Archivio Categoria: News salute

Valentino Rossi positivo al tampone Covid

Doveva essere un normale giorno di interviste per Valentino Rossi che invece si è svegliato con febbre e stanchezza risultati poi sintomi del coronavirus. La conferma è arrivata con il referto del secondo tampone alle 16.00 di giovedì mentre il primo test rapido era sì risultato negativo ma evidentemente inaffidabile. Rossi sui canali social ha espresso tutto il suo dispiacere per dover saltare la gara di domenica e probabilmente anche la prossima, sempre sulla pista di Aragon fra dieci giorni.

Il pilota della Yamaha ha anche aggiunto di essersi attenuto scrupolosamente al protocollo e che nonostante questo è risultato positivo al Covid. Con grande trasparenza, anche la Yamaha ha diramato un comunicato ufficiale in cui ha elencato tutti gli spostamenti di Rossi, dal ritorno a casa a Tavullia da Le Mans domenica sera, ai test effettuati in questi giorni, al soggiorno a casa sua fino ad oggi. In questo lasso di tempo Rossi non è entrato in contatto con nessun membro del team, tanto che sono risultati tutti negativi. Sara un’assenza pesante per il Motomondiale ma la cosa più importante è che Rossi guarisca il prima possibile e che concluda la quarantena a casa sua contando sull’affetto di milioni di tifosi.

Fonte: Sky

Zeiss presenta le lenti per i dispositivi digitali

Oggi, più della metà della popolazione possiede un dispositivo digitale portatile e gli over 55 si confermano la fascia di età media con i più alti tassi di crescita per l’utilizzo di smartphone (1).

Inoltre, il 57% della popolazione mondiale è connessa a Internet e, ogni giorno, ci sono più di 1 milione di nuovi utenti che si collegano alla rete (2). Questi dati forniscono una fotografia perfetta di quanto il mondo sia sempre più digitale e di come essere connessi sia ormai la normalità.

I vantaggi derivanti da questa iper-connessione sono numerosi ma, per sfruttarli al meglio, è necessario dotarsi delle migliori soluzioni e di tecnologie innovative, anche quando ci si riferisce agli occhi. Come si tende ad acquistare l’ultimo modello di smartphone, dotato della più recente tecnologia, allo stesso modo è necessario riflettere anche sulle proprie abitudini visive e informarsi su quali tecnologie sono in grado di rispondere alle nuove esigenze dei nostri occhi.

Zeiss ha condotto un’attenta e accurata analisi delle esigenze visive moderne e ha approfondito scientificamente come cambia il comportamento visivo con l’uso costante dei dispositivi digitali, non solo in relazione al movimento ma anche in relazione all’avanzare dell’età e al variare della fisiologia dei nostri occhi.

Il risultato ha portato alla creazione di un unico portafoglio di lenti da vista che risponde alle esigenze visive derivanti dal nuovo stile di vita: Zeiss SmartLife.

Come i dispositivi digitali stanno cambiando il modo in cui si muovono gli occhi.

Gli smartphone fanno indiscutibilmente parte della nostra vita quotidiana. Mentre i primi telefoni cellulari sono stati progettati semplicemente per effettuare e ricevere chiamate – e successivamente anche per scrivere messaggi di testo – gli smartphone di oggi richiedono un’attenzione sia uditiva che visiva maggiore.

Oggi l’uso dello smartphone è diventato più dinamico, vario e diversificato. Il 70% dei consumatori, ad esempio, utilizza più di un dispositivo (3) e contemporaneamente svolge altre attività: si naviga online mentre si fa colazione, si utilizzano app di mapping per girare in città e per comunicare tutto il giorno anche con la propria casa; basti pensare allo sviluppo esponenziale che ha avuto e avrà l’IoT (Internet of Things) nel corso degli anni.

A livello visivo questo si traduce non solo nel fatto che si tende a tenere lo smartphone sempre più vicino agli occhi (4), rispetto a quando si legge un libro o una rivista, ma determina anche un importante cambiamento nel comportamento dello sguardo.

