Archivio Categoria: Milano

VINCE TEMPERA CON VIK AND THE DOCTORS OF JIVE: LA STRANA COPPIA AL BLUE NOTE

Atmosfera vintage di locali fumosi e con uno spirito swing, notti travolgenti di sonorità jazz,
irrompono sul palco del Blue Note di Milano, a grande richiesta dopo numerosi sold out, Vik
and the Doctors of Jive il 19 Dicembre 2019.
In uno spettacolo sempre frizzante e divertenze con musicisti di grande valore, che annovera
grandissimi nomi del panorama jazzistico italiano, ad accompagnare la band le note, colonna
sonora di una storica edizione di Canzonissima, che il Maestro Vince Tempera, per trent’anni
direttore d’orchestra del Festival di Sanremo, ha regalato al gruppo di cui è, ormai da tempo,
mentore e ispiratore.
Voce roca ma suadente, originale marchio di fabbrica di Vik, al secolo Vittorio Marzioli,
cantante mattatore dei Doctors, il palco del Jazz club più famoso d’Italia si riscalda con “That’s
amore”, successo di Dean Martin in versione jive. Si alternano inediti di pregio, in cui il dottore
del Jive si racconta ripercorrendo la storia della sua band dagli esordi, ad evergreen rivisitati
in chiave jive, dai ritmi sincopati di “When you wish upon a star” di Louis Armstrong, celebre
colonna sonora di Walt Disney, alla popolare “Everybody loves somebody” a cui partecipano,
all’unisono, tutti gli elementi dell’orchestra in un’atmosfera di collaudata complicità alla quale
neanche il pubblico in sala può sottrarsi.
Complice la verve inesauribile di Vik Dinamite, il Maestro Tempera, con il pubblico, si trova
come catapultato in un gioco di battute, complici rimandi e improvvisazioni che culmina sulle
note di un classico di Fred Buscaglione, “Guarda che Luna”.
Colpisce e stupisce il pubblico il susseguirsi vibrante di contrasti e repentini cambi di
atmosfera: dal mood intimistico dell’inedito “Nostalgia alle tre” di Vik, all’atmosfera di allegra
complicità di “Wanna be americano” e “O Sarracino” in cui i Doctors al completo trascinano
letteralmente il sofisticato pubblico del Blue Note che si ritrova, in piedi, a cantare con la band
made in Jive.
L’inedita coppia del Jive, Vik Dinamite e il Maestro Tempera, declina così la serata, sotto il
segno della sorpresa e della coraggiosa contaminazione in cui labili diventano i confini entro
cui sfumano la frizzante irriverenza dell’uno e l’indiscussa autorevolezza dell’altro e anche
quando i Doctors e il Maestro si congedano sulle note di “Buonasera signorina” l’entusiasmo
del pubblico è assoluto: lo show è capace di accendere le platee più eterogenee, il grande
pubblico prima ancora che un’elite di soli specialisti, vera forza dello spettacolo, vera forza
della musica.

MODA E LAVORO, 8 GIOVANI SU 10 SCELGONO UN DRESS CODE BUSINESS, ANCHE DA REMOTO

PER SENTIRSI PIÙ CONFIDENT: ESPLODE IL TREND DELL’ABBIGLIAMENTO CONFORMAL

Come testimoniano studi internazionali, l’abito fa il monaco anche in smart working e risulta essere uno dei fattori più importanti in una videochiamata, secondo solo al background. Il look formale si rivela ancora il prediletto in ogni parte del globo, tanto che in Nuova Zelanda si è sviluppato il fenomeno del “formal Friday”.

Fiducia ed esperienza? Vanno cercate nell’armadio! Se per alcuni il pigiama è stato il grande compagno delle settimane da remoto, sono tantissimi coloro che hanno riscoperto l’importanza degli abiti formali per vedersi più confident e, di conseguenza, far fronte a stress e incertezza per il futuro. Nasce così lo stile conformal, ultima tendenza a dettare legge in ambito lavorativo che unisce la sicurezza in se stessi (in inglese confident)agli abiti formali. Come dimostra uno studio pubblicato dall’Harvard Business Review, infatti, il look business professional è il prediletto da chi vuole apparire esperto agli occhi di clienti e colleghi, anche per quanto riguarda le videochiamate. Fra gli over 60 la percentuale di chi sceglie un abbigliamento formale da remoto è addirittura del 46% ma, a differenza di quanto si possa pensare, il trend riguarda da vicino anche le nuove generazioni. Per impressionare positivamente, sono ben 8 su 10 i giovani che optano per un dress code business anche su Skype e Zoom. In videochiamata, i vestiti sono infatti considerati uno degli elementi più importanti per fare bella figura, secondi solo al background. Infine, per il 39% degli intervistati oltre al tipo di vestito è il colore scelto a giocare un ruolo fondamentale: da quelli brillanti per sembrare più affidabili (33% degli intervistati), ai toni neutri per apparire esperti (74%), fino alle fantasie per dare l’idea di essere innovativi (34%).

