Archivio Categoria: Medicina

Clamoroso: in Trentino altro che vaccino, iniettano soluzione fisiologica

Dodici persone che lavorano in ambito sanitario, infermieri e medici, avrebbero ricevuto una dose di soluzione fisiologica anziché di vaccino Pfizer. È accaduto in Trentino nei giorni scorsi e l’Azienda provinciale per i servizi sanitari precisa che la situazione si è già risolta.

Si tratta di una unica seduta vaccinale che ha coinvolto 47 persone di cui, come detto, presumibilmente 12 hanno ricevuto una iniezione di soluzione fisiologica. Questo a fronte di oltre 12.000 vaccinazioni già somministrate. La percentuale di errore è inferiore all’1 per 1000 e – rassicura Apss in una nota – non c’è nessun problema sanitario.
    L’Azienda sanitaria precisa che il caso è stato prontamente individuato grazie al protocollo e alle checklist utilizzate che prevedono, tra l’altro, una comparazione tra dosi preparate e somministrate e flaconi residui ancora integri. Si è provveduto immediatamente ad informare gli operatori interessati predisponendo un controllo anticorpale con test sierologico in ventesima giornata prima della somministrazione della seconda dose. La somministrazione di soluzione fisiologica, va sottolineato, non comporta nessun rischio per la salute dei soggetti coinvolti, trattandosi di acqua distillata e sale.
    Sembra che l’errore sia avvenuto al momento della somministrazione: normalmente il vaccino viene diluito con della fisiologica. Da quanto verificato c’è stato uno scambio dei flaconcini.

Fonte Ansa

Gruppo Menarini ha approvato ELZONRIS, farmaco per malattia del sangue

Il Gruppo Menarini, colosso internazionale con radici partenopee, ha annunciato oggi che la Commissione Europea (CE) ha approvato ELZONRIS (tagraxofusp), come monoterapia per il trattamento di prima linea di pazienti adulti affetti da neoplasia a cellule dendritiche plasmacitoidi blastiche (BPDCN), una neoplasia ematologica rara e aggressiva con prognosi severa. La decisione della CE fa seguito al parere positivo adottato dal Comitato per i Medicinali per Uso Umano (CHMP) dell’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) a novembre 2020 e si basa sul più ampio studio prospettico mai condotto in pazienti con BPDCN naïve al trattamento o precedentemente trattati.

ELZONRIS ha ricevuto la designazione di farmaco orfano in Europa, ed ora è il primo trattamento approvato per i pazienti con BPDCN e la prima terapia mirata contro il CD123 disponibile in Europa, in risposta ad un importante bisogno terapeutico.

“Questo risultato conferma l’impegno di Menarini in oncologia che si affianca, tra gli altri, a quello contro l’antibiotico-resistenza e allo sviluppo di un anticorpo monoclonale contro il Covid19 – hanno detto Lucia e Alberto Giovanni Aleotti, azionisti e membri del Board di Menarini – La ricerca e lo sviluppo di nuove terapie, come nel caso di ELZONRIS, rappresentano spesso l’unica soluzione di cura per moltissimi pazienti”.

“Per la prima volta, i pazienti affetti da BPDCN in Europa avranno la possibilità di beneficiare di un trattamento diretto in modo specifico contro questo tumore raro e aggressivo – ha commentato Elcin Barker Ergun, CEO del Gruppo Menarini – L’approvazione di ELZONRIS rende possibile un cambiamento significativo nell’approccio terapeutico per la BPDCN, poiché fornisce ai medici una terapia mirata per aiutare i pazienti affetti da questa terribile malattia. Ora stiamo lavorando per rendere ELZONRIS disponibile in Europa nel più breve tempo possibile, come parte del nostro impegno a fornire farmaci efficaci e innovativi per le persone affette da gravi malattie”.

ELZONRIS è una terapia mirata che agisce in maniera selettiva sul CD123, già approvata dalla Food and Drug Administration (FDA) e distribuita dal 2019 negli Stati Uniti da Stemline Therapeutics, ora parte del Gruppo Menarini.

ELZONRIS è stato approvato nel 2018 dalla FDA degli Stati Uniti, dove è attualmente disponibile per il trattamento di pazienti adulti e pazienti pediatrici, di età pari o superiore a due anni, affetti da BPDCN.