Il Dynamic Gaze Study

Lo studio condotto sul comportamento visivo dinamico condotto dallo Zeiss Vision Science Lab di Tubinga, in Germania, ha esaminato gli effetti degli smartphone sul comportamento visivo nelle situazioni quotidiane: lavorare alla scrivania, conversare e camminare all’interno di un edificio. Ogni attività è stata svolta per dieci minuti, prima con lo smartphone e poi senza, e ai soggetti coinvolti è stato chiesto di utilizzare lo smartphone come farebbero normalmente.

I risultati hanno dimostrato che gli smartphone incidono significativamente su dove si guarda e, più nel dettaglio, che quando si guarda un device mobile si abbassa lo sguardo molte più volte, senza però muovere la testa verso il basso.

Se si utilizzano occhiali da vista, questo vuol dire che mentre si guarda lo smartphone lo si fa attraverso la parte inferiore della lente molto più di frequente, andando ad utilizzare un’area della lente più ampia rispetto a quanto facevano, quando i device venivano utilizzati di meno e non avevano un ruolo così centrale nella vita di tutti i giorni.

Nella progettazione delle lenti SmartLife, ZEISS ha quindi capito di dover incorporare tutte queste conoscenze e ha inoltre aggiunto un’ottimizzazione basata sulle esigenze visive correlate all’età, non solo per le lenti progressive – utilizzate maggiormente a partire dai 45/50 anni – ma anche per quelle dal design più semplice come le monofocali.

Con l’età, infatti, cambia l’anatomia e la fisiologia degli occhi ma rimane invariato e costante l’utilizzo dei dispositivi digitali e la conseguente visione dinamica alla quale sono sottoposti gli occhi. Proprio per questo motivo, SmartLife nasce come un portafoglio completo e unico per i consumatori di oggi, indipendente dall’età.

1 Deloitte LLP. (2017). State of the smart – Consumer and business usage patterns. Global Mobile Consumer Survey 2017: UK Cut.

2 We Are Social & Hootsuite. (2019). Digital 2019 Essential insights into how people around the world use the internet, mobile devices, social media and e-commerce.

3 The Vision Council. (2016). Eyes overexposed: The digital device dilemma. 2016 Digital eye strain report

La voglia di salute è più forte del meteo: Grande partecipazione in piazza Dante per i test congiunti e gratuiti Epatite C e Covid-19

Una lunga coda fin dall’avvio dei test, alle 9,30 del mattino, in piazza Dante a Napoli per lo screening gratuito che gioca d’anticipo contro due grandi nemici della nostra salute: Covid-19 ed Epatite C. È stata massiccia e ordinata, nonostante la pioggia – circa 200 le persone registrate a metà giornata, eguagliando il risultato della tappa inaugurale a Roma – la partecipazione alla “prima” campana del roadshow, organizzato dalla società di consulenza manageriale in ambito healthcare, MA Provider, con il contributo non condizionato di Abbvie. Domani si replicherà in Piazza Amendola a Salerno dove ci si potrà prenotare per i test dalle 9.15 alle 12.30 . 

Con tre tappe fra Lazio e Campania e le ulteriori due previste in Lombardia, si realizza il primo “progetto pilota” interregionale di screening congiunto Covid-19/HCV.  L’esame diagnostico abbinato sui 2 virus consentirà di raccogliere i primi dati statistici di riferimento e di individuare, così, ulteriori sacche di sommerso del virus HCV in Italia: passi avanti importanti verso l’obiettivo OMS di eliminazione – entro il 2030 – del virus Epatite C nel nostro Paese. L’iniziativa è promossa dall’Associazione Italiana per lo Studio del Fegato – AISF e dalla Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali – SIMIT, con il patrocinio dell’Associazione dei Pazienti EpaC Onlus e del Comune di Napoli.

L’idea del doppio test nasce dalle attività che le Società scientifiche AISF e SIMIT e l’Associazione pazienti EpaC Onlus, già svolgono insieme da diversi anni riunite sotto la sigla di ACE – Alleanza contro le Epatiti e ha preso vigore negli ultimi mesi, dopo che diversi studi hanno rilevato una riduzione di oltre il 90% dei trattamenti durante il lockdown. Il test congiunto è esplicitamente indicato come opportuno anche nel documento conclusivo dell’“Indagine conoscitiva in materia di politiche di prevenzione ed eliminazione dell’epatite C”, approvato all’unanimità in XII Commissione “Affari Sociali” della Camera dei Deputati, lo scorso 11 giugno: può infatti costituire un primo step per ampliare gli screening e far emergere il “sommerso”, al fine di raggiungere l’obiettivo prefissato dall’OMS di eradicare la patologia entro il 2030. Questo risultato si potrà raggiungere al salto di qualità terapeutica permesso dai nuovi farmaci antivirali ad azione diretta (DAA) per il trattamento dell’Epatite C, grazie ai quali il virus viene eradicato in maniera definitiva, in tempi rapidi e senza effetti collaterali.