“Non sono bastati mesi di smart working per mettere la parola fine all’importanza dell’eleganza, in ambito lavorativo e non solo – afferma Stefano Bigi, cravattaio di terza generazione e amministratore unico di Bigi Cravatte Milano – L’abito continua ad essere l’outfit d’eccellenza per l’uomo in quanto porta con sé un’aura di professionalità che pone immediatamente chi lo indossa in una posizione privilegiata, godendo di fiducia ed emanando professionalità e sicurezza. Provate ad entrare in un negozio, in un ufficio o al ristorante in giacca e cravatta e noterete di sicuro un’attenzione differente. La cravatta, in particolare, rafforza questa percezionepositivae permette di aggiungere a qualsiasi look maschile un tocco di eleganza e di personalità: giocando con i colori sarà possibile adattarla ad ogni situazione, da quella più formale sino a quella che richiede un abbigliamento più casual. Mai come in questo momento indossare un abito classico ed elegante e una bella cravatta di qualità è un segno di distinzione”.

La passione per il conformal è arrivata anche in Nuova Zelanda, come racconta The Guardian: dall’isola dell’emisfero australe è partito infatti il fenomeno del #formalFriday, in totale controtendenza con quello in auge da qualche anno a questa parte che prevede di indossare abiti casual il venerdì. Ed è così che in tantissimi hanno iniziato a postare le loro foto sui social vestiti di tutto punto, tanto che questo hashtag conta oggi oltre 37 mila post. A sottolineare il legame fra eleganza e comodità è anche l’editorialista americano Robert Armstrong che sulle pagine del Financial Times scrive: “Siamo a nostro agio quando ci vestiamo bene. I completi maschili sono comodi, in quanto sono disegnati per esserlo. Può darsi che quando torneremo in ufficio in un mondo ancora pieno di incertezze ci renderemo conto che il lavoro è un privilegio, qualcosa per il quale occorre essere all’altezza e ben vestiti”. Sul tema è intervenuto anche Giovanni Maria Conti, docente di Storia e Scenari della Moda presso il Politecnico di Milano: “L’abito formale da sempre pone chi lo indossa sotto una luce diversa; comunica maggiore rispetto e quindi ‘distanza’ in rapporto a modi di fare più amicali. Dona autorevolezza e determina comportamenti più ricercati”. E ancora sul cambio di paradigma innescato dalla pandemia spiega: “Il lockdown ci sta portando a nuove o rinnovate soluzioni di abbigliamento; credo che il #formalFriday sia la risposta al fatto che ci si voglia ‘dare attenzione’, prendersi cura di sé indossando abiti di un certo tipo, belli”. E non è la prima volta che dopo un momento buio della storia si assiste a una riscoperta dello stile come riporta il New York Times. Il primo esempio risale addirittura all’epidemia di peste bubbonica che colpì l’Europa nel quattordicesimo secolo: in quel periodo, infatti, gli abiti si arricchirono di ornamenti e l’abbigliamento divenne sempre più importante. A cambiare sarà anche il modo di acquistare: d’accordo con un’analisi elaborata dalla Royal Society, una delle più antiche accademie scientifiche, contrariamente a quanto avvenuto in Cina dove subito dopo la fine del lockdown si è assistito al “revenge buying”, nel resto del mondo le persone stimano di comprare meno vestiti, ma di spendere la stessa cifra. I consumatori punteranno quindi di più sulla qualità, acquistando meno ma meglio, lasciandosi alle spalle il fast fashion e il continuo desiderio di nuovo che per anni ha regnato sovrano.

