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Loke intervista Giusy Di Lorenzo, la multiculturalità di una giovane designer

Cultura e creatività fanno parte da sempre del DNA di Giusy Di Lorenzo, e le sue origini traspaion nei suoi disegni donando originalità, colore, ma anche uno spirito multiculturale e una femminilità intellettuale, non scontata.


E il percorso di Giusy Di Lorenzo ha già ricevuto notevoli soddisfazioni nel campo moda e del designer, anche se il suo percorso è stato abbastanza travagliato, partendo dagli studi dedicati all’economia e gestione aziendale, per poi rimettersi in gioco e ricominciare tutto da capo. Il suo motto è “nella vita si prendono strade sbagliate ma sono quelle che ti fanno crescere, per non abbattersi, e scegliere la cosa giusta per te e soprattutto quello in cui credi e ami.”
Abbiamo intervistato la stilista per farci raccontare meglio il suo percorso.


Quando e perché ti sei avvicinata alla moda?
Sono sempre stata appassionata di moda fin da piccola e questo lo devo anche a mia madre che tra l’altro è una icona per me.
Ammiravo mia mamma mentre si preparava ed ero affascinata dal suo modo di essere sempre così impeccabile, elegante e anche un po’ eccentrica e ho sempre desiderato di esserlo anch’io. È lei che mi ha trasmesso l’amore verso la moda, una vera e propria passione attraverso la quale posso esprimere me stessa, il mio umore, la mia personalità.
La moda per me è arte


Hai partecipato con successo al contest LOKE per Pineider. Ci racconti questa esperienza e
quanto è stata importante per te?
Hai un aneddoto da condividere con noi?


Sono una persona ambiziosa e mi piace mettermi alla prova. Iniziai il mio progetto, per il contest di LOKE, un po’ per gioco non pensando che potessi vincere realmente, mai dire mai!!
Ispirata dal paesaggio magico della costiera amalfitana ho riportato nell’invito le antiche maioliche dove il blu cristallino del mare, il verde dei boschi e il giallo dei limoni spiccano incontrastati. Volevo realizzare qualcosa di originale e che potesse essere anche vendibile. È stata una bellissima
esperienza, dove ho potuto mettermi in gioco, e dare spazio alla mia creatività


Se dovessi citare una tua frase simbolo quale sceglieresti?


Pensa, credi, sogna e osa “(Walt Disney).
Sono sempre stata una grande sognatrice, e sono cresciuta con l’idea che con la forza di volontà e l’impegno si possono fare grandi cose. Spero di realizzare ogni mio sogno anche se per farlo non basta solo volerlo, dobbiamo essere coraggiosi e crederci perché se non ci crederai tu, non lo farà nessun altro. Occorre tanta perseveranza e creatività, bisogna pensare fuori dagli schemi.
Tra l’altro le più grandi imprese sono state compiute da persone che hanno sfidato la diffidenza della gente che le circondava.


Le tue radici sono molto presenti nei tuoi progetti?


Si, le mie radici sono fondamentali per me. Amo l’Italia e soprattutto il sud, è la mia terra, dove
sono cresciuta e per me non c’è posto più bello.
L’arte, il buon cibo,
le tradizioni, il mare sono una fonte di ispirazione, e mi piace proiettarle in
quello che realizzo”

In generale cosa è l’eleganza per te?


Penso che l’eleganza sia ciò che siamo non cosa indossiamo, va oltre l’abbigliamento. Non necessariamente una donna vestita bene è una donna elegante. L’eleganza è un’attitudine il portamento, il tono della voce, il modo di porsi con gli altri. E come affermava Audrey Hepburn


L’eleganza è la sola bellezza che non sfiorisce mai.”


Che cos’è Loke per te?
“Loke per me è un’iniziativa meravigliosa, ci offre l’opportunità di farci conoscere proiettandoci nel mondo del lavoro dandoci la possibilità di mettere alla prova la nostra fantasia elaborando
progetti interessanti e innovativi.
Ringrazio ancora Loke per l’opportunità che mi ha offerto e invito i giovani a partecipare, potrete dare spazio alla vostra creatività e soprattutto farvi conoscere da esperti del settore


Un sogno nel cassetto o un progetto da condividere con noi?


Il mio sogno nel cassetto è riuscire a realizzarmi, magari creando un brand tutto mio. Purtroppo più crescendo e più ci accorgiamo di quanto i sogni possano essere lontani è impossibili da realizzare, forse per paura o perché richiedano troppi sacrifici e quindi alcune persone preferiscono seguire la strada più semplice. Ma non c’è niente di più gratificante di raggiungere un
obbiettivo che ti sei prefissato.
Bisogna credere in sé stessi e perseguire i propri sogni.“Fai quello che ami, e non lavorerai
neanche un giorno della tua vita.”(Confucio)

Esclusiva-Adduci: “Giro l’Italia per comunicare con la mia musica”

In esclusiva per i lettori di PinkLifeMagazine, abbiamo intervistato il giovane cantautore Adduci.

