Archivio Categoria: Interview

Radio Marte intervista Paolo Palumbo

Il giorno dopo la sua apparizione sul palco dell’Ariston, Marco Critelli e Francesco Mastandrea hanno voluto intervistare per Radio Marte, Paolo Palumbo, il giovane 22enne malato di SLA che dal palco di Sanremo ha lanciato un messaggio molto forte: “Avete detto tutti i ti voglio bene che dovevate? Mostrate al mondo il vostro lato migliore. Fate in modo di svegliarvi ogni giorno con il sorriso perché fate quello che avete sempre sognato di fare”. Un messaggio che non aveva il tono triste di chi era in cerca di compassione, ma che è risuonato come un invito forte a non sprecare la propria vita.

“Abbiamo raggiunto Paolo nella villetta dove alloggiava, poco fuori Sanremo, il giorno dopo la sua esibizione”, dice Marco Critelli, “decisi ad intervistare l’artista e non il malato, come facciamo di solito, scherzando anche in modo irriverente. Certo non avevamo la certezza che sarebbe andato tutto bene, ma abbiamo deciso di provarci lo stesso. Il risultato è stata l’intervista più bella e divertente che abbiamo mai fatto ad una persona dotata di grande simpatia ed autoironia.”

Non deve essere stato facile salire sul palco dell’Ariston? Eri emozionato? Cosa hai provato in quel momento?

E’ stato un mix di sensazioni che è difficile ricordare in modo ordinato, non vedevo l’ora di salire sul palco. Ero emozionato come un bambino a Natale, ma c’era anche l’adrenalina dovuta alla consapevolezza di stare per vivere un momento indimenticabile, forse il più importante della mia vita. Paura non ne ho avuta, ce ne vuole per farmi mettere paura.

Quale sono state le reazioni intorno a te dopo la tua esibizione? Che messaggi hai ricevuto?

Sono stato sommerso di messaggi, richieste di interviste radiofoniche, ma anche inviti a cena di mie fan. Non posso usare le braccia per cucinare, mi servono degli assistenti. Qualcuno si propone?

La tua voglia di metterti in gioco l’altra sera ci ha molto colpito, c’è da dire che avevi un look veramente sobrio (Scherza), come mai la scelta di un outfit cosi semplice e di basso profilo?

Vedo che avete notato che mi piace la sobrietà. Avrei voluto cucirmi l’abito da solo. Pensavo a qualcosa con delle piume di pavone e una corona di diamanti, ma poi sono arrivati Dolce e Gabbana e mi hanno proposto questo outfit. Potevo dire di no? Hanno fatto un lavoro straordinario e sono stato fiero di essere salito sul palco con il loro abito addosso.

C’è qualcosa che avresti voluto dire o raccontare l’altra sera in televisione e che non hai avuto il tempo di raccontare, in questo momento ci ascoltano ci guardano centinaia di migliaia di persone, vuoi lanciare un messaggio?

Accidenti, questa è una grande responsabilità. Sapete, il discorso che ho fatto ha subito delle modifiche nel tempo, ma il risultato finale è quello che rappresenta il sunto più sincero del mio pensiero.

Quali sono i tuoi prossimi progetti che puoi realizzare e che speriamo possano svilupparsi ancor di più grazie all’improvvisa popolarità che hai conquistato con festival?

Il mio progetto principale è quello della struttura per accogliere i malati gravi e poi vorrei fare in modo che il mio tampone che restituisce i sapori a chi soffre potesse entrare nella quotidianità di chi ne ha bisogno.

E allora facciamo un pò di promozione al tuo disco. Vai!

Ricordatevi di ascoltare e scaricare il mio singolo, si intitola “IO SONO PAOLO” e spacca. Lo trovate in tutti gli store on line e nei negozi.

Prima di andar via possiamo farci una foto insieme? Siamo tuoi grandi fan.

Dobbiamo farcela, siete grandi.

Noi?

Comunicato stampa

Esclusiva-Giada De Gregorio: “Il mio sogno nel cassetto ? Continuare a fare la regista per tutta la vita”

Abbiamo incontrato la regista Giada De Gregorio. Ai nostri microfoni ci ha raccontato le emozioni dei primi anni, la sua passione per questo meraviglioso lavoro ed infine il sogno nel cassetto…

Il mio lavoro è cominciato per caso circa 20 anni fa-racconta la regista-ero all’anno zero ed ho avuto la fortuna di iniziare a Canale 9. Il direttore Coppola è sempre stato un precursore dei tempi e mi ha aiutato molto. Fui fortunata ad entrare quindi come montatore e poi diventai aiuto-regista.