TELEMEDICINA PER MONITORARE I SINTOMI DEL COVID DI MEDICI E INFERMIERI IN QUARANTENA

Sperimentazione tramite App per visitare a distanza gli operatori positivi dell’ASST Santi Paolo e Carlo

Milano, 23 aprile 2020 –  Partito oggi il progetto di telemedicina per il monitoraggio a distanza degli operatori positivi COVID-19 dell’ASST Santi Paolo e Carlo. Video collegamenti, inserimento dei parametri di monitoraggio e messaggistica e reportistica organizzati in una semplice App scaricabile dal proprio smartphone.

Un panel di 100 operatori sanitari, suddivisi tra Ospedale San Paolo e San Carlo, risultati positivi al tampone per infezione da Sars-Cov-2 sono stati coinvolti nello studio previa somministrazione di consenso informato.

A ciascuno è stato chiesto di collegarsi alla un’App altamente intuitiva, disponibile su iOS e Android dove gli operatori sanitari “ospedalizzati a casa” inseriscono i dati relativi a parametri vitali, tra cui temperatura corporea, pressione sanguigna e saturazione periferica di ossigeno, seguiti da aggiornamenti giornalieri sullo stato dei sintomi.

Progetto e sperimentazione consentiranno di avere promemoria puntuali, messaggi personalizzati e visite mediche virtuali tramite videochiamate e attivazione automatica di un sistema di allarme in caso di evidenza di parametri gravemente compromessi.

L’équipe del Prof. Claudio Colosio, Medico Competente e Direttore della struttura di  Medicina del Lavoro e Centro Internazionale per la Salute Rurale dell’ASST dei Santi Paolo e Carlo, avrà il compito di monitorare i dati raccolti e dialogare con i dipendenti durante tutto il periodo dell’isolamento al fine di intervenire, in tempi rapidissimi,  laddove i dati evidenziassero situazioni di allarme.

“Il datore di lavoro ha l’obbligo di tutelare la salute psico-fisica del personale – dichiara Matteo Stocco, Direttore Generale dell’ASST Santi Paolo e Carlo – Questa sperimentazione ci permetterà di avere una visione d’insieme di tutti gli operatori sanitari ordinati in base alla gravità dei sintomi del coronavirus.”

I risultati attesi sono ambiziosi: assicurare i dipendenti al proprio domicilio ma seguiti e monitorati come se fossero in reparto, prevenire il sovraccarico delle strutture ospedaliere con eventuale ricovero dei soli dipendenti con manifestazione clinica evidenziata, tutela della salute del personale sanitario grazie a una possibile riduzione del numero di contatti con operatori Covid-19 positivi, ottimizzare le risorse per la gestione di un grande numero di casi e centralizzare la raccolta dei dati clinici per scopi di ricerca e sviluppi futuri.

Emergenza Coronavirus: da Xiaomi arriva un nuovo carico di mascherine destinate alla Protezione Civile della Regione Lombardia

Siamo onde dello stesso mare, foglie dello stesso albero, fiori dello stesso giardino” Xiaomi annuncia il nuovo carico di mascherine in aiuto alla Regione Lombardia.

Dopo un primo lotto arrivato in Italia 15 giorni fa,  Xiaomi vuole continuare ad offrire il proprio contributo e supporto per fronteggiare l’emergenza legata alla diffusione epidemiologica del virus COVID-19. Arriva oggi in Italia, una nuova donazione di migliaia di mascherine che andranno a sostegno della Protezione Civile della Regione Lombardia e ad alcuni clienti e partner di Xiaomi. 

La Regione Lombardia è attualmente l’area più colpita dall’epidemia di coronavirus: i numeri giornalieri, infatti, mostrano purtroppo una crescita costante dei contagi. Per aiutare a fronteggiare questo momento di forte difficoltà, Xiaomi ha deciso di destinare un altro carico di mascherine protettive.

Le mascherine sono state consegnate alla Protezione Civile della Regione Lombardia, accompagnate dal medesimo messaggio di solidarietà “…Siamo onde dello stesso mare, foglie dello stesso albero, fiori dello stesso giardino” volto a sottolineare come l’azienda si senta parte integrante di questo Paese.

Il forte senso di responsabilità sociale e di appartenenza alla comunità italiana ha, infatti, spinto Xiaomi ad offrire, ancora una volta, il proprio sostegno nel fronteggiare la carenza di materiale sanitario, e ad aiutare così il contenimento della propagazione del virus.