Nato nella provincia di Napoli, Adduci, ha vissuto a Bologna ed ora vive nella città di Milano.

Come lui ci racconta nella nostra intervista, l’artista cerca le persone più che le città e comunicare attraverso la sua musica è il suo scopo quotidiano.

Ciao Vincenzo, come ti sei ritrovato in questo straordinario mondo della Musica ?

Ho cominciato con dei gruppi nella provincia di Napoli a suonare musica dal vivo. Ma a me piace girare e conoscere gente e dopo Bologna, mi sono fermato a Milano. Napoli, Bologna e Milano, da queste città ho imparato tanto e tanto ancora dovrò imparare”

La musica è comunicazione: sei d’accordo ?

Comunicare non è che la fase intermedia di uno scambio. Le parole, una volta arrivate a destinazione, si prestano agli usi più disparati: possono essere ignorate, ma anche arrivare a influenzare l’universo dell’enunciatario in modo permanente, legandosi a un gesto, un’abitudine o un pensiero

Quali sono gli artisti che ti hanno influenzato ?

Ascolto tanta musica, mi piace ricordare di aver portato in giro un progetto con la pianista Antonietta Ranni. “Senza fine” è chiaramente ispirato a Gino Paoli, ma artisti come Cammariere ad esempio, oppure Danilo Rea, li ascolto sempre con grande piacere”

“Cerchio sul display” è il tuo ultimo brano. Ce ne parli ?

E un brano dal ritmo incalzante e dai toni nostalgici che indaga il complesso mondo delle relazioni umane, evidenziando
il peso che le persone possono arrivare ad avere nella nostra vita

Parlaci dei tuoi progetti del 2021…

Quello che sta terminando è un anno assurdo e che resterà nella storia. Penso prima alla salute di ognuno di noi, poi alla musica, mi manca suonare dal vivo. Arriveranno degli inediti, li sto studiando e progettando. Amo i concerti tra la gente, spero di tornare presto a cantare nei locali delle nostre città”

Grazie ed auguri per un felice 2021…

Auguri a tutti, ne abbiamo bisogno…”

Massimiliano Alvino

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Esclusiva-Diego Moreno: “La musica argentina è luce nell’anima”

In esclusiva per i lettori di PinkLifeMagazine, abbiamo intervistato Diego Moreno.

Il cantante e chitarrista argentino, il 23 ottobre 2020, ha pubblicato il suo nuovo album “Singoli”.

Prodotto da Roy Tarrant, Singoli” nasce dall’idea di creare 12 tracce che esplorano tematiche all’apparenza semplici, ma fondamentali quali l’amore, l’empatia, il ricordo e la fantasia. Composto da Diego Lemmi Moreno e Gaia Eleonora Cipollaro con la produzione artistica di Salvio Vassallo, “Singoli” esprime anche l’amore verso due paesi e due tradizioni cari all’artista: quella argentina e quella italiana.

L’album è stato anticipato dall’uscita del brano “Bella Chao”, rivisitazione in lingua spagnola del celebre canto popolare italiano che, riconosciuta dalla SIAE come opera unica per testo e sonorità, ha totalizzando su YouTube oltre 40 milioni di visualizzazioni. 

La sua musica arriva da lontano, da un paese che ha molte affinità con l’Italia. Ci racconta i suoi inizi nella nostra nazione ?

“Sono rimasto subito affascinato dall’Italia. Arrivai in Sicilia, terra meravigliosa, risalendo lo stivale dovevo andare a Roma. Mi sono fermato più a sud, in una città fantastica che somiglia molto alla mia Argentina e cioè Napoli. Con la città partenopea ho una grande feeling, la mia musica argentina l’ho portata in una metropoli che vive per la musica. Ho imparato tanto da Napoli e posso sicuramente affermare che la musica napoletana fa parte del soundtrack della mia vita

Che artista si definisce Diego Moreno ?

Un artigiano della musica. Aggiungo un portatore di napoletanità nel mondo. Felice di aver suonato in tutto il mondo, con Napoli e l’Argentina nel cuore. Nel 2008, ho ricevuto grandi soddisfazioni con “Tango scugnizzo” che in modo “Tanghero” racconta il cammino musicale fatto in questi ultimi anni attingendo, dalla cultura partenopea, quegli aspetti che fungono un pò da eredità che la stessa ha dato proprio al genere distintivo della musica argentina: il Tango

Napoli ed Argentina: il suo nome porta chiaramente al giocatore di calcio più forte della storia. Impossibile per un latino come Lei non parlare di Maradona…

Diego per l’Argentina è stato tutto. Un Dio sulla terra. Dispiaciuto, molto per la sua morte prematura. Ebbi la fortuna di incontrarlo a Posillipo e notai che anche dal vivo era un uomo speciale. Conosco bene il figlio napoletano, Diego Junior, un ragazzo eccezionale. Se per il tango il mio mito è Carlos Gardel, per il calcio e lo sport, Diego Maradona rimarrà per sempre una leggenda mondiale per me e per il mondo intero”