Nel tempo, poi, ho fatto di tutto tra dirette e trasmissioni registrate che a dirla tutta hanno tempi e programmazioni diverse. Se non avessi avuto una esperienza ventennale non avrei ad esempio potuto fare la diretta di capodanno per KissKiss Tv e sono felice di aver portato a termine un buon lavoro. La passione ? E’ fondamentale per qualsiasi lavoro, forse per essere e diventare un regista ce ne vuole di più.

Canale 9, poi, ha un gruppo di lavoro di assoluto valore e sono felice di lavorare con Genny Coppola che è un manager di primo ordine.

Nel 2020 ci saranno tante conferme per quanto riguarda i nostri programmi, ognuno di noi ha un sogno nel cassetto, ma per ora mi ritengo davvero fortunata per tutto quello che ho fatto e per il lavoro che svolgo nel quotidiano

Massimiliano Alvino

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PinkLifeMagazine

Eleonora Pimentel Fonseca rivive a Palazzo Serra di Cassano con lo spettacolo “Eleonora Pimentel Fonseca, con civica espansione di cuore”

Il 7 e l’8 dicembre di nuovo sold out per la splendida rappresentazione teatrale con la regia di Riccardo De Luca!

Per il lettori di Pink Life Magazine intervista esclusiva all’attrice Annalisa Renzulli che ha interpretato magistralmente il ruolo della protagonista.

1. Quali emozioni si provano a interpretare un personaggio della levatura morale di Eleonora Pimentel Fonseca?

Ho ammirato questa donna con tutta me stessa da quando per la prima volta ho letto di

lei, a circa 17 anni. Eleonora ha vissuto una vita talmente straordinaria che ha superato le più grandi eroine dei romanzi di tutti i tempi. Reputo una fortuna straordinaria poterle dare volto e voce e considero affrontare il ruolo in questo spettacolo una grande prova che mi ha progressivamente formata nel corso di queste ormai 50 repliche.

2. “Con civica espansione di cuore” è il titolo dello spettacolo, da dove deriva questa espressione?

La Pimentel la utilizzò nelle pagine del giornale ufficiale da lei diretto, il Monitore Napoletano, e il regista Riccardo De Luca ha voluto echeggiasse per sempre. Una delle più belle espressioni che abbia mai sentito, che attiene a un ‘sentire’ etico: una sorta di felicità del cuore che si espande in maniera civica, ossia connessa al bene pubblico più che a quello del singolo.

3. Qual è il monito di questo spettacolo?

Lo spettacolo, come ha precisato tante volte De Luca, non intende effettuare una mera operazione di ricostruzione storica, ma al contrario costruire una sorta di ‘memoria infuturante’, una memoria che, attraverso la conoscenza di quanto è accaduto nella nostra città in uno dei momenti più fulgidi della nostra Storia, sappia renderci più consapevoli e capaci di determinare le nostre scelte per il nostro futuro. Una memoria, in altre parole, che incide sul nostro futuro. E la lezione e l’eredità che ci lasciano i patrioti repubblicani è enorme. La Costituzione che Mario Pagano scrive per la Repubblica napoletana è stata giudicata da gran parte degli storici la più bella di tutti i tempi, eppure gli ideali di giustizia, di libertà e di uguaglianza che vi sono contenuti sono ancora per lo più un’utopia. Guardare alla ‘res pubblica’ e non chiudersi negli spazi angusti dell’interesse privato in cui l’Uomo non può che marcire: oggi, in una società ormai totalmente atomizzata, credo sia questo il monito che dovremmo avere sempre davanti agli occhi.

4) Ci sono già in programma nuove date?

Il prossimo appuntamento è fissato per sabato 8 e domenica 9 febbraio 2020, ore 19, sempre a Palazzo Serra di Cassano, per festeggiare insieme quella che sarà la cinquantesima replica del nostro lavoro!

di Stefania Russo

Luché, artista dagli occhi magnetici e dall’anima bella

Luché, artista dagli occhi magnetici e dall’anima bella.

