologie innovative, anche quando ci si riferisce agli occhi. Come si tende ad acquistare l’ultimo modello di smartphone, dotato della più recente tecnologia, allo stesso modo è necessario riflettere anche sulle proprie abitudini visive e informarsi su quali tecnologie sono in grado di rispondere alle nuove esigenze dei nostri occhi.

Zeiss ha condotto un’attenta e accurata analisi delle esigenze visive moderne e ha approfondito scientificamente come cambia il comportamento visivo con l’uso costante dei dispositivi digitali, non solo in relazione al movimento ma anche in relazione all’avanzare dell’età e al variare della fisiologia dei nostri occhi.

Il risultato ha portato alla creazione di un unico portafoglio di lenti da vista che risponde alle esigenze visive derivanti dal nuovo stile di vita: Zeiss SmartLife.

Come i dispositivi digitali stanno cambiando il modo in cui si muovono gli occhi.

Gli smartphone fanno indiscutibilmente parte della nostra vita quotidiana. Mentre i primi telefoni cellulari sono stati progettati semplicemente per effettuare e ricevere chiamate – e successivamente anche per scrivere messaggi di testo – gli smartphone di oggi richiedono un’attenzione sia uditiva che visiva maggiore.

Oggi l’uso dello smartphone è diventato più dinamico, vario e diversificato. Il 70% dei consumatori, ad esempio, utilizza più di un dispositivo (3) e contemporaneamente svolge altre attività: si naviga online mentre si fa colazione, si utilizzano app di mapping per girare in città e per comunicare tutto il giorno anche con la propria casa; basti pensare allo sviluppo esponenziale che ha avuto e avrà l’IoT (Internet of Things) nel corso degli anni.

A livello visivo questo si traduce non solo nel fatto che si tende a tenere lo smartphone sempre più vicino agli occhi (4), rispetto a quando si legge un libro o una rivista, ma determina anche un importante cambiamento nel comportamento dello sguardo.

Il Dynamic Gaze Study

Lo studio condotto sul comportamento visivo dinamico condotto dallo Zeiss Vision Science Lab di Tubinga, in Germania, ha esaminato gli effetti degli smartphone sul comportamento visivo nelle situazioni quotidiane: lavorare alla scrivania, conversare e camminare all’interno di un edificio. Ogni attività è stata svolta per dieci minuti, prima con lo smartphone e poi senza, e ai soggetti coinvolti è stato chiesto di utilizzare lo smartphone come farebbero normalmente.

I risultati hanno dimostrato che gli smartphone incidono significativamente su dove si guarda e, più nel dettaglio, che quando si guarda un device mobile si abbassa lo sguardo molte più volte, senza però muovere la testa verso il basso.

Se si utilizzano occhiali da vista, questo vuol dire che mentre si guarda lo smartphone lo si fa attraverso la parte inferiore della lente molto più di frequente, andando ad utilizzare un’area della lente più ampia rispetto a quanto facevano, quando i device venivano utilizzati di meno e non avevano un ruolo così centrale nella vita di tutti i giorni.

Nella progettazione delle lenti SmartLife, ZEISS ha quindi capito di dover incorporare tutte queste conoscenze e ha inoltre aggiunto un’ottimizzazione basata sulle esigenze visive correlate all’età, non solo per le lenti progressive – utilizzate maggiormente a partire dai 45/50 anni – ma anche per quelle dal design più semplice come le monofocali.

Con l’età, infatti, cambia l’anatomia e la fisiologia degli occhi ma rimane invariato e costante l’utilizzo dei dispositivi digitali e la conseguente visione dinamica alla quale sono sottoposti gli occhi. Proprio per questo motivo, SmartLife nasce come un portafoglio completo e unico per i consumatori di oggi, indipendente dall’età.

1 Deloitte LLP. (2017). State of the smart – Consumer and business usage patterns. Global Mobile Consumer Survey 2017: UK Cut.

2 We Are Social & Hootsuite. (2019). Digital 2019 Essential insights into how people around the world use the internet, mobile devices, social media and e-commerce.