Parliamo di “Singoli” il suo ultimo progetto discografico

Ho investito tanta passione ed ore di lavoro per questo progetto. Con me tanti musicisti di qualità e di alto livello. Amore, empatia, ricordo e passione in questo album, naturalmente nel segno del mio paese e dell’Italia. Ho anticipato l’album con la mia rivisitazione di “Bella ciao” in versione spagnola. Sono felice di aver pubblicato questo album in un anno difficile per tutti. Spero di poter suonare nuovamente dal vivo molto presto, mi manca il pubblico. Sono fiducioso per il 2021, voglio portare di nuovo la mia musica nei club”

Diego, parlare con lei è stato molto emozionante. Grazie e buon 2021 per tutti…

Grazie a voi per questa intervista, auguri a tutti”

Massimiliano Alvino

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Remo Vanacore si racconta: il designer campano svela i retroscena del proprio lavoro tra ricordi di infanzia e sogni

In Italia si dà ancora grande valore al lavoro manuale, legato a una creatività passata tramandata al presente e che si trasforma in oggetti contemporanei. Un lavoro, quello artigianale, che ha una grande importanza sociale perché trasmette al mondo la tradizione e la cultura del nostro Bel Paese. Questi tipi di lavoro stanno, negli ultimi anni, riacquistando la loro forza attrattiva. Lo sa bene Remo Vanacore, giovane designer di origini casertane, che oggi studia e lavora a Napoli e che ha fatto della passione per la manifattura artigianale il fulcro della sua creatività.

Sei nato a Casal di Principe, in provincia di Caserta. Un paese ricco di tradizioni e cultura, dagli Osci ai Normanni, fino alla prima cooperativa chiamata “Risveglio” che riscattarono i terreni dei nobili, nel secondo dopoguerra.  In che modo queste tue origini influenzano le tue creazioni?

All’inizio del mio percorso il vestiario storico ha molto influenzato le mie creazioni, in quanto essendo sempre stato un tipo di abbigliamento ricco e costruito su più strutture sartoriali suscitava in me voglia di “riemulare” in chiave contemporanea alcuni elementi tra i quali la cintura e il concetto di castità e ricollegabili ad alcuni temi molto toccanti della realtà odierna per quanto riguarda la sessualità della donna nella nostra società.

 Come nascono quindi i tuoi progetti?

 I miei progetti nascono dai pensieri utopici e filosofici della vita che si susseguono continuamente nella mia mente, che s’immedesimano e coincidono con i disagi sociali attuali avvertiti dai giovani come me. In seguito quando trasporto tutto su carta pongo le mie idee in maniera molto disordinata tra fase di ricerca e sketch per cercare di trovare stretti collegamenti che illustrati e realizzati poi possono catturare l’occhio di chi li guarda per arrivare al messaggio finale che ho voluto mandare. 

Quanto è importante, secondo te, l’artigianato ai giorni nostri?

L’artigianato cosí come la manualità in generale è un qualcosa che stimola la creatività.  Un modus operandi, che oltre ad un patrimonio di idee, tecniche e competenze ha saputo tramandarsi nel corso della nostra società. In questo periodo in cui tutto si è “ibernato” credo che molti abbiano riscoperto la bellezza del handmade riportando alla luce della contemporaneità quella manualità italiana tanto acclamata nel mondo. 

Quindi secondo te stiamo ritornando un po’ alle origini?

Ogni volta che si parla d’innovazione non si puo’ non guardare al passato. Penso che come in ogni cosa o progetto che si crei sia importante non trascurare le origini, anche perchè tutto ciò che ci circonda, e non solo parlando del campo della moda, è un’evoluzione continua di ciò che già esiste. Quindi se non si conosce quello che si ha non si potrà mai cercare al tempo stesso di andare oltre, per arrivare cosí ad una nuova e migliore visione della cosa stessa.

Un incontro emozionante che ricordi con affetto?

Credo che l’incontro più emozionante e che proteggo gelosamente nei miei ricordi sia stato proprio con me stesso. All’inizio del mio percorso Accademico è come se avessi avuto una sorta di visita dal me “bambino” che si portava via quelle sensazioni d’incertezza e debolezza che mi appartenevano e portavano a mettermi da parte per timore di poter risultare di troppo in qualsiasi contesto, lasciandomi carta bianca per la nuova strada intrapresa costruendomi cosí una mia nuova identità tutta mia.

La figura della nonna nella tua vita di designer?

Mia nonna una semplice sarta casalinga ha rappresentato l’inizio della mia passione per la moda. Ricordo che da bambino la guardavo cucire con quella vecchia macchina nel salone dove lei spingeva il pedale con molta naturalezza, mentre quando io ci provavo goffamente avevo bisogno di tutta