Da novembre il suo libro Il giorno dopo in libreria. In primavera il nuovo disco.

“Platino, si! Ma il lavoro è complesso e faticoso”.

 

di Francesca Scognamiglio Petino

 

La Certificazione FIMI settimana 27 – 2019 annuncia il Potere di Luchè (su etichetta Universal Music Group), tra i dischi di platino, insieme a Vascononstop del grande Komandante.

Il meet & great per il lancio della nuova collezione Black Friday, nello store London del Vomero, diventa un’occasione per incontrarlo, grazie alla preziosa complicità di Enzo Chiummariello.

In una chiacchierata “rubata” in un camerino, ci siamo raccontati tante cose con il ragazzo dagli occhi magnetici e dall’anima bella, che mi ha anche regalato qualche anteprima: il suo libro Il giorno dopo, che finora è stato allegato al cd Potere, da novembre, comparirà tra gli scaffali delle librerie di tutta Italia, non più come allegato. Ha appena finito la sua tournée e ha iniziato a lavorare al nuovo disco che, con ogni probabilità, uscirà la prossima primavera.

Potere è un titolo forte. Qual è la concezione che Luchè ha del potere?

Il “Potere” che dà il titolo al mio album ha un doppio significato: il potere che una persona possiede e il potere come verbo. Con questo disco ho immaginato di poter ribaltare le situazioni, affermandomi e conquistando più potere nel mio ambiente. La strada è ancora lunga ma ho chiaro in mente cosa fare. Il lavoro è complesso. Non c’è solo la musica. Bisogna riuscire a mantenere un’integrità, guardare all’innovazione, rendere felice il pubblico.

Che Dio mi benedica la definiresti più una preghiera profana o una poesia salvifica?

Che Dio mi benedica è una presa di coscienza, il tentativo di accettare i propri difetti, i propri limiti e conviverci in pace. Sorridere a se stessi. Racconta di un ragazzo che non si piace, che vive un conflitto interiore e, in una parte della canzone, arriva anche una delusione d’amore. È un tentativo di autoconvincersi di valere. Questo è il significato del pezzo. E questo è il messaggio che mi piacerebbe arrivasse ai ragazzi che mi seguono: in ognuno di noi c’è una singolarità che è forte e che è importante che venga salvata e preservata. È importante piacersi e stare bene con se stessi. La vita, la quotidianità, diventa più semplice.

Torna da me. Una canzone d’amore. Un disperato bisogno di un ritorno. Come vive Luché l’amore?

Male. Perché sono innamorato dell’amore in sé. È un’idea dell’amore che vive nella mia mente. Non c’è più la spensieratezza di un tempo. Comunque credo che l’amore sia necessario e importante. Vuoi o non vuoi, lo cerchi sempre. Ma in questa fase della mia vita, ho realizzato che devo dedicarmi molto al mio lavoro e, forse, una relazione sarebbe una distrazione troppo grande adesso.

Torniamo sul discorso “platino”. Questa volta di un singolo: “Stamm fort” feat Sfera Ebbasta. Com’è stato collaborare con lui?  Si entra subito in feeling o la conquista è complicata?

Il feeling che abbiamo noi è prima interpersonale e poi artistico. C’è rispetto, stima e affetto reciproci. Ci conosciamo già da un po’. Siamo amici. A me piace tanto quello che fa lui. A livello internazionale, porta l’immagine italiana in giro nel mondo al passo con le altre nazioni. Sono un suo fan da sempre. So che anche a lui piacciono le cose che faccio io. Poi nella musica niente è facile. Entrano in gioco tante variabili esterne, al di là del rapporto tra i due artisti. Quando Luché e Sfera fanno un pezzo non posso “floppare”. Anche se il pezzo è leggero, ci abbiamo ragionato davvero tanto, finché non è venuto fuori un lavoro che convincesse tutti noi. Il più insicuro ero io. Poi mi sono fatto convincere dal senso della hit che lui e Charlie (Charles, il produttore di Sfera Ebbasta, ndr) ed è venuta fuori quella che, credo, sia la hit più forte del momento, nel mondo hip hop.

Due rapper fortissimi nel panorama internazionale. Uno un po’ più “datato”, che ha scritto un bel pezzo di storia rap, Eminem; e uno un po’ più recente, Chris Brown. Luché immagina un featuring con uno di questi due?