3 The Vision Council. (2016). Eyes overexposed: The digital device dilemma. 2016 Digital eye strain report

La voglia di salute è più forte del meteo: Grande partecipazione in piazza Dante per i test congiunti e gratuiti Epatite C e Covid-19

Una lunga coda fin dall’avvio dei test, alle 9,30 del mattino, in piazza Dante a Napoli per lo screening gratuito che gioca d’anticipo contro due grandi nemici della nostra salute: Covid-19 ed Epatite C. È stata massiccia e ordinata, nonostante la pioggia – circa 200 le persone registrate a metà giornata, eguagliando il risultato della tappa inaugurale a Roma – la partecipazione alla “prima” campana del roadshow, organizzato dalla società di consulenza manageriale in ambito healthcare, MA Provider, con il contributo non condizionato di Abbvie. Domani si replicherà in Piazza Amendola a Salerno dove ci si potrà prenotare per i test dalle 9.15 alle 12.30 . 

Con tre tappe fra Lazio e Campania e le ulteriori due previste in Lombardia, si realizza il primo “progetto pilota” interregionale di screening congiunto Covid-19/HCV.  L’esame diagnostico abbinato sui 2 virus consentirà di raccogliere i primi dati statistici di riferimento e di individuare, così, ulteriori sacche di sommerso del virus HCV in Italia: passi avanti importanti verso l’obiettivo OMS di eliminazione – entro il 2030 – del virus Epatite C nel nostro Paese. L’iniziativa è promossa dall’Associazione Italiana per lo Studio del Fegato – AISF e dalla Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali – SIMIT, con il patrocinio dell’Associazione dei Pazienti EpaC Onlus e del Comune di Napoli.

L’idea del doppio test nasce dalle attività che le Società scientifiche AISF e SIMIT e l’Associazione pazienti EpaC Onlus, già svolgono insieme da diversi anni riunite sotto la sigla di ACE – Alleanza contro le Epatiti e ha preso vigore negli ultimi mesi, dopo che diversi studi hanno rilevato una riduzione di oltre il 90% dei trattamenti durante il lockdown. Il test congiunto è esplicitamente indicato come opportuno anche nel documento conclusivo dell’“Indagine conoscitiva in materia di politiche di prevenzione ed eliminazione dell’epatite C”, approvato all’unanimità in XII Commissione “Affari Sociali” della Camera dei Deputati, lo scorso 11 giugno: può infatti costituire un primo step per ampliare gli screening e far emergere il “sommerso”, al fine di raggiungere l’obiettivo prefissato dall’OMS di eradicare la patologia entro il 2030. Questo risultato si potrà raggiungere al salto di qualità terapeutica permesso dai nuovi farmaci antivirali ad azione diretta (DAA) per il trattamento dell’Epatite C, grazie ai quali il virus viene eradicato in maniera definitiva, in tempi rapidi e senza effetti collaterali.

I target 2030 fissati dall’OMS sono alla portata dell’Italia, ma occorre lavorare su due fronti: con le campagne di sensibilizzazione e di screening, e con l’avvio di un’indagine epidemiologica in grado di mappare l’intero territorio nazionale  conferma l’On. Michela Rostan, vicepresidente della XII Commissione “Affari Sociali” della Camera dei Deputati, presente in piazza Dante, a Napoli -. In Commissione abbiamo già ottenuto l’approvazione all’unanimità di un’indagine conoscitiva, che prevede l’istituzione di un fondo e di una cabina di regia che coinvolge tutti gli attori protagonisti di questa vicenda. Abbiamo a disposizione 71,5 milioni di euro per le campagne di screening e altri 150 milioni di euro che derivano dall’avanzo del fondo per i farmaci innovativi. Il nostro impegno dovrà svolgersi proprio su questi due fronti: campagne di sensibilizzazione e di screening e soprattutto un fondo nazionale che metta le Regioni nelle condizioni di poter configurare e attuare il piano di eradicazione”.

Una così grande affluenza in piazza Dante a Napoli al test-screening Covid-19 e HCV nonostante le condizioni meteo poco favorevoli conferma la sensibilità delle persone e lutilità di uniniziativa che è assolutamente da estendere – è il commento dell’On. Paolo Siani, componente della XII Commissione “Affari Sociali” della Camera. Rappresenta infatti una risposta partecipata e intelligente al bisogno di tenere alta la guardia non solo contro il coronavirus, ma nei confronti di patologie insidiose e subdole come lEpatite C che possono essere debellate proprio attraverso la prevenzione”.

Con questa iniziativa possiamo dare soluzione alla necessità di affrontare l’emergenza Covid, la cui recrudescenza, soprattutto in Europa, impone di elevare il livello di attenzione e prevenzione, senza trascurare le altre malattie – spiega il prof. Nicola Coppola, Ordinario di Malattie Infettive presso l’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”-  fra queste emerge l’epatite C, che storicamente ha un’incidenza elevata nella nostra area geografica e contro la quale oggi abbiamo una validissima arma, una terapia sicura e ad elevatissima efficacia. Un approccio strutturato e un’opportuna gestione integrata del paziente affetto da HCV sono di importanza cruciale per procedere alla effettiva eradicazione della patologia sul territorio”.