I target 2030 fissati dall’OMS sono alla portata dell’Italia, ma occorre lavorare su due fronti: con le campagne di sensibilizzazione e di screening, e con l’avvio di un’indagine epidemiologica in grado di mappare l’intero territorio nazionale  conferma l’On. Michela Rostan, vicepresidente della XII Commissione “Affari Sociali” della Camera dei Deputati, presente in piazza Dante, a Napoli -. In Commissione abbiamo già ottenuto l’approvazione all’unanimità di un’indagine conoscitiva, che prevede l’istituzione di un fondo e di una cabina di regia che coinvolge tutti gli attori protagonisti di questa vicenda. Abbiamo a disposizione 71,5 milioni di euro per le campagne di screening e altri 150 milioni di euro che derivano dall’avanzo del fondo per i farmaci innovativi. Il nostro impegno dovrà svolgersi proprio su questi due fronti: campagne di sensibilizzazione e di screening e soprattutto un fondo nazionale che metta le Regioni nelle condizioni di poter configurare e attuare il piano di eradicazione”.

Una così grande affluenza in piazza Dante a Napoli al test-screening Covid-19 e HCV nonostante le condizioni meteo poco favorevoli conferma la sensibilità delle persone e lutilità di uniniziativa che è assolutamente da estendere – è il commento dell’On. Paolo Siani, componente della XII Commissione “Affari Sociali” della Camera. Rappresenta infatti una risposta partecipata e intelligente al bisogno di tenere alta la guardia non solo contro il coronavirus, ma nei confronti di patologie insidiose e subdole come lEpatite C che possono essere debellate proprio attraverso la prevenzione”.

Con questa iniziativa possiamo dare soluzione alla necessità di affrontare l’emergenza Covid, la cui recrudescenza, soprattutto in Europa, impone di elevare il livello di attenzione e prevenzione, senza trascurare le altre malattie – spiega il prof. Nicola Coppola, Ordinario di Malattie Infettive presso l’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”-  fra queste emerge l’epatite C, che storicamente ha un’incidenza elevata nella nostra area geografica e contro la quale oggi abbiamo una validissima arma, una terapia sicura e ad elevatissima efficacia. Un approccio strutturato e un’opportuna gestione integrata del paziente affetto da HCV sono di importanza cruciale per procedere alla effettiva eradicazione della patologia sul territorio”.

Il test congiunto si rivela ancora più efficace se rapportato all’emergenza legata al Covid-19, che ha determinato anche rischi secondari legati all’abbandono di altre patologie: un problema importante, soprattutto ove è possibile gestirle in maniera vincente. Questo è particolarmente vero per l’epatite C – evidenzia il dott. Mario Masarone, dell’Unità di Medicina Interna ed Epatologia – AOU San Giovanni di Dio e Ruggi D’Aragona dell’Università di Salerno – per questa patologia  l’Italia, grazie alla disponibilità di cure efficaci e sicure, insieme ad un’ottima governance sanitaria che ha visto attori compartecipi le Società Scientifiche epatologiche, l’associazione di pazienti EpaC e le Istituzioni, è stata giudicata nel 2019 dall’OMS una delle 11 nazioni mondiali ‘sul binario giusto’ verso l’eliminazione del virus C dalla sua popolazione entro il 2030”.

L’infezione da SARS Cov2 impone per la gestione dell’epidemia e in particolare dei focolai d’infezione la continua esecuzione di test sierologici per identificare possibili soggetti infetti– precisa il prof. Marcello Persico, Ordinario di Medicina Interna presso l’Università di SalernoLa straordinaria opportunità di uno screening congiunto di anticorpi anti-HCV consente di rilevare anche portatori di HCV con due  grandi vantaggi.  Il primo, fornire i dati di prevalenza attuali di HCV positivi, dato di straordinaria importanza e finora ottenuto solo con metodi surrogati; secondo, di trattare i soggetti con gli antivirali diretti, pangenotipici di nuova generazione, data la ormai nota, straordinaria efficacia e tollerabilità in tutti gli stadi di malattia”.