Eminem è sicuramente un artista forte ma non ci collaborerei. Chris Brown forse un po’ di più, ma neanche. Ce ne sarebbero altri con cui farei volentieri un featuring. Penso a Kanye West, Lil Wayne, Drake.

Da ragazzino cosa ascoltavi?

Ho amato molto Oasis, Led Zeppelin (ho i vinili a casa), DOORS, Nirvana. Poi è iniziato l’amore per il rap e la scoperta di quella scena, soprattutto internazionale: rap anni ’90 newyorkese e californiano.

Da dove prendi l’energia per scrivere le tue canzoni? Come capti quello che hai attorno? Come percepisci le emozioni?

Prendo tutto dalla mia vita. Da quello che mi accade. Non esiste una formula universale. Credo che chi scrive nasca con la voglia di raccontare. Io sono nato con questa voglia di esprimermi, di raccontare e di raccontami, di pormi sempre nuovi traguardi e di raggiungerli. Questo mi dà ancora una motivazione forte.

Sei un artista da 11 milioni di visualizzazioni. Che effetto fa vedere questi numeri e percepire che ti appartengono?

Su YouTube, 11 milioni. Su Spotify ci sono alcuni brani che raggiungono numeri triplicati: 33 milioni. Che però non vuol dire 33 milioni di persone ma 33 milioni di ascolti. Sono comunque grandi numeri e la sensazione è bella, certo. Ma è stato sempre tutto così complicato e travagliato che sono più proiettato sul futuro e sul lavoro da fare che sui risultati raggiunti. Perché so quanto sia difficile andare avanti e proseguire il cammino artistico, mantenendo sempre la stessa onda.

La scena hip hop ha come tratto distintivo un forte connubio tra musica e moda. Luché, insieme ad altri amici, ha creato il brand Black Friday.

L’hip hop nasce nei party del Bronx, dove c’è sempre stata grande attenzione per l’outfit più cool: dalle tute ai kangol. Di Black Friday c’è subito piaciuto il suono e quindi abbiamo deciso che sarebbe stato il nostro brand. È nato 4 anni fa e finora abbiamo realizzato una collezione all’anno molto underground, solo on line, pochi mezzi in edizione limitata, che andavano subito sold out. Quest’anno, per la prima volta, abbiamo deciso di avere una distribuzione più larga. Per ora, siamo in diversi punti vendita della Campania e abbiamo uno showroom in Lombardia. Siamo agli inizi di una nuova era per Black Friday.

Francesca Scognamiglio Petino e Luchè durante l’intervista

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La danza vista dal maestro Guglielmo Schettino: “Ballare mi trasmette emozioni”

Abbiamo incontrato il maestro di danza  Guglielmo Schettino presso Villa Fondi durante il saggio della scuola Rita Romanelli.

Le sue emozioni raccontate ai nostri microfoni:

Ho cominciato a ballare davvero presto a 9 anni. La mia passione nasce per caso, perchè io ero uno scugnizzo di Mergellina, e mio padre mi portò in questo ambiente e ci sono rimasto. In questo lavoro bisogna trasmettere emozioni, se le hai vai sempre avanti. Ho un gruppo di lavoro importante alla scuola Rita Romanelli e sono felice di ballare sempre nei passi d’addio delle nostre allieve. Il mio sogno nel cassetto ? Vedere mio figlio che ora è al San Carlo un giorno diventare un grande ballerino”

Amalia Gozi, giornalista e conduttrice tv, è la creatrice del brand Amami che nasce nel 2009.

Amalia Gozi, giornalista e conduttrice tv, è la creatrice del brand Amami che nasce nel 2009.

Il nome del brand è un invito a lavare ad amare i capi che si indossano: in un mondo dove le collezioni cambiano alla velocità della luce una parola che al contrario invita a vivere, apprezzare, amare un indumento che, oltre ad essere funzionale, contribuisce a renderci unici, creare il nostro stile, comunicare la nostra personalità. Amami offre un prodotto street, sempre in linea con le nuove tendenze, che va a creare un look estroverso, grintoso, determinato, adatto a tutti quelli ci tengono a creare un proprio stile. L’ ispirazione arriva dal mondo della strada, dall’arte, da icone internazionali, dal mondo della moda, della musica.