Informazioni su ELZONRIS® in Europa

ELZONRIS® (tagraxofusp) è indicato in monoterapia per il trattamento di prima linea di pazienti adulti con neoplasia a cellule dendritiche plasmacitoidi blastiche (BPDCN). ELZONRIS deve essere somministrato sotto la supervisione di un medico esperto nell’uso di agenti antitumorali.

Informazioni su ELZONRIS® negli Stati Uniti

ELZONRIS® (tagraxofusp), è una terapia mirata che agisce in maniera selettiva sul CD123, approvata dalla Food and Drug Administration (FDA) degli Stati Uniti per il trattamento di pazienti adulti e pediatrici, di età pari o superiore a due anni, affetti da neoplasia a cellule dendritiche plasmacitoidi blastiche (BPDCN). Per informazioni complete sulla prescrizione negli Stati Uniti, visitare www.ELZONRIS.com.

ELZONRIS è anche in fase di valutazione in studi clinici per ulteriori indicazioni tra cui leucemia mielomonocitica cronica (CMML), mielofibrosi (MF), leucemia mieloide acuta (LMA) e sono previsti ulteriori studi e indicazioni.

Informazioni su BPDCN

La BPDCN, precedentemente linfoma blastico a cellule NK, è una neoplasia ematologica aggressiva, spesso con manifestazioni cutanee, con esiti storicamente scarsi. La BPDCN si presenta tipicamente nel midollo osseo e/o nella pelle e può coinvolgere anche linfonodi e le viscere. La cellula di origine BPDCN è il precursore della cellula dendritica plasmocitoide (pDC). La diagnosi di BPDCN si basa sulla triade diagnostica immunofenotipica di CD 123, CD 4 e CD 56, nonché su altri marker. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha definito questa malattia “BPDCN” nel 2008; nomi precedenti includevano il linfoma blastico a cellule NK e la neoplasia ematodermica CD4 + / CD56 + agranulare. Per ulteriori informazioni, visitare il sito web di sensibilizzazione sulla malattia BPDCN all’indirizzo www.bpdcninfo.com

Informazioni sul CD123

Il CD123 è espresso sulla superficie cellulare in una vasta gamma di neoplasie tra cui la neoplasia blastica a cellule dendritiche plasmacitoide (BPDCN) ed alcune neoplasie mieloproliferative (MPN), tra cui la leucemia mielomonocitica cronica (CMML) e la mielofibrosi (MF), la leucemia mieloide acuta (LMA), la sindrome mielodisplastica (MDS) e la leucemia mieloide cronica (LMC). CD123 risulta presente anche in casi di mieloma multiplo (MM), leucemia linfoide acuta (ALL) leucemia a cellule capellute (HCL), linfoma di Hodgkin (HL) e in alcuni linfomi non Hodgkin (NHL). Inoltre, le cellule CD123+ sono state individuate nel microambiente di numerosi tumori solidi e in certe malattie autoimmuni come lupus cutaneo e sclerodermia.

Foto Dagospia.com

Vaccino Covid: ieri 70mila somministrazioni

Sono 247.544 le vaccinazioni eseguite in Italia il 51,7% rispetto alle 479.700 dosi consegnate per la prima tranche di vaccini Pfizer destinati all’Italia.

Di queste, sono circa 70mila le somministrazioni effettuate oggi. Complessivamente sono stati vaccinati 96.309 uomini e 151.235 donne.

La Regione con la percentuale più alta è il Lazio con il 77,9%, seguono la Toscana (75,1%) e il Veneto (73,8%). In fondo alla classifica ci sono la Lombardia (21%), la Valle d’Aosta (18,07%), la Sardegna (9,8%) e la Calabria (6%).

“In merito alla situazione della somministrazione del vaccino contro il Covid-19, si precisa che l’Italia ha già vaccinato quasi 180mila persone (in serata i nuovi dati indicano circa 236mila vaccinati, ndr). Solo nella giornata di lunedì, con tutte le Regioni che hanno avviato la campagna, sono state somministrate oltre 65mila dosi, un dato record nell’ambito dell’Unione Europea. I numeri italiani sono già oggi soddisfacenti, perché pongono il nostro Paese al secondo posto nel continente per quantità di dosi somministrate”. Lo sottolineano fonti di Palazzo Chigi.