Questa attività di screening congiunto gratuito con test rapidi incontra il gradimento della popolazione. Parliamo di cittadini che, pazientemente, si mettono in fila per poter effettuare i test ed aspettarne l’esito. Una volta ricevuti i risultati, se ne vanno ringraziando per l’iniziativa – afferma Ivan Gardini, Presidente EpaC Onlus –. Iniziative come questa sono l’esempio concreto di come si debba operare per mettere in atto quanto previsto dalle raccomandazioni dell’Indagine conoscitiva della XII Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati sul piano di eliminazione dell’epatite C in Italia. Il nostro auspicio è che da qui parta un progetto nazionale di prevenzione, che includa anche attività di screening congiunti, parallelamente a una rapida emanazione del Decreto attuativo per l’impiego dei fondi”.

Test gratuiti per Covid-19 ed Epatite C a Napoli e Salerno

Arriva in Campania il roadshow itinerante promosso da AISF (Associazione Italiana per lo Studio del Fegato) e SIMIT (Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali) con il patrocinio dell’Associazione Pazienti “EpaC Onlus”. Lunedì 28 settembre a Piazza Dante a Napoli e martedì 29 settembre a Piazza Amendola a Salerno sarà presente un “ambulatorio mobile” in cui il personale medico effettuerà gratuitamente i test sierologici per Covid-19 ed Epatite C a quanti, su base volontaria, vorranno sottoporsi ai test abbinati. Il risultato sarà consegnato dopo 30 minuti direttamente in loco e in forma anonima.

Le registrazioni per effettuare il test congiunto gratuito saranno svolte dalle 09.30 alle 12.30. Dopo tale orario non sarà più possibile, per motivi organizzativi, né prenotare né svolgere i test.

Il Roadshow è organizzato dalla società di consulenza manageriale in ambito healthcare MA Provider, con il contributo non condizionato di Abbvie e tocca Lazio, Campania e Lombardia.

Il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, positivo al Covid 19

E’ Aurelio De Laurentiis il presidente di serie A positivo al Covid che ieri, nonostante i sintomi riconducibili al virus, si è presentato a Milano ed ha partecipato all’assemblea dei club. E’ stato il Napoli, con una nota, ad ufficializzare la notizia: “La SSC Napoli comunica che il Presidente Aurelio De Laurentiis è risultato positivo al Covid-19 in seguito al tampone effettuato ieri”.
La comunicazione della positività al coronavirus di uno dei partecipanti alla riunione andata in scena all’hotel Hilton – incontro in cui si è deciso di creare una società, partecipata da fondi d’investimento, per gestire i diritti tv del campionato – è stata data ieri sera. De Laurentiis – che non avrebbe indossato la mascherina in diversi momenti della giornata – aveva da giorni sintomi ed era in attesa dei risultati del tampone arrivati in serata. Avrebbe giustificato il suo malessere con un’indigestione da ostriche. Nonostante questo si è presentato alla riunione di Milano. Solo alle 20 ha informato gli altri partecipanti della sua positività.

Fonte: Repubblica

Iperidrosi: quando sudare è troppo bisogna consultare un medico

Arriva il grande caldo, anche con picchi di umidità. È fondamentale mantenere il corpo alla giusta temperatura. L’organismo, oltre al circa mezzo litro d’acqua al giorno che si perde con la perspiratio insensibilis, compensa l’aumento di temperatura con il sudore. È un meccanismo del tutto normale, ma in alcuni casi la produzione è esagerata. Ed allora il dermatologo diventa lo specialista da consultare, perché si soffre di iperidrosi.

Il sudore non è tutto uguale
Se sudiamo per l’ansia, il sudore viene prodotto soprattutto dalle ghiandole eccrine, che non inducono un particolare odore. Ma può diventare un problema quando si mescola con altre sostanze secrete dalla pelle, e in particolare dalle ghiandole apocrine e dalle ghiandole sebacee. Non tutto il sudore, insomma, è uguale. E nemmeno si manifesta allo stesso modo nel corpo.