 

Ho incontrato Amalia Gozi in occasione della Fashion Week milanese, dove presentava il suo brand di abbigliamento Amami. L’ho aspettata in un bar del centro di Milano. Alle 18,30, puntualissima, arriva; bella, senza un filo di trucco, capelli lunghissimi e lisci che la avvolgono, lentiggini che la rendono simpatica di primo impatto, con un sorriso radioso e coinvolgente. Mi ha subito conquistata. Si presenta con una stretta di mano sicura e decisa. Iniziamo a chiacchierare. Riesco, mio malgrado, a farla arrossire quando le chiedo di parlare di sé. Sorride e dice: “Per forza? Ci sono un sacco di cose belle di cui parlare…”

Ci racconti qualcosa di lei e della sua vita. Sono nata a San Marino e amo la mia terra… c’è mai stata? Un posto fantastico, a misura d’uomo…Dovrebbe venire a trovarmi.

La verrò a trovare sicuramente. I Romagnoli hanno questo spirito di accoglienza… ci piace! Ho una vita normalissima, mi divido tra lavoro, famiglia, il mio compagno e gli amici di sempre…molto piena sì, vorrei che le giornate durassero 200 ore, per potermi godere tutto un po’ più a pieno. Il vero lusso di oggi è proprio il tempo, che non basta mai.

Ci parli della sua carriera. Sappiamo che è una donna molto eclettica. E la sua passione per la moda come nasce? Fin da piccola mi divertivo a “strapazzare” i vestiti di mia nonna. Un armadio che avrebbe fatto invidia ai più grandi geni della moda per ricerca e estrosità. Mi permetteva di “uccidere” i suoi capi e farli su misura per me… Una donna meravigliosa. Una nonna moderna. La adoravo. Non ancora diciottenne, ho iniziato la mia carriera giornalistica presso la San Marino R T V (La Radiotelevisione della Repubblica di San Marino, nata nell’agosto del 1991, con un capitale sociale sottoscritto al 50% da ERAS e Rai N.d.R.), prima in redazione sportiva, poi alla conduzione e ideazione di programmi nell’ambito dello spettacolo, della cultura e dell’approfondimento. Mi occupo anche della realizzazione di spot e rubriche d’informazione commerciale per importanti aziende. Un lavoro che tuttora svolgo in perfetta sintonia con amami.

E Amami come nasce? Nasce da un’intuizione, da una passione.  È un istinto creativo, che hai dentro e hai bisogno di concretizzare. Il lavoro in tv mi ha permesso sicuramente di affinare un gusto estetico particolare e entrare in confidenza con quelle che possono essere delle esigenze, sì superficiali, ma di vita. In fondo tutti ci vestiamo e ogni occasione vuole il suo perfetto look.

Ecco perché ci parlava del tempo che non basta mai … come fa a fare tutto? Senza sacrificio e impegno non si ottiene niente. Questo l’insegnamento che ho ricevuto dai miei genitori e ne ho sempre fatto tesoro. In tutto quello che faccio cerco di dare il meglio di me, poi il risultato lo giudicano gli altri.

Il nome del brand? Amami… Ci piace moltissimo questo “inno” all’amore. È proprio così. Amami è un invito ad amare i capi che si indossano: in un mondo dove le collezioni cambiano alla velocità della luce, una parola, che al contrario, invita a vivere, apprezzare, amare un indumento, che oltre a essere funzionale, contribuisce a renderci unici, creare il nostro stile, comunicare la nostra personalità. Amami, inoltre, è un prodotto rigorosamente “MADE IN ITALY” ed ha un ottimo rapporto Look-Qualità prezzo, come il mercato attuale richiede.

A cosa deve il suo successo? Come le dicevo impegno e sacrificio. Ma il successo non è MIO. A me piace parlare di NOI. Siamo una squadra, e se vuole parlare di successo, lo devo alle persone che da sempre hanno creduto in me e in questo progetto e che, grazie al lavoro di tutti, è diventato (me lo permetta) una bella realtà. Siamo una forza insieme.

Che cosa avete presentato per la collezione AI 19-20?  Questa collezione vedrà una serie di t-shirt, che da sempre sono il must del nostro brand, dipinte a mano, per conservare quel carattere di preziosità e unicità. Eco pellicce e cappotti avvolgenti, tailleur, abiti, ecopelle e tanto colore per questo inverno. Per poter essere protagonisti nella quotidianità delle donne. Un tocco di classe per la sera. E morbidezza e preziosità sui capi spalla nella scelta dei tessuti e delle forme. L’obiettivo è quello di accontentare la donna di oggi e saperla rendere unica nelle sue più svariate occasioni: l lavoro e il tempo libero. Ricerca e qualità sono i tratti che ci distinguono.