I nostri pensieri sono rivolti all’epidemia di COVID-19 che ha colpito l’Italia e in modo particolare le regioni del Nord, quindi non potevamo esimerci dal rinnovare il nostro contributo”, afferma Chew Shou Zi, CFO and President of International Xiaomi Corporation. “Forniremo presto altre forniture mediche, tra cui mascherine, termometri digitali a infrarossi e indumenti protettivi”.

STASERA MI BUTTO: Un nuovo misterioso Joker è in città

Per tutta la durata della Milano Fashion Week, l’artista SHITIMLOVINIT realizzerà STASERA MI BUTTO, la prima di una serie di opere destinate a sorprendere e a cambiare il volto ella città. Da martedì 18 a lunedì 24 febbraio, da una finestra del terzo piano di una palazzina tra Corso Buenos Aires e Via Spallanzani, un’installazione site-specific darà una nuova luce al quartiere milanese che non dorme mai. 

Ad attirare la curiosità di turisti e cittadini non saranno soltanto gli outfit sempre più elaborati ed eccentrici proposti dai maggiori marchi del mondo della moda. A richiamare l’attenzione sarà anche una finestra, una delle finestre più in vista in di Porta Venezia, dalla quale comparirà una scritta luminosa destabilizzante destinata a rivelare una disarmante verità, ironica ed enigmatica: “stasera mi butto”.

In un momento in cui Milano è in fermento, eternamente condannata a doversi mostrare sopra le righe, in cui la città si accende, illuminata dagli eventi e dalle luci sfavillanti della Settimana della Moda, in cui tutti si buttano in qualcosa, questa frase vuole essere una riflessione intima e pubblica allo stesso tempo che mette in discussione l’idea di autocontrollo mostrando uno dei tanti volti della città in un luogo simbolo di Milano: Porta Venezia.

L’opera è concepita come parte di un racconto che ha come filo conduttore la città e i suoi stati d’animo, i limiti umani, i disagi mentali da cui si tenta di uscire. Una Milano intima, vulnerabile, nevrotica.

«STASERA MI BUTTO vuole essere un messaggio curioso, provocatorio e ambiguo» afferma l’artista, «L’opera invita ad un’auto-anamnesi, una riflessione intima e personale sui propri limiti, emozioni e possibilità.»

La finestra cattura lo sguardo, ci costringe a cambiare prospettiva e prestare attenzione su ciò che solitamente ignoriamo, come le nostre voci interiori.

Quello che emerge nell’installazione è l’immagine di una paranoia quotidiana che assume i toni ironici e grotteschi, sottolineati sia da un colore pop, il verde fluo, che dal messaggio stesso.

STASERA MI BUTTO è la prima di una serie di installazioni concettuali ideate da SHITIMLOVINIT, pseudonimo dell’artista, al suo debutto.SHITIMLOVINIT unisce sregolatezza a lucido onirismo. STASERA MI BUTTO apparentemente tanto semplice da risultare disarmante, ha talmente tanti layer semantici da scardinare ogni certezza in chi le guarda.

L’installazione luminosa gioca con l’ambivalenza del linguaggio pubblicitario e del linguaggio artistico che sempre più sfocia in una contaminazione intermediale di generi. La semplicità, l’impatto visivo e la scelta del colore richiamano infatti il mondo del marketing, della moda e del design, espressione di una “società liquida”.

L’appropriazione dello spazio reale della finestra implica una totale immersione nella vita cittadina e ha come diretta conseguenza l’inclusione degli spettatori. Ognuno di noi si può identificare nel messaggio, così come ci si identifica in un luogo della città.

Non è certo un caso che la location scelta per ospitare l’installazione sia Porta Venezia, il quartiere in cui convivono, tra fascino e popolarità, comunità differenti che creano sempre nuove sinergie. 

L’artista si è esposto, è uscito fuori ed ha deciso di “buttarsi stasera”. Ora spetta a voi capire se lasciarlo cadere, prenderlo al volo, oppure seguirlo.

L’installazione si illuminerà ogni giorno al tramonto.