Quando fa molto caldo o dopo che abbiamo fatto una corsa la sudorazione si concentra sulla fronte, sul collo, sul dorso e sul torace. Quando invece il fenomeno è legato a tensione o a forti emozioni invece emerge il classico sudore delle ascelle, quello che lascia il fastidioso alone su camicie e magliette, oltre che al palmo delle mani e alla pianta dei piedi.

L’iperidrosi, cioè un forte eccesso di sudorazione, in questo senso non va vista sempre come una patologia e può essere legata all’ambiente, quando ad esempio si passa di colpo ad un clima caldo umido, oppure dopo uno sforzo fisico, o nel corso della menopausa, in occasione delle classiche vampate di calore. Ma può anche non avere cause precise. In queste circostanze si manifesta soprattutto durante la pubertà, per poi attenuarsi col tempo.

L’eccesso di produzione delle ghiandole sudoripare si concentra soprattutto sul palmo delle mani, sotto la pianta dei piedi e alle ascelle. A peggiorare il quadro possono concorrere, oltre a determinate patologie, anche l’eccesso di assunzione di caffeina, la nicotina delle sigaretta o magari solo l’ansia.

A mettere in difficoltà è il “cocktail” di sudore che si crea: il sudore delle ghiandole apocrine, che più risente dell’azione degli ormoni come l’adrenalina, viene prodotto quasi costantemente ma aumenta in presenza di stimoli ormonali e di emozioni intense. Inoltre può essere attaccato molto facilmente dalla flora batterica causando la formazione di odori sgradevoli, così come il classico sebo.

Attenzione: molto spesso il fenomeno può essere controllato con deodoranti e altre strategie come l’impiego dell’acido tannico o la ionoforesi che limita temporaneamente la secrezione delle ghiandole e quindi modifica l’azione delle cellule secretorie. I deodoranti, in particolare, debbono prevenire o mascherare i cattivi odori ma senza danneggiare la pelle.

Esistono diversi principi che possono essere utilizzati, dagli antimicrobici fino ai classici antitraspiranti, passando per composti ad azione coprente o adsorbente. I primi contengono sostanze in grado di impedire che la flora batterica colonizzi le secrezioni cutanee. Quelli battericidi uccidono i microrganismi, ma pur avendo una lunga durata d’azione possono compromettere l’equilibrio fisiologico cutaneo. I batteriostatici possono limitare la crescita di microorganismi, rispettando maggiormente la flora batterica cutanea fisiologica.

Anche alcune sostanze naturali possono avere questa funzione, come la salvia, il timo, la lavanda o il limone. In altri casi si punta invece a proporre sostanze enzimatiche che vengono degradate dagli enzimi batterici al posto delle componenti del sebo, interrompendo così la formazione degli odori, oppure preparati che impediscono la produzione dei composti responsabili della formazione del cattivo odore.

Fonte: dilei.it/salute

Menarini e l’accordo con Radius Health per la commercializzazione di Elacestrant

Dall’Ufficio Stampa del Gruppo Menarini arriva la notizia relativa all’accordo con Radius Health – azienda quotata al Nasdaq – per la licenza esclusiva e mondiale per lo sviluppo e la commercializzazione di Elacestrant, per il trattamento del carcinoma mammario in stadio avanzato. Con questo accordo la Menarini, colosso internazionale con radici e DNA partenopei, acquisisce in licenza i diritti globali per lo sviluppo e la commercializzazione di Elacestrant, un SERD orale (degradatore selettivo del recettore degli estrogeni), attualmente in fase 3 in sviluppo avanzato. Radius riceverà $30 milioni di upfront e fino a $320 milioni di milestones, oltre royalties.

Elcin Barker Ergun, Amministratore Delegato del Gruppo Menarini ha commentato: “Elacestrant si inserisce perfettamente nel nostro portafoglio oncologico globale dopo la nostra recente acquisizione di Stemline Therapeutics e la nostra entrata nel mercato biofarmaceutico americano. I SERD orali hanno il potenziale di far parte di nuove terapie per il carcinoma mammario e siamo entusiasti di avere la possibilità di portare avanti lo sviluppo di elacestrant e dare nuove opzioni terapeutiche per aiutare i pazienti”.