A che donna si rivolge? A tutte le donne. Amami non ha età.

Che cosa ci dobbiamo aspettare dall’estro di amami per la prossima collezione estiva 2020…top secret? Assolutamente nessun segreto. Cerchiamo di stare sempre in linea con le nuove tendenze, creando un TOTAL LOOK estroverso, grintoso, determinato, adatto a tutti quelli ci tengono ad avere un proprio ed unico stile. La collezione estate 2020 di Amami rispecchia e riflette proprio questo: innovazione, vitalità ed energia. È una collezione sviluppata in diversi temi ma tutti “mix and match”, ossia, trasversale ed intercambiabile creando molteplici abbinamenti e combinazioni. Sempre in nome della massima raffinatezza. Tessuti, volumi e colori di tendenza fanno di Amami un total look “evergreen” e per l’attuale tema dell’eco sostenibilità, Amami è inoltre una collezione “green”. Il suo “Must Have“ da sempre , è la capsule di T-Shirts istituzionali che in questa collezione rappresentano dei veri e propri quadri d’autore: dipinte da artisti ed uniche nei loro messaggi d’amore, vitalità e positività. A voi il giudizio finale, durante il prossimo grande evento che si terrà a Dicembre nell’ambito dell’“Exclusive Party” di Pink Life Magazine, insieme al nostro storico Studio Petrucci dell’omonima Titti che da sempre ci segue e supporta, avremo il piacere di presentare la “Amami Collection Spring Summer 2020 “.

Linda Suarez

Collezioni Autunno/Inverno 2019/2020 e Primavera/Estate 2020

Armando Lupini: “Disegnare, passione infinita che ho sin da bambino”

55 anni e non sentirli! <<Hai provato con il mese della prevenzione Amplifon?>>, gli risponderebbe uno dei suoi pupazzetti tondeggianti e nsgangherati, come in una sua famosa vignetta disegnata qualche anno fa per Pink Life Magazine, testata sulla quale viene pubblicato sin dal secondo numero di vita della rivista.

Come è nata la sua passione per le vignette?
“E’ una cosa che ho amato sin da bambino. Discendo da una famiglia di artisti e non ho mai frequentato alcuna scuola specifica. Nella mia vita, ho fatto tutt’altro. Si tratta di un talento naturale che, evidentemente, possedevo nel mio DNA”

Quando ha cominciato a pubblicare?
Ho iniziato circa dieci anni fa. Cominciai a disegnare per un quotidiano on line. Poi, con l’avvento dei Social, sono riuscito a farmi
conoscere da una platea di pubblico più vasta e, insieme ad altri vignettisti, fondai il blog satirico Acidus. Poi, è stato un continuo
crescendo di popolarità tra collaborazioni a testate locali, quali Chiaia, Vivere e Cuore Azzurro e la partecipazione ad alcuni libri come Legalmente e Disabillkill, fino ad arrivare al mio <<Perché noi, già stiamo distruttamente moralmente”

Progetti per il futuro?

“Doc Brown e Marty Mc Fly ci insegnano che si potrebbe incorrere in un qualche <<paradosso temporale>> e che il futuro, sarà come ce lo creeremo noi. Per cui io, cercherò di crearmelo buono!
Ritorno al futuro docet”

Esclusiva-Anna Brancati: “Cinema, che passione. Violenza sulle donne ? Problema sociale da affrontare seriamente”

Dallo studio personale  alla recitazione il passo è stato veloce e forse inaspettato: ci racconti le tue emozioni nel vivere quotidianamente dietro le quinte di Gomorra ?