INFORMAZIONI ESSENZIALI

TitoloSTASERA MI BUTTO

Artista: SHITIMLOVINIT

Sede: Porta Venezia, Corso Buenos Aires, angolo Via Spallanzani, Milano

Date: 18 – 24 febbraio 2020

BIKER E STIVALETTI SNAKE PRINT: L’ANIMA SAUVAGE DI DEICHMANN PER LA P/E 2020

I modelli animalier print, da sempre la stampa più amata dalle fashioniste di tutto il mondo, per la prossima primavera si colorano in versioni inedite e sempre più trendy.

I biker e gli stivaletti animalier DEICHMANN, pratici e grintosi, completano il guardaroba dal fascino animale: l’anfibio pitonato dai toni aggressive dona un twist in più ad outfit casual e 100% urban. Abbinato con un mini dress nero, una jumpsuite o ancora con jeans a sigaretta o boyfriend style è ideale per sfoggiare un look ruggente.

L’irrefrenabile animalier style si diffonde a macchia di leopardo anche sugli stivali cowboy, declinati in delicate sfumature pastello, con applicazioni e stampe dall’appeal aggressivo e graffiante, per far emergere l’innato istinto felino. Evergreen perfetti per affrontare con determinazione avventure quotidiane nella frenetica giungla urbana.


Il Gruppo DEICHMANN, con sede principale a Essen (Germania), è stato creato nel 1913 ed è leader sul mercato europeo del commercio al dettaglio di calzature. I piani per quest’anno prevedono l’ingresso nel mercato dell’Estonia con il concept DEICHMANN. Nuovi negozi DEICHMANN verranno aperti entro breve anche a Dubai con un franchise partner mentre in Cina sarà in vendita una selezione di scarpe donna e kids attraverso la piattaforma online T-Mail Global.

SAN VALENTINO IN BELLEZZA

SENSICURE LE NUOVE CREME IDROPROTETTIVE SYNCHROLINE

di Tommaso Motterlini

Sensuali come Gwyneth Paltrow. Affascinanti come Jennifer Aniston e Sandra Bullock. I trucchi per una pelle perfetta soprattutto a San Valentino non devono mancare. E oggi PINK LIFE MAGAZINE svela uno dei seuoi segreti. Sensicure Body Cream e Sensicure Cream Gel! Prodotti studiati in caso di tensione cutanea, pizzicore e bruciore.

Si tratta infatti di un’emulsione siliconica per uso quotidiano a base di MSM, pantenolo, ceramidi e colesterolo, con eccellente tollerabilità data dalla elevata azione lenitiva, desensibilizzante e idratante.

È dedicata al corpo – nella sua versione Body Cream – e a viso, collo e décolleté – nella sua versione Sensicure Cream.

Si utilizza indicativamente due volte al giorno o secondo la necessità. Per quanto riguarda la Body Cream si consiglia l’applicazione dopo la doccia o il bagno.

I prezzi? Super accessibili! Oscillano dai 18 euro ai 22 per la Sensicure Cream (50 ml) e dai 23 ai 27 per la Body Cream (150 ml).

DELIGHT- L’ATELIER DEL GUSTO DI SAPORI MILANESI A CORBETTA

Nella periferia di Milano un nuovo locale decisamente sui generis per la provincia e dal tocco gourmet: a capo del progetto lo chef Fabio Zanetello. Un menu irriverente dai nomi giocosi che coniuga i sapori del nord Italia e della “cucina delle nonne” padane con i sapori fusion di tutto il mondo, frutto dei viaggi dello “chef vagabondo” che dopo numerosi anni come consulente e volto televisivo ha finalmente trovato casa a Corbetta, la cittadina natale. Qui le vere ricette della tradizione milanese vengono rivisitate con le tecniche più innovative di ristorazione e l’aggiunta di spezie provenienti dall’altra parte del mondo. L’idea è nata dalla famiglia Corvino, già imprenditori da più di trentanni a Corbetta: troviamo Davide Corvino, patron in sala ad accogliere i clienti e Christian Marcone come sommelier, direttamente dalla sala del ristorante stellato D’O di Davide Oldani, poco lontano. Un piccolo locale dal design elegante e moderno, “una cucina a vista, nata per prima a cui si è aggiunto tutto il resto”, 25 coperti, un dehors nel giardino interno e un grande terrazzo. Una moderna trattoria alla milanese per appassionati gourmand: Delight, come la delizia del gusto che si inserisce nel solco della tradizione di ricette del nord Italia, per sentirsi a casa con una cucina gourmet. La luce è l’elemento chiave che accompagna il design del locale: Delight come diletto, piacere culinario, e “light”.