Sulla somministrazione dei vaccini “la macchina organizzativa sta accelerando e, nel giro di poche settimane, viaggerà a pieno ritmo”,  spiegano fonti di Palazzo Chigi ricordando che già ora l’Italia è seconda in Ue “alle spalle della sola Germania, che però ha potuto contare su una dotazione iniziale superiore”. “Un risultato per il quale dobbiamo ringraziare l’eccezionale lavoro delle donne e degli uomini del nostro Sistema Sanitario Nazionale. Continuiamo a impegnarci in questo grande sforzo per realizzare un piano vaccinale senza precedenti!”, spiegano ancora.

Il ministro per le Autonomie, Francesco Boccia, ha convocato i presidenti di Regione per domattina alle 10 per un aggiornamento sul personale sanitario e sociosanitario nella campagna di vaccinazione. In collegamento ci saranno anche il ministro della Salute, Roberto Speranza, e il commissario per l’Emergenza, Domenico Arcuri.

“Siamo in due programmi importanti: Pfizer e AstraZeneca. E l’autorizzazione di Ema per quello che sappiamo è imminente: non ci impicchiamo ai giorni ma arriva”.Lo ha detto il ministro Luigi Di Maio a “Oggi è un altro giorno” su Rai1. “Siamo in due programmi importanti e ora si è conclusa anche la fase di sperimentazione del vaccino italiano”.

L’Italia è in grado in maniera assolutamente competitiva di giocare partite importanti sulla capacita di generare tecnologia biomedica sofisticata, ha detto il presidente del Css Franco Locatelli alla presentazione all’Istituto Spallanzani dei risultati della Fase 1 della sperimentazione del vaccino italiano anti-Covid ReiThera GRAd-CoV2.

Puntiamo a sviluppare 100 mln dosi di vaccino per anno. Il vaccino è stabile ad una temperatura tra 2 e 8 gradi”, ha detto la presidente dell’azienda Reithera sviluppatrice del vaccino italiano, Antonella Folgore.

Fonte Ansa

Dopo il 6 gennaio cosa succede in Italia ?

Una lenta decrescita della curva del contagio, ma con l’Rt in aumento e – nel primo bollettino del 2021 – il tasso di positività al 14,1%, ancora in crescita. Con questi dati una parte del Paese, allo scadere del decreto di Natale, il 6 gennaio, potrebbe finire nuovamente in zona rossa o arancione: a rischiare per ora sono soprattutto Veneto, Liguria e Calabria, che secondo l’ultimo report Iss hanno superato il valore 1 di Rt e che potrebbero essere collocate nella lista dei territori sottoposti a maggiori restrizioni.

Fonte Ansa

COVID E OBESITA’: CIRCA IL 30% DI INTERVENTI DI CHIRURGIA BARIATRICA IN MENO

Fino a poco prima dell’emergenza Coronavirus, ogni anno si eseguivano in Italia circa 25.000 interventi di chirurgia bariatrica a fronte di 250.000 richieste. Gli italiani in sovrappeso infatti sono 25 milioni e i portatori di obesità almeno 6 milioni, un dato in crescita costante. Ma, dall’inizio della pandemia, gli interventi sono calati in media del 28%-30%, con punte del 50% in alcuni casi. Pertanto, in attesa della piena ripresa dell’attività chirurgica, occorre strutturare e rafforzare percorsi complementari che sostengano il paziente bariatrico”. Così Diego Foschi, Presidente della SICOB, Società italiana di Chirurgia dell’Obesità e delle Malattie Metaboliche al XXVIII Congresso Nazionale che quest’anno si svolge in versione digitale il 21 e il 22 dicembre. Il Congresso, alla cui inaugurazione ha partecipato anche il Viceministro della Salute On. Pierpaolo Sileri, è presieduto da Maria Grazia Carbonelli – Dir. U. O. Dietologia e Nutrizione Clinica A. O.  S.Camillo Forlanini Roma, Paolo Gentileschi  – Direttore U.O.C. Chirurgia Bariatrica e Metabolica Ospedale S. Carlo di Nancy Roma, Alessandro Giovanelli  – Dir. Ist. Nazionale per la Cura dell’Obesità (INCO) presso Ist. Clinico Sant’Ambrogio di Milano e l’IRCCS Policlinico San Donato, e Fausta Micanti, Dirigente Medico Università Federico II di Napoli.