Faccio chiarezza. In realtà non ho studiato per fare l’attrice.Ho frequentato la facoltà di Costume e Moda all’Università di Urbino.Volevo fare la costumista.Eravamo tantissimi studenti provenienti da ogni parte d’Italia ed io,dopo l’esame di ammissione ero tra i primi undici…non potevo che essere orgogliosa. Ho studiato la storia della moda e del costume con la grande Benedetta Barzini cominciando a entrare nel mondo del teatro e del Cinema da dietro le quinte,cercando piano piano di comprendere una storia,le richieste di un regista e poi le caratteristiche fisiche e psicologiche di un attore. E sì,diciannove anni fa mi preparavo,a mia stessa insaputa,a diventare un’attrice. Nel 2014 ho scelto di fare un provino,un po’ per gioco e un po’ per paradosso. Ero a capo di un’associazione culturale contro le armi e mi sono presentata al casting per Gomorra la serie. Ho preparato due call back per “Patrizia” e poi la scelta della Comencini è caduta sulla proprietaria di una boutique di moda dove si vestiva “Chanel”. Calcare il set della serie tv più vista al mondo accanto alle due protagoniste femminili mi ha riempita di emozioni e ho fatto tesoro della loro padronanza. Ricordo che proprio per la scena con la grande Donadio ci fu un fuori copione tanto fossimo entrate in sintonia.

Ed è stato proprio con Dell’Anna,invece,che ho imparato che dopo il “ciak”,quando il regista dice “motore” vuol dire che devi iniziare a muoverti.Per quanto riguarda il mio personaggio l’ho amato subito:prove costumi con tantissimi abiti e infiniti accessori,per ogni outfit collane,anelli,bracciali e persino un baciamano. Per la ricostruzione delle unghie sono state eseguite due giornate di lavoro. La Comencini prima le vedeva troppo squadrate,poi troppo appuntite e infine ha fatto dipingere un po’ di fiorellini su bordi liberi. Stessa cosa per quelle dei piedi. alla fine è normale che sia la serie Sky più venduta al mondo!

Hai lavorato con Stefano Incerti, regista che nel lontano 1995 vinse il David di Donatello per il film “Il Verificatore”: cosa ti ha insegnato durante le scene del film La Parrucchiera ? 

“Sicuramente il maestro Incerti con LA PARRUCCHIERA ha fatto recitare i suoi attori in un fotoromanzo iper femminile e lavorare su questo set mi ha insegnato quanto colori,carne,femminilità e la tanta musica siano l’altra faccia di Napoli rispetto al ritratto di Gomorra. In qualche modo La parrucchiera mi ha dato la possibilità di recitare con tanti elementi diversi…dall’Almodovar alla Pappi Corsicato, al recupero della sceneggiata e alla comicità. Però devo dire una cosa. Giravamo al lanificio 25 a Napoli e appena ho finito la mia scena sono scoppiata a piangere a singhiozzi. Gli operatori erano increduli. Mi ero emozionata ma soprattutto era la prima volta che avevo un ruolo così forte (la prostituta) in una mise molto,molto scollata e assai volgare,direi. Ero inibita,molto. Ho faticato non poco. Da allora in poi ho superato un po’ la mia timidezza che,vi giuro, possiedo. Ecco cosa mi ha insegnato”

Noi di PinkLifeMagazine, abbiamo a cuore un tema sociale molto scottante e cioè la violenza sulle donne. Come pensi si possa debellare questo problema nella nostra società ?

“Ci sono mariti ed ex mariti che non danno sempre i soldi per i figli.Credo che l’abuso economico sia una forma subdola di violenza ed è un modo di prevaricare. Io ne so qualcosa. Dovrebbe essere correttamente riconosciuta e perseguibile. Ma non basta. L’importante sarebbe poi non lasciare le donne sole,creare una rete che le possa seguire e supportare dopo la denuncia e che garantisca loro tutto il sostegno necessario soprattutto se ci sono figli minori.C’è ancora tanto da fare,ma parlarne,confrontarsi, denunciare,è sempre un buon inizio. Certo sarebbe meglio se alle denunce seguissero pene più celeri altrimenti le donne vengono scoraggiate e dalla violenza economica a quella psicologica il passo è brevissimo”

Cosa farà da grande Anna Brancati ? 