Il test congiunto si rivela ancora più efficace se rapportato all’emergenza legata al Covid-19, che ha determinato anche rischi secondari legati all’abbandono di altre patologie: un problema importante, soprattutto ove è possibile gestirle in maniera vincente. Questo è particolarmente vero per l’epatite C – evidenzia il dott. Mario Masarone, dell’Unità di Medicina Interna ed Epatologia – AOU San Giovanni di Dio e Ruggi D’Aragona dell’Università di Salerno – per questa patologia  l’Italia, grazie alla disponibilità di cure efficaci e sicure, insieme ad un’ottima governance sanitaria che ha visto attori compartecipi le Società Scientifiche epatologiche, l’associazione di pazienti EpaC e le Istituzioni, è stata giudicata nel 2019 dall’OMS una delle 11 nazioni mondiali ‘sul binario giusto’ verso l’eliminazione del virus C dalla sua popolazione entro il 2030”.

L’infezione da SARS Cov2 impone per la gestione dell’epidemia e in particolare dei focolai d’infezione la continua esecuzione di test sierologici per identificare possibili soggetti infetti– precisa il prof. Marcello Persico, Ordinario di Medicina Interna presso l’Università di SalernoLa straordinaria opportunità di uno screening congiunto di anticorpi anti-HCV consente di rilevare anche portatori di HCV con due  grandi vantaggi.  Il primo, fornire i dati di prevalenza attuali di HCV positivi, dato di straordinaria importanza e finora ottenuto solo con metodi surrogati; secondo, di trattare i soggetti con gli antivirali diretti, pangenotipici di nuova generazione, data la ormai nota, straordinaria efficacia e tollerabilità in tutti gli stadi di malattia”.

Questa attività di screening congiunto gratuito con test rapidi incontra il gradimento della popolazione. Parliamo di cittadini che, pazientemente, si mettono in fila per poter effettuare i test ed aspettarne l’esito. Una volta ricevuti i risultati, se ne vanno ringraziando per l’iniziativa – afferma Ivan Gardini, Presidente EpaC Onlus –. Iniziative come questa sono l’esempio concreto di come si debba operare per mettere in atto quanto previsto dalle raccomandazioni dell’Indagine conoscitiva della XII Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati sul piano di eliminazione dell’epatite C in Italia. Il nostro auspicio è che da qui parta un progetto nazionale di prevenzione, che includa anche attività di screening congiunti, parallelamente a una rapida emanazione del Decreto attuativo per l’impiego dei fondi”.

Test gratuiti per Covid-19 ed Epatite C a Napoli e Salerno

Arriva in Campania il roadshow itinerante promosso da AISF (Associazione Italiana per lo Studio del Fegato) e SIMIT (Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali) con il patrocinio dell’Associazione Pazienti “EpaC Onlus”. Lunedì 28 settembre a Piazza Dante a Napoli e martedì 29 settembre a Piazza Amendola a Salerno sarà presente un “ambulatorio mobile” in cui il personale medico effettuerà gratuitamente i test sierologici per Covid-19 ed Epatite C a quanti, su base volontaria, vorranno sottoporsi ai test abbinati. Il risultato sarà consegnato dopo 30 minuti direttamente in loco e in forma anonima.

Le registrazioni per effettuare il test congiunto gratuito saranno svolte dalle 09.30 alle 12.30. Dopo tale orario non sarà più possibile, per motivi organizzativi, né prenotare né svolgere i test.

Il Roadshow è organizzato dalla società di consulenza manageriale in ambito healthcare MA Provider, con il contributo non condizionato di Abbvie e tocca Lazio, Campania e Lombardia.