Covid-19: alta tensione a Mondragone, eseguiti 700 tamponi

“Non c’è preoccupazione perché è tutto ampiamente atteso. Entrambi i focolai sono stati identificati immediatamente e circoscritti, quindi il sistema messo in atto tiene. E’ inevitabile ci siano focolai in giro per l’Italia e per l’Europa”. Così Ranieri Guerra, direttore aggiunto dell’Organizzazione mondiale della sanità al programma Agorà su Rai3 riguardo ai focolai di coronavirus a Mondragone e a Bologna.

“Si sta comportando come la Spagnola”– L’epidemia Covid “si sta comportando come avevamo ipotizzato” e “il paragone è con la Spagnola che si comportò esattamente come il Covid: andò giù in estate e riprese ferocemente a settembre e ottobre, facendo 50 milioni di morti durante la seconda ondata”. Così Ranieri Guerra, direttore aggiunto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), durante Agorà, su Rai 3, rispondendo in merito alla lettera di esperti che hanno parlato di “emergenza finita”.

“Sparendo il virus dalla clinica – ha detto – sembra tutto sia finito, ma non è così”. Rispetto alla nuova categoria dei ‘debolmente positivi’, ha precisato Guerra, “non entro nelle classificazioni e definizioni artificiose che colleghi insigni di varie discipline possono fare. Guardo i fatti e i fatti dicono che il genoma del virus è ancora lo stesso e i fatti dicono che l’andamento di una epidemia come questa è ampiamente previsto e prevedibile. C’è una discesa che coincide con l’estate”. “E’ vero – ha concluso Guerra – che le terapie intensive si sono svuotate, ma si sono svuotate come previsto che accadesse e non vogliamo si riempiano di nuovo in autunno. Tutte le precauzioni che stiamo prendendo hanno l’obiettivo di circoscrivere la circolazione del virus quando questa riprenderà”.

Zampa, debolmente positivi Covid restino in quarantena – Anche le persone cosiddette ‘debolmente positive’ dovrebbero restare in quarantena. Lo ha affermato la sottosegretaria alla salute Sandra Zampa intervenendo alla trasmissione ‘L’aria che tira’ su La7. I piccoli focolai che si stanno verificando, ha ricordato la sottosegretaria, “possono essere chiusi e guariti, non bisogna avere paura. Chi ha fatto lo spiritoso con la app Immuni – ha aggiunto – dicendo che non funziona oggi di fronte a questi piccoli focolai li inviterei a ripensarci”. 

Fonte: Ansa

Novak Djokovic è risultato positivo al test del coronavirus

Novak Djokovic è risultato positivo al test del coronavirus. Ne ha dato notizia l’agenzia Tanjug.

FOCOLAIO COVID A ZARA, BUFERA SUL TORNEO DI DJOKOVIC – Se tra gli invitati c’è il coronavirus la voglia di festeggiare passa subito. Il cluster di Zara, innescato – come appare ormai chiaro – dall’Adria Tour, torneo benefico organizzato da Novak Djokovic, mette i brividi al tennis internazionale che ha in programma di ripartire ad agosto per gettarsi alle spalle il lungo stop dovuto alla pandemia. Dopo il bulgaro Grigor Dimitrov, anche il croato Borna Coric è risultato positivo al Covid-19. Lo stesso 23enne di Zagabria, che a Zara aveva giocato proprio contro Dimitrov, ha dato la notizia sui social da Montecarlo, dove risiede e dove è stato controllato al rientro. Già domenica era saltata la finale tra il n.1 del mondo ed il russo Andrej Rublev. Oltre a quella di Coric, sono emerse le positività di Marko Paniki, uno degli allenatori di Djokovic, e di Christian Groh, allenatore di Dimitrov. In attesa di conoscere il risultato del tampone al quale si è sottoposto il primo ministro croato Andrej Plenkovic, che sabato era a Zara ed ha incrociato Djokovic, oltre ai croati Marin Cilic e Goran Ivanisevic. “L’incontro è durato due-tre minuti, non ci sono state strette di mano, né un contatto fisico diretto, ma il premier ha comunque deciso di fare il test” è stato riferito dal governo di Zagabria. Lo stesso Djokovic è subito rientrato a Belgrado per sottoporsi al test, così come la sua famiglia ed i membri dello staff tecnico. La capitale serba a metà giugno aveva ospitato la prima tappa dell’Adria Tour ed oggi la Stella Rossa ha annunciato che cinque giocatori sono risultati positivi. Sabato, in occasione della consegna della coppa ai campioni di Serbia, le immagini tv hanno mostrato lo stadio gremito da 20mila tifosi, quasi zero mascherine ed i giocatori che si abbracciano sul campo e poi vanno a cena insieme senza alcuna precauzione. Nulla in contrasto con le direttive delle autorità sanitarie locali. Lo stesso Djokovic aveva risposto alle critiche sullo scarso distanziamento sociale evidenziando che nei Balcani il coronavirus era stato ben contrastato. Nessun problema, quindi. Ma questo era prima… che Dimitrov e Coric annunciassero di essere stati contagiati. E ora il tennis ha paura. “Ecco cosa succede quando non si rispettano i protocolli. NON E’ UNO SCHERZO” ha twittato l’australiano Nick Kyrgios. Si teme un catastrofico effetto domino perché all’Adria Tour hanno partecipato anche Dominic Thiem e Alexander Zverev. Quest’ultimo è risultato negativo, così come Cilic e Rublev, i quali hanno annunciato che si metteranno comunque in quarantena per due settimane. D’altra parte, Thiem ha lasciato i Balcani già da alcuni giorni per andare in Costa Azzurra e prendere parte ad un torneo-esibizione, l’Ultimate Tennis Showdown, con Stefanos Tsitsipas, Matteo Berrettini e David Goffin.