“Una volta qualcuno disse ”Le persone più interessanti che conosco sono quelle che a quarant’anni ancora non sanno cosa faranno da grandi”. A volte mi sento in colpa ma davvero non credo di saperlo con certezza. Ho fatto l’attrice pensando di fare la costumista,ho recitato in Gomorra battendomi contro le armi, forse non ho un unico scopo nella mia vita,ma quando mi dedico ad un’attività, che sia un nuovo lavoro o una nuova passione personale, lo faccio con tutta me stessa,affrontando anche tutti i problemi del caso. Quest’inverno è previsto qualcosa che potrebbe cambiarmi la vita ma non voglio annunciare nulla. Sono scaramantica doc. Per il resto vorrei dedicarmi sempre di più ai miei affetti. Tutto il mio tempo libero lo vivo con loro e mi godo la vita. Non voglio più aspettare di essere felice anche perché vi confesso che ho una grandissima paura: la vecchiaia”

Massimiliano Alvino

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Esclusiva-Maurizio De Giovanni: “Da grande continuerò a scrivere”

Una serata magica quella che si è svolta a Villa Altea a Quarto con Maurizio De Giovanni.

Lo scrittore, ha presentato il suo ultimo libro: “L’ultimo pianto del commissario Ricciardi”.

PinkLifeMagazine lo ha incontrato, queste le sue dichiarazioni rilasciate ai nostri microfoni:

Voglio ringraziare chi ha organizzato questa splendida serata e cioè Angelo Sollo e l’associazione Artemide. Davvero una bella location con tanta gente che ringrazio per esser venuta all’evento. Per ora il commissario Ricciardi si ferma, ma non è detto che..da grande non tornerà a far parlare di sè…”

Maurizio De Giovanni, poi, nel corso della serata non ha fatto mancare il suo tifo per Napoli ed il Napoli: Intanto vorrei parlare della mia città perchè ha superato alla grande l’ostacolo Universiade. Organizzazione perfetta, spero solo sia l’inizio per eventi sportivi ancora più importanti. Il Napoli ? Ottima la scelta di abbassare i prezzi degli abbonamenti, lo stadio sarà finalmente pieno. Sono sempre ottimista, chiaramente punto allo scudetto”

 

 

Massimiliano Alvino

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PinkLifeMagazine

 

Esclusiva-Massimiliano Cimino: “Teatro napoletano, cultura straordinaria. Ai giovani dico di non mollare mai”

Attore, cabarettista, imitatore.

Massimiliano Cimino si racconta ai nostri microfoni in maniera spontanea e semplice. La sua passione per il teatro e la televisione nata tra i banchi di scuola, ma anche in famiglia, dove cominciò ad imitare i personaggi  televisivi più importanti di trenta anni fa…

Spesso la carriera di un attore nasce in famiglia, anche a Lei è successo questo ?

“Ho cominciato da piccolo ad imitare i personaggi televisivi più importanti. Mi ricordo che il primo fu il presentatore Corrado che mi incuriosiva molto. Ho continuato poi anche a scuola e molti mi incitavano a continuare e fare poi questo lavoro. Comincio poi a fare l’ animatore nei villaggi. Penso che l’improvvisazione sia la mia caratteristica migliore perchè secondo me i villaggi sono la migliore università per un comico-cabarettista”

Massimiliano Cimino cosa preferisce il teatro o la televisione ? 

“Il teatro è sicuramente la mia passione principale anche se poi il mio lavoro mi ha portato a fare più cabaret. Credo che il teatro sia una forma di cultura molto importante. Se fossi un politico, ad esempio, metterei come forma obbligatoria nelle scuole la materia teatrale. Il teatro che deve entrare nelle scuole secondo me è molto importante. Purtroppo vediamo sempre meno giovani in teatro e questa, secondo me, potrebbe essere una grande opportunità per far crescere la cultura dei giovani”

De Filippo-Totò-Troisi: cosa ha imparato da questi artisti ?

Ho imparato che la genialità fa parte dei napoletani al 100%. Ho imparato che loro sono il genio assoluto del teatro e del cinema. Quindi la perfezione assoluta applicata al teatro, alla televisione ed al cinema”

Il consiglio di Massimiliano Cimino ai giovani che vogliono fare questo mestiere…

Non mollate mai e non vi distraete nel corso del tempo. Se avete pensato di fare l’attore nella vostra vita perseguite il vostro sogno sempre, anche quando cercheranno di farvi mollare”

Concludiamo con i suoi progetti futuri…

“Ci sono progetti teatrali importanti per la prossima stagione, ma porterò ancora in giro  lo spettacolo ‘Max… e la Dea s…bendata” con la regia di Emanuele Canzano”

Allora, non ci resta che venire a ridere a teatro…

“Vi aspetto e grazie per questa intervista”

 

 

Massimiliano Alvino

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