La filosofia di cucina di Fabio Zanetello

Si può dire davvero, in questo caso, di trovarsi davanti a un sapiente mix tra tradizione e innovazione: ricette della tradizione più radicata del territorio, ingredienti autoctoni trattati con innovative tipologie di cottura ma anche tocchi proveniente dai poli opposti del globo, dall’estremo nord fino all’Oriente. Uno chef che ha iniziato la propria carriera nel mondo della mixology e degli alambicchi ha seguito poi il suo amore per i fornelli. Si può cenare al bancone (su prenotazione) sbirciando dalla cucina in stile industrial, tono su tono, ogni mossa dello chef, ma attenti alle sue battute e al suo sarcasmo, che non mancano mai.


I menu

Tre menu degustazione da cinque portate (terra e mare) o da sette (a mano libera dello chef). Tanti piatti che raccontano di tradizioni e di esperienze da globe trotter, con nomi divertenti: “Di solito è dolce”, un antipasto di Cheesecake di stracciatella e composta al pomodoro; “Un milanese al mare” ovvero Risotto allo zafferano con ossobuco di calamaro; “Stai Camo! Tonno subito” ovvero Tonno alle mandorle, camomilla e wasaby con carote alla parigina; “Un taglio giapponese”, dove il tagliolino all’uovo con porcini è abbinato al fungo shiitake e alla soia. Per dessert non prendere d’esempio per tracciare l’esempio dell’intero menu “Era una torta di mele”, non la tradizionale torta di sempre, ma la sua versione a semifreddo, servita ed accompagnata da una salsa al cioccolato bianco, mirtillo con un crumble di parmigiano o, giocando sempre tra le portate la “ Dolcemente Norma” ovvero il Pacchero con ricotta senza lattosio, melanzana fritta, marmellata dolce di pomodoro e scaglie di cioccolato fondente.

Il design del locale e la locanda
“Un ristorante pensato per includere e avvolgere,” racconta l’architetto Alessandro D’Andrea di Unica Arredamenti, “dove l’accoglienza è la parola d’ordine: una luminosa cucina a vista, vero e proprio laboratorio di sperimentazione culinaria, rimane lo spettacolo permanente dello chef e della sua brigata all’opera”.  La cucina Angelo Po, oltre al suggestivo scenario d’atmosfera è stata pensata in un’ottica sostenibile per ottenere il massimo risparmio energetico. Tavoli rettangolari in legno naturale si alternano ad altrettanti in marmo bianco di Carrara; specchi, lampade ed un grande lampadario centrale, generano giochi di luce sono sono identificativi del ristorante, che insieme ai colori dal grigio antracite al bronzo generano l’ allusione al nome stesso. Al piano superiore al ristorante tre camere eleganti e dotate di ogni genere di comfort permettono ai viaggiatori gourmet di fermarsi per il pernottamento e bere qualche bicchiere in più. Delight è un locale che vuole rispecchiare Corbetta, una cittadina elegante, ricca di numerose ville ed edifici storici dove in ogni sua via si respira la concreta autenticità di un borgo raffinato alle porte di Milano.

Orari
Da martedí a sabato: 19.30 – 22.30 / domenica: 12 – 14.30
Giorno di chiusura lunedì

Indirizzo
Via Verdi 18, Corbetta (Mi)

Contatti
3518545672
www.ristorantedelight.com
info@ristorantedelight.com

SAN VALENTINO SOTTO LE STELLE: I MIGLIORI RISTORANTI DI MILANO

di Giulia Asprino

Rose rosse e cuori. Per chi non fosse affetto da signletudine, PINK LIFE MAGAZINE ha stilato la sua speciale selezione dei migliori ristoranti a Milano dove festeggiare l’amore.

Un San Valentino vichingo da Valhalla
Piatti che richiamano saghe norrene dei guerrieri del Nord. Selvaggina cotta alla brace, carrè di cervo, carpaccio di manzo, pomodori confit, scalogno glassato e maionese affumicata. O, ancora, Gunther le back ribs di manzo irlandese, cosce d’anatra francesi con verdurine dell’orto. Ecco la proposta decisamente proteica che può infiammare questo San Valentino.