Fonte: Ansa

Matteo Tagliarol: “Al mondiale militare in Cina ci siamo ammalati tutti”

Ai mondiali militari di Wuhan “ci siamo ammalati tutti, 6 su 6 nell’appartamento e moltissimi anche di altre delegazioni. Tanto che al presidio medico avevano quasi finito le scorte di medicine”.

Così Matteo Tagliariol, uno dei campioni della scherma azzurra racconta quanto accaduto lo scorso ottobre e il possibile contatto col coronavirus già allora. “Ho avuto febbre e tosse per 3 settimane – dice lo spadista azzurro -e gli antibiotici non hanno fatto niente; poi è toccato a mio figlio e alla mia compagna. Non sono un medico, ma i sintomi sembrano quelli del covid-19”.

A rilanciare i sospetti, gia’ circolati nelle settimane scorse, sono state le ultime dichiarazioni della pentatleta francese Elodie Clouvel che, intervistata dall’emittente televisiva Loire7 per discutere del rinvio delle Olimpiadi di Tokyo, ha spiegato di non temere una possibile contaminazione da Covid-19: “Penso che con Valentin (Belaud, altro pentatleta) abbiamo già avuto il coronavirus perché eravamo a Wuhan per i Giochi Militari. Ci siamo ammalati, lui ha saltato tre giorni di allenamenti, io ho avuto problemi mai avuti prima. E quando abbiamo parlato con un medico militare, ci ha detto: penso che l’abbiate già avuto perché gran parte della delegazione si è ammalata”.

La delegazione francese che ha partecipato ai Giochi militari era composta da 406 persone di cui 281 atleti e, in seguito ai sospetti di possibili casi di Covid-19 al ritorno da Wuhan, il Ministero delle Forze Armate, che finora non si era espresso ufficialmente, ha diffuso una precisazione con cui smentisce che alcuni atleti abbiano contratto il virus. "Il Ministero desidera ricordare che quando i Giochi mondiali militari estivi si sono svolti dal 18 al 27 ottobre 2019, a Wuhan, in Cina, l'epidemia legata al Covid-19 non era allora nota - si legge nella nota pubblicata da l'Equipe -. Il primo caso di Covid-19 è stato segnalato dalla Cina all'Oms solo il 31 dicembre, due mesi dopo la fine dell'evento".

“La delegazione francese ha beneficiato del monitoraggio medico, prima e durante i Giochi, con un team dedicato composto da circa venti persone – prosegue il Ministero -. Non vi sono stati in seno alla delegazione francese casi dichiarati durante e al ritorno dai Giochi assimilabili, a posteriori, a casa di Covid-19. Finora, per quanto ne sappiamo, nessun altro paese rappresentato all’evento di Wuhan ha segnalato casi simili”.

Fonte: Ansa