Il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, positivo al Covid 19

E’ Aurelio De Laurentiis il presidente di serie A positivo al Covid che ieri, nonostante i sintomi riconducibili al virus, si è presentato a Milano ed ha partecipato all’assemblea dei club. E’ stato il Napoli, con una nota, ad ufficializzare la notizia: “La SSC Napoli comunica che il Presidente Aurelio De Laurentiis è risultato positivo al Covid-19 in seguito al tampone effettuato ieri”.
La comunicazione della positività al coronavirus di uno dei partecipanti alla riunione andata in scena all’hotel Hilton – incontro in cui si è deciso di creare una società, partecipata da fondi d’investimento, per gestire i diritti tv del campionato – è stata data ieri sera. De Laurentiis – che non avrebbe indossato la mascherina in diversi momenti della giornata – aveva da giorni sintomi ed era in attesa dei risultati del tampone arrivati in serata. Avrebbe giustificato il suo malessere con un’indigestione da ostriche. Nonostante questo si è presentato alla riunione di Milano. Solo alle 20 ha informato gli altri partecipanti della sua positività.

Fonte: Repubblica

Iperidrosi: quando sudare è troppo bisogna consultare un medico

Arriva il grande caldo, anche con picchi di umidità. È fondamentale mantenere il corpo alla giusta temperatura. L’organismo, oltre al circa mezzo litro d’acqua al giorno che si perde con la perspiratio insensibilis, compensa l’aumento di temperatura con il sudore. È un meccanismo del tutto normale, ma in alcuni casi la produzione è esagerata. Ed allora il dermatologo diventa lo specialista da consultare, perché si soffre di iperidrosi.

Il sudore non è tutto uguale
Se sudiamo per l’ansia, il sudore viene prodotto soprattutto dalle ghiandole eccrine, che non inducono un particolare odore. Ma può diventare un problema quando si mescola con altre sostanze secrete dalla pelle, e in particolare dalle ghiandole apocrine e dalle ghiandole sebacee. Non tutto il sudore, insomma, è uguale. E nemmeno si manifesta allo stesso modo nel corpo.

Quando fa molto caldo o dopo che abbiamo fatto una corsa la sudorazione si concentra sulla fronte, sul collo, sul dorso e sul torace. Quando invece il fenomeno è legato a tensione o a forti emozioni invece emerge il classico sudore delle ascelle, quello che lascia il fastidioso alone su camicie e magliette, oltre che al palmo delle mani e alla pianta dei piedi.

L’iperidrosi, cioè un forte eccesso di sudorazione, in questo senso non va vista sempre come una patologia e può essere legata all’ambiente, quando ad esempio si passa di colpo ad un clima caldo umido, oppure dopo uno sforzo fisico, o nel corso della menopausa, in occasione delle classiche vampate di calore. Ma può anche non avere cause precise. In queste circostanze si manifesta soprattutto durante la pubertà, per poi attenuarsi col tempo.

L’eccesso di produzione delle ghiandole sudoripare si concentra soprattutto sul palmo delle mani, sotto la pianta dei piedi e alle ascelle. A peggiorare il quadro possono concorrere, oltre a determinate patologie, anche l’eccesso di assunzione di caffeina, la nicotina delle sigaretta o magari solo l’ansia.

A mettere in difficoltà è il “cocktail” di sudore che si crea: il sudore delle ghiandole apocrine, che più risente dell’azione degli ormoni come l’adrenalina, viene prodotto quasi costantemente ma aumenta in presenza di stimoli ormonali e di emozioni intense. Inoltre può essere attaccato molto facilmente dalla flora batterica causando la formazione di odori sgradevoli, così come il classico sebo.

Attenzione: molto spesso il fenomeno può essere controllato con deodoranti e altre strategie come l’impiego dell’acido tannico o la ionoforesi che limita temporaneamente la secrezione delle ghiandole e quindi modifica l’azione delle cellule secretorie. I deodoranti, in particolare, debbono prevenire o mascherare i cattivi odori ma senza danneggiare la pelle.

Esistono diversi principi che possono essere utilizzati, dagli antimicrobici fino ai classici antitraspiranti, passando per composti ad azione coprente o adsorbente. I primi contengono sostanze in grado di impedire che la flora batterica colonizzi le secrezioni cutanee. Quelli battericidi uccidono i microrganismi, ma pur avendo una lunga durata d’azione possono compromettere l’equilibrio fisiologico cutaneo. I batteriostatici possono limitare la crescita di microorganismi, rispettando maggiormente la flora batterica cutanea fisiologica.

Anche alcune sostanze naturali possono avere questa funzione, come la salvia, il timo, la lavanda o il limone. In altri casi si punta invece a proporre sostanze enzimatiche che vengono degradate dagli enzimi batterici al posto delle componenti del sebo, interrompendo così la formazione degli odori, oppure preparati che impediscono la produzione dei composti responsabili della formazione del cattivo odore.

Fonte: dilei.it/salute