ODINO: divinità principale della mitologia norrena, ed è associato alla Sapienza. Tartare di cervo, cipolla rossa agrodolce e spuma di pane al pino
ASKR: il primo essere umano creato da Odino da un ramo di frassino. Filetto di vitello alla brace con sbrise e topinambur arrosto
FREYA: dea della bellezza e dell’amore sessuale. Red velvet con mousse al cioccolato piccante, gelato al mascarpone, glassa e crunch di lamponi

Dove: Valhalla, la brace degli Dei
via Gaetano Ronzoni 2, Milano
+39 0284041503
www.valhallarestaurant.it
valhallarestaurantmilano@gmail.com
@valhalla_milano
fb: Valhalla Milano

VOTO: 5 STELLE

Un San Valentino “Particolare” a Milano

Una menu creativo e mediterraneo, un’attenta selezione di piccoli produttori e una forte attenzione a privilegiare l’allevamento italiano ed etico. Una cucina senza fissa dimora, concreta e senza voli pindarici, ma di sostanza e d’effetto: tanti crudi, un salto in Spagna per la ricerca della carne più prelibata, qualche spunto dall’Asia. Un San Valentino Particolare.


Ostrica al Bloody Mary 
Battuta di Fassona piemontese, caviale, patata viola e sedano croccante 
Polpo tre cotture, vellutata di ceci, passion fruit, pomodorini confit
Risotto al parmigiano, crudo di gambero rosso, pesto in polvere e creme fraiche. Tataki di tonno, salsa all’ arancia, puntarelle e senape in grani
Petto di anatra, coulis di lamponi, cicoria e Maldon.
Mezza sfera al cioccolato, crumble alle mandorle e frutti di bosco.

Dove: Via Tiraboschi 5
20135, Milano (MI)
Tel.+39 0247755016
particolaremilano.com

VOTO: 4 STELLE

Un San Valentino tutto siciliano da Terrammare

Un progetto di cucina creativa e mediterranea, che è partito 25anni fa come riscatto sentimentale e sociale per le donne modicane in cucina e ha trovato terreno fertile nel ristorante Fattoria delle Torri a Modica. Un romantico menu siciliano da Terrammare a Milano.


Alici Marinate e Agrumi
Ghiotta di Pesce Stocco alla Messinese
Tortelli, Foies Gras e Tartufo Nero
Anatra, Passion Fruit e Salsa al Marsala Ruby
Verde Pistacchio e Frutti Rossi

DOVE:

Via Giuseppe Sacchi 8
cap, Milano (MI) – Tel.+39 3488074828
mail info@terrammare.rest

VOTO: 5 STELLE

Il San Valentino per gli amanti della mozzarella da Muu

Rivoluzionare l’approccio classico alla mozzarella di Bufala Campana DOP creando un connubio diretto con la dieta mediterranea è la proposta di Muu Muzzarè. Gusto internazionale, con un approccio glocal, usando prodotti prettamente locali, ma con un approccio cosmopolita.


Millefoglie di branzino marinato ai fiori di sambuco,mozzarella di bufale e passion fruit
Mischiata di pasta con julienne di calamari,mozzarella a filo e gamberi rossi Sicilia 
Filetti di tonno scottato tagliata di Mozzarella di Bufala su marmellata di datterino rosso e tempura di Pannko
Cheese cake a cuore ai frutti di bosco 

DOVE: Muu_Muzzarella
Viale Premuda 46
20129 Milano
mail info@muuzzarella.it
telefono 02 49443666

VOTO: 4 STELLE

OLAF BREUNING We Are All In the Same Boat. The weight of colour.

ALLA GALLERIA POGGIALI MILANO DAL 30 GENNAIO AL 28 MARZO 2020

A cura di Lorenzo Bruni

La Galleria Poggiali presenta, nella sede di Milano, la prima personale in Italia di Olaf Breuning (Sciaffusa, 1970) nato in Svizzera ma newyorkese d’adozione, We are All In the Same Boat. The weight of colour, a cura di Lorenzo Bruni.

Breuning si è fatto conoscere, tra le altre, attraverso le mostre personali in diverse autorevoli istituzioni come il Palais de Tokyo di Parigi, la Chisenhale Gallery di Londra, la Kunsthall di Stavanger, l’Institute of Modern Art di Brisbane e attraverso la partecipazione a biennali quali la Biennale del Whitney New York e la Biennale de l’Image en mouvement a Ginevra.