Numerosi i temi affrontati in due giorni di intense sessioni online: tra questi il problema del pesante stigma nei confronti dei soggetti con obesità per cui chi ha un peso patologico non solo viene ritenuto pregiudizievolmente responsabile della sua condizione, ma viene curato solo quando sviluppa le complicanze dell’obesità. Altro tema in evidenza è l’impatto dell’isolamento sulla psiche del paziente bariatrico ma anche le componenti del percorso virtuoso da fargli seguire in attesa di riprendere gli interventi, come la dieta mediterranea che grazie all’apporto di vitamine, sali minerali e Omega 3 che rinforzano il sistema immunitario si candida ad essere una perfetta dieta anti-covid. Ampio spazio è datoai vantaggi della telemedicina, ai nuovi percorsi terapeutici sempre meno invasivi e ai farmaci che aiutano a perdere peso. Fondamentale è anche il tema del ruolo della chirurgia bariatrica nella prevenzione delle neoplasie e quello dei social grazie alla creazione di gruppi di sostegno. 

Centrale, però, resta il problema della diminuzione drastica degli interventi di chirurgia bariatrica dall’inizio dell’emergenza Covid. Infatti da un censimento effettuato presso 48  centri SICOB su 74  è emerso che nel 2020 gli interventi sono stati 4727 con una riduzione di 2.286 rispetto al  2019 ( pari al 28%), con un tasso di positività al Covid bassissimo (0.38%)  e un tasso  di complicanze dell’1.2%. Ciò nonostante, gli interventi continuano a diminuire perché in questo momento di emergenza l’organizzazione sanitaria non può garantire l’assistenza chirurgica ai pazienti bariatrici.  Se consideriamo, però, che secondo ilMinistero della Salute il 44% dei casi di diabete tipo 2, il 23% dei casi di cardiopatia ischemica e fino al 41% di alcuni tumori sono attribuibili all’obesità e al sovrappeso, emerge con chiarezza che, se si combatte o si previene l’obesità, automaticamente si favorisce la prevenzione di altre patologie gravi e spesso letali. Inoltre, la cronaca e gli studi condotti in tutto il mondo rilevano che i soggetti con obesità sono ricoverati per Covid molto più dei pazienti “normopeso”:essere obesi comporta un significativo aumento del rischio di ammalarsi di COVID-19 in forma grave. Questo fatto è ormai universalmente accettato, tanto che l’algoritmo di calcolo del rischio COVID elaborato e pubblicato sul British Medical Journal[1] dal gruppo di lavoro inglese coordinato dall’Università di Oxford include il BMI (Body Mass Index, indice di massa corporea)[2] come variabile direttamente correlata: più alto il BMI, più alto il rischio COVID E se a questo aggiungiamo che la metà dei ricoverati nelle rianimazioni è iperteso, diabetico e cardiopatico e che con l’età avanzata questa congiuntura è altamente mortale, diventa chiaro anche che il paziente che soffre di obesità va incluso nei programmi di prevenzione Covid riservati alle categorie più fragili e ad alto rischio.

Alla luce di tutte queste evidenze – afferma Diego Foschi, Presidente SICOB –   lottare contro l’obesità e prevenirne le conseguenze più gravi diventa non solo un dovere ma un obbligo morale. Per questo noi chirurghi siamo impegnati a combattere lo stigma fortemente radicato nei confronti dei pazienti con obesità, perché si eliminino i pregiudizi che portano a colpevolizzarli e, purtroppo, in alcuni casi a curarli solo quando già sono sopravvenute le complicanzeQuesto, a nostro avviso, è un evidente corto circuito irrisolto del SSN che, ritardando le terapie verso i pazienti bariatrici, va esso stesso incontro a costi di gestione molto più impattanti. Infatti una cosa è intervenire sul paziente che non abbia ancora sviluppato le comorbidità associate all’obesità, altro è ricoverarlo in condizioni aggravate che, agendo prima, potevano essere sicuramente evitate. Ovviamente – continua – in questo momento siamo ben consapevoli del fatto che non si può ricorrere alla chirurgia, ma proprio per questo dobbiamo strutturare piani di sostegno integrativi per i pazienti, perchè se non mettiamo in piedi una risposta realistica sul piano sanitario i problemi ci ricadranno addosso amplificati.  Siamo altresì consapevoli che anche se potenziamo tutte le risorse complementari, queste non potranno mai sostituirsi alla chirurgia, anche se in questo momento potranno sicuramente limitare i danni.  Per questo motivo, ancora più determinante diventa il ruolo di tutti gli specialisti coinvolti nella cura del paziente bariatrico che, potenziando la “rete” di sostegno intorno a lui, possono aiutarlo a rafforzare la sua capacità di gestione personale. In questo senso può venirci incontro la telemedicina, grazie alla quale è possibile incrementare le sedute a distanza con psicoterapeutiendocrinologi e nutrizionistiI due pilastri di questo percorso, infatti, sono l’attività fisica e la dieta mediterranea, che protegge anche dalle infezioni e che per questo potrebbe rivelarsi una perfetta dieta anti-covid. Abbiamo anche realizzato un vademecum che, associato alle consulenze specialistiche, deve essere una vera e propria guida che aiuti il paziente ad essere costante. Anche i social networks possono aiutarci: non solo con il “filo diretto” tra pazienti e specialisti delle società scientifiche presenti sulle piattaforme, ma anche grazie alla creazione di gruppi di supporto tra chi lotta contro il proprio peso. Ma in ogni caso- conclude – la strada da percorrere è ancora lunga e tutti noi siamo impegnati a far sentire la nostra voce per quando l’emergenza finirà e il SSN potrà nuovamente dare alla chirurgia bariatrica l’attenzione di cui ha bisogno”.

Covid-19: partito in Inghilterra programma di vaccinazione

E’ partito questa mattina come previsto il programma di vaccinazioni anti-Covid nel Regno Unito e la prima dose è stata somministrata ad una signora novantenne: secondo quanto riporta la Bbc, la donna – Margaret Keenan, che compirà 91 anni la settimana prossima – ha ricevuto il vaccino Pfizer-BionTech questa mattina alle ore 6:31 (le 7:31 in Italia) nell’Ospedale universitario di Coventry. Entro fine mese dovrebbero essere vaccinate nel Paese fino a quattro milioni di persone.

Fonte Ansa

Troppe ore davanti al PC ? Ecco il trattamento Zeiss Blu protect

Troppe ore davanti al PC ? ecco perchè è importante il trattamento antiriflesso Blu Protect della Zeiss.

ZEISS DuraVision® BlueProtect riflette parte della luce blu-violetta emessa da fonti di luce artificiali, evitando che giunga all’occhio.

Questo trattamento ZEISS riduce la trasmissione nello spettro di 380–455 nm (rischio da luce blu) a un valore BPI pari a 15, mantenendo il livello di trasmissione elevato e superiore a 460 nm.

La luce blu-violetta è ovunque, sebbene la sua intensità varii notevolmente.

Mentre un classico monitor LCD per computer produce una luminosità di 250 cd/m2, un cielo di un blu terso a mezzogiorno è 32 volte più luminoso. La luce diretta del sole può essere migliaia di volte più luminosa.

Maggiore rischio di degenerazione maculare

D’altra parte, secondo altri riscontri, l’esposizione nel lungo termine alla luce blu-violetta con una lunghezza d’onda inferiore a 460 nm, con un picco a 440 nm, può contribuire a causare danni fotochimici alla retina, incrementando il rischio di degenerazione maculare nel tempo (conosciuto come ‘rischio da luce blu’).

Chiedi info al tuo ottico per il trattamento Blu Protect

Rivenditore Zeiss

Ottica Riccardi

Corso Umberto I°, 111

80138 Napoli tel 0815526010

MEDTRONIC – FEDERICO II: NUOVE TECNOLOGIE AL SERVIZIO DELLA SALUTE

E PROSPETTIVE DI LAVORO PER I GIOVANI DEL SUD

Promuovere l’innovazione e la crescita nel settore Healthcare in Italia per migliorare la salute delle nostre comunità e creare opportunità per i giovani e per le imprese. Nasce con quest’obiettivo HealthTech Innovation hub (HI), un polo dedicato allo sviluppo di Tecnologie per la salute presso il Centro Servizi Metrologici e Tecnologici Avanzati (CeSMA) del Complesso Universitario San Giovanni a Teduccio. Grazie alla collaborazione tra l’Università Federico II di Napoli e Medtronic Italia, azienda di riferimento nel campo dei servizi e delle tecnologie per la salute, prende il via una collaborazione che intende promuovere le competenze e le esperienze del territorio a livello nazionale e internazionale.

L’invecchiamento della popolazione e le malattie croniche causano, ormai da anni, un aumento dei costi sanitari, minando la capacità di fornire cure adeguate a milioni di persone. La pandemia Covid-19 ha accelerato tutte le trasformazioni in atto, ribadendo l’importanza della centralità della cura e dell’assistenza come temi chiave per lo sviluppo del Paese. Per rispondere a queste sfide, HealthTech Innovation hub (HI) intende creare un ecosistema di conoscenza aperta e condivisa che includa i giovani neolaureati, i centri di ricerca, le imprese e il territorio con l’obiettivo di accelerare l’innovazione al servizio della salute delle comunità creando opportunità e occupazioneTra i primi progetti di HI prende il via in questi giorni il Master MAKE Napoli | Medtronic Advanced Knowledge Experience, un percorso formativo destinato a studenti laureati in materia scientifiche ed economico sociali, residenti nel Sud Italia.

Il nuovo Master Make Napoli pone particolare attenzione all’area delle tecnologie per la salute ed è fortemente integrato con il contesto produttivo e industriale nazionale e internazionale. Gli studenti potranno approfondire temi e contenuti di frontiera che la pandemia in corso ha reso ancor più attuali e fondamentali per la crescita del nostro Paese. Vogliamo così sviluppare le competenze necessarie per comprendere, interpretare e guidare il futuro post-Covid.

Il Master postuniversitario MAKE rappresenta il primo passo di un più ampio e ambizioso progetto del HealthTech Innovation hub (HI) che intende promuovere la collaborazione con altri attori già presenti all’interno del Campus. A dicembre arriverà in HI il progetto Hack for Med Tour www.hackformed.com un hackathon itinerante di tre tappe volto a ricercare e supportare progettualità innovative nel mondo Healthcare che possano incubarsi nell’Ateneo napoletano. La tappa di Napoli si concentrerà sui temi del connected care, big data e analytics e su come essi possono contribuire a generare nuove cure e migliore gestione assistenziale.  L’hackathon sarà aperto a tutti coloro in grado di portare innovazione originale, significativa e di valore in ambito Healthcare e consentirà l’accesso ad un programma di accelerazione personalizzato, garantendo la nascita e lo sviluppo di realtà aziendali di riferimento nel settore Medtech. In particolare, giovani imprenditori, neolaureati o laureandi, start up e tutti coloro che intendono sviluppare progetti innovativi e di valore in ambito Medtech e che si sfideranno tra di loro. “L’Ateneo Federico II aggiunge un nuovo tassello al suo palmares di iniziative di promozione dell’innovazione e del trasferimento tecnologico a beneficio del tessuto industriale, economico e sociale del nostro Paese. – spiega Matteo Lorito, Magnifico Rettore Università degli Studi di Napoli Federico II – Il nuovo Hub HI Healthtech Innovation Hub, in sinergia con un grande player di levatura internazionale come Medtronic, mira ad essere una fucina di nuove soluzioni tecnologiche in ambito Healthcare, per meglio coniugare un nuovo paradigma di prossimità dei percorsi terapeutici, di interesse strategico se relazionato al corrente scenario emergenziale. L’iniziativa è pensata in ottica “Open Innovation”, per attrarre altre imprese che credono e vogliono investire nell’iniziativa, e per stimolare e promuovere, grazie anche ad azioni formative mirate, nuove idee imprenditoriali”.

Napoli è parte fondamentale del nostro programma “Medtronic Open Innovation Lab» – dichiara Michele Perrino, Presidente e Amministratore Delegato di Medtronic Italia, azienda di riferimento mondiale per le tecnologie, i servizi e le soluzioni mediche – Insieme all’Università Federico II di Napoli ed altre Istituzioni ed Aziende che si aggiungeranno nei prossimi mesi, intendiamo portare un contributo significativo alla crescita del settore LifeScience in Italia. Napoli è uno dei quattro Laboratori italiani con Milano, Mirandola e Lecce per lo sviluppo, la connessione e la libera circolazione delle idee e del talento al servizio dell’innovazione biomedicale.”

Come tutti gli eventi traumatici, la pandemia rappresenta un grande acceleratore di processi in atto.- dichiara Gaetano Manfredi, Ministro dell’Università e della Ricerca –  Il Covid ha fatto emergere punti di forza e di debolezza dei vari sistemi e ha fatto capire a tutti che ci sono delle priorità, come quella di mettere al centro la competenza come motore economico e di benessere collettivo. Il campo della medicina ben si presta a questa percezione da parte della società, tutti ne comprendono il valore. C’è la necessità di combinare formazione curriculare ed extracurriculare, perché l’innovazione oggi non può aspettare i tempi della codifica formale delle carriere, e lavorare sul tema della contaminazione, quindi persone che mettono le rispettive competenze in vista di un obiettivo comune. Nel caso specifico, la grande tradizione italiana in campo medico e il mondo delle nuove tecnologie. Ciò anche nell’ottica di una trasformazione della nostra sanità: in una società sempre più anziana, è necessario sviluppare una medicina di prossimità proprio grazie alle nuove tecnologie, abbandonando progressivamente la visione ospedalocentrica oggi imperante. Un grande vantaggio sia per il paziente che per lo Stato che deve erogare i servizi”.

Sono intervenuti alla conferenza stampa il Prof. Giovanni Esposito, Direttore  Cardiologia AOU Università di Napoli Federico II e il Prof. Leopoldo Angrisani, Direttore CSMA Centro Servizi Metrologici e Tecnologici Avanzati Università di Napoli Federico II.

E’ gara veloce per il vaccino Covid-19

Il candidato vaccino anti-Covid messo a punto dall’azienda statunitense Moderna è efficace al 94,5%. L’annuncio è arrivato dalla stessa azienda, accendendo l’entusiasmo delle Borse. Un annuncio che segue quello di pochi giorni fa del colosso Pfizer, il cui vaccino si sarebbe dimostrato invece efficace al 90%. I dati di Moderna “sono straordinari, un’efficacia al 94.5% è impressionante. Ora, dopo i risultati simili annunciati la scorsa settimana sull’altro vaccino della Pfizer, possiamo prevedere finalmente un impatto sulla pandemia. E’ un grosso passo avanti”, ha commentato Anthony Fauci, immunologo e direttore dell’Istituto Nazionale Malattie Infettive Usa (Niaid), che ha collaborato allo studio sul candidato vaccino. “Prevediamo – ha quindi annunciato – dosi di entrambi i vaccini a fine dicembre per le categorie ad alto rischio”. Vari candidati vaccini sembrano dunque avvicinarsi sempre più al traguardo, anche se le sperimentazioni non sono ancora concluse. E l’Europa anticipa i tempi attraverso accordi con diverse aziende al fine garantire un adeguato approvvigionamento.

“Domani autorizziamo un nuovo contratto con Curevac per il vaccino contro il Covid-19, che ci permetterà di assicurarci fino a 405 milioni di dosi. Questo è il quinto contratto per il nostro portafogli di vaccini e stiamo lavorando ad un sesto con Moderna”, ha annunciato la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen. In questa fase, ha precisato, “non sappiamo ancora quale vaccino si rivelerà efficace. L’Ema li autorizzerà solo dopo una valutazione attenta ed è per questo motivo che abbiamo bisogno di un portafogli di vaccini ampio e basato su tecnologie diverse”. Ogni Stato membro, ha inoltre assicurato, “riceverà il vaccino allo stesso tempo, su base percentuale, e alle stesse condizioni”. Lo studio COVE per il vaccino mRNA-1273 di Moderna ha arruolato 30mila partecipanti e sono state somministrate al campione due dosi. La prima analisi preliminare ha visto 95 partecipanti con casi confermati di Covid-19. Di questi, 90 facevano parte del gruppo cui è stato dato un placebo e 5 nel gruppo cui è stato somministrato il vaccino.

Moderna intende ora presentare una richiesta d’autorizzazione all’uso per emergenza all’ente statunitense per il controllo dei farmaci Fda. Questa analisi preliminare “positiva del nostro studio di Fase 3 ci ha dato la prima conferma clinica che il nostro vaccino può prevenire Covid-19, incluse le forme gravi”, ha dichiarato Stéphane Bancel, ad di Moderna. Il vaccino mRNA-1273 presenta anche facilità di distribuzione e stoccaggio dal momento che per la sua conservazione non sono necessarie temperature troppo basse. Rimane infatti stabile a temperature standard di refrigerazione tra 2° e 8° C per 30 giorni, e si prevedono condizioni di trasporto e conservazione a lungo termine a temperature standard da congelatore di -20° C per 6 mesi. L’azienda prevede di disporre di circa 20 milioni di dosi entro la fine del 2020 da destinare agli Usa e fa sapere di essere “sulla buona strada” per la produzione totale di 500 milioni-1 miliardo di dosi nel 2021.

Fonte Ansa

Menarini investe nella ricerca oncologica

In un’epoca devastata dalla pandemia, per fortuna il grande cuore di chi si prende cura dei bambini oncologici continua a lavorare incessantemente. Il Gruppo Menarini, colosso internazionale nato nel 1886 in una farmacia napoletana, sta infatti continuando a investire nella ricerca oncologica. Al contempo, rinnova il suo sostegno ai piccoli pazienti che stanno affrontando questa battaglia supportando, sin dalla sua creazione, la Fondazione Tommasino Bacciotti. La Fondazione è nata nel 2000 per volontà di Paolo e Barbara Bacciotti, genitori del piccolo Tommasino, scomparso a soli due anni, a causa di una rara forma di tumore cerebrale. La Fondazione accoglie le famiglie dei bimbi malati di tumore, provvedendo alle loro esigenze e fornendo beni di prima necessità, nonostante le difficoltà legate alla pandemia, assicurando nel post ricovero anche percorsi di ludoterapia. La Fondazione è inoltre al fianco dell’Ospedale Meyer che sostiene con progetti di ricerca medico-scientifica e con il Progetto di Accoglienza Famiglie. L’appartamento sostenuto da Menarini ospiterà, in modo completamente gratuito, i parenti dei piccoli pazienti oncologici che devono affrontare lunghe degenze per ricevere le cure. In molti casi, queste persone provengono da ogni parte d’Italia e devono trascorrere periodi molto lunghi lontani da casa e dagli altri componenti della propria famiglia. Nella Casa Accoglienza, non solo i bambini sono circondati dall’amore dei propri cari, ma possono anche ricevere una parte delle cure oncologiche in day hospital successive alle dimissioni dal reparto oncologico. Una scelta importante che permette, in questo modo, anche una disponibilità sempre maggiore di posti letto in ospedale: “Le cure oncologiche hanno fatto passi in avanti straordinari, in Italia un milione di persone sono vive grazie alla ricerca farmaceutica in questo campo – hanno dichiarato Lucia ed Alberto Giovanni Aleotti, Azionisti e membri del Board di Menarini – È importante, però, non abbassare la guardia, continuare nei percorsi di diagnosi e cura anche in questo periodo di Covid”. “Vogliamo ringraziare Menarini che continua a credere e contribuire al nostro progetto fin dalla nascita della nostra Fondazione con un impegno costante che dura da oltre 20 anni – ha dichiarato Paolo Bacciotti, Presidente della Fondazione Tommasino Bacciotti – Nelle Case Accoglienza, i più piccoli e le loro famiglie possono continuare a stare insieme, e noi cerchiamo di aiutarli a convivere, attraverso ogni possibile mezzo, con la malattia, e a trovare la forza e lo spirito giusto per affrontarla”.