Olaf Breuning, per la sua mostra nello spazio milanese della Galleria Poggiali, in Foro Buonaparte 52, ha concepito un ambiente immersivo per riflettere su come gli attuali stimoli della vita quotidiana sono metodicamente registrati, metabolizzati e riproposti dagli “utenti” digitali. Esplicativo di questo approccio è la grande scultura al centro dello spazio che consiste in una scala di metallo, su cui è montata la sagoma in acciaio lucido di un volto stilizzato con al centro un cuore. La struttura bidimensionale diviene volumetrica e inafferrabile per effetto delle immagini che inesorabilmente riflette. Tale dimensione “multidisciplinare” e “multidimensionale” è adottata dall’artista per tutta la mostra fino anche all’installazione di disegni a china nera raffiguranti scene ‘possibili’, ma immaginarie, che suggeriscono un’inedita narrazione intima e corale. 
Come scrive Lorenzo Bruni: “La ricerca di Breuning è da sempre attenta ai cambiamenti sociali e alle immagini usate in quanto strumenti di nuova ritualità. E’ interessante notare come negli ultimi dieci anni l’ironia paradossale dell’artista sia andata sempre più verso una dimensione ontologica, archetipica e universale. Le opere presenti nella mostra milanese – una grande installazione fotografia site specific e il suo ultimo video – introducono infatti indizi fondamentali sul suo attuale percorso. La prima opera è un’immagine di forte impatto visivo, sia perché occupa per intero una delle pareti dello spazio, sia per il soggetto trattato, ovvero un gruppo eterogeneo di persone che, in piedi all’interno di una barca in mezzo a un bosco, guardano fisse verso lo spettatore dando corpo al detto: “We Are All In the Same Boat”. La seconda è il video “Sunny”, in cui in primo piano appare il volto di un bambino intento a guardare un evento unico, che è negato alla nostra vista. In entrambi i casi si tratta di monumenti allo stupore, all’andare oltre le sovrastrutture culturali, di un invito a non sottostare al cosiddetto senso comune, ma di riflettere non solo sul ruolo dell’arte ma anche su quello dello spettatore consapevole in un mondo globale e a portata di click.” 

Le opere presenti alla mostra We Are All In the Same Boat alla Galleria Poggiali sono di anni e soprattutto media diversi, sia site specific che immagini autonome, poste dall’artista in un nuovo stretto dialogo per far emergere domande ovvie quanto conturbanti: per chi sono i messaggi che produciamo giornalmente nel mondo del web e perché li produciamo? Olaf Breuning risponde mettendo al primo posto la dimensione esperienziale che ha a che fare con l’evento in tutti i suoi aspetti fisici e psicologici. Per questo motivo è forse più opportuno, piuttosto che parlare di site specific, definirla una mostra time specific, avendo a che fare con la messa in evidenza del tempo del processo dell’opera e della sua fruizione. Tale approccio è lo stesso con cui l’artista indaga, negli ultimi dieci anni, il concetto di colore nella società digitale e in relazione alla storia dell’arte, ovvero, con l’intento di dare nuova importanza al momento della manifestazione e trasformazione del colore, piuttosto che come semplice attributo di una forma.
Per rappresentare la mostra è stata scelta la fotografia “Happy painters” che, come spiega Lorenzo Bruni “costituisce una sorta di apice dell’approccio di Breuning e della sua attenzione a immagini apparentemente astratte in cui emerge l’istante della creazione o la messa in scena del colore. “Happy painters” consiste in un gruppo di pennelli colanti, ognuno di un colore monocromo, a cui sono stai applicati, antropomorfizzandoli, occhi e piedi di bambole; così il mezzo di produzione dell’opera pittorica diviene in questo caso il soggetto stesso, anche se l’aspetto di inquietudine deriva dal fatto che la comunità di pennelli, autonomi e spavaldi, appaiono come osservare e giudicare ciò che hanno di fronte a loro trascendendo la loro condizione di oggetti inanimati.”

In occasione della mostra sarà edito un catalogo con saggio di Lorenzo Bruni.

Galleria Poggiali Milano – Foro Buonaparte, 52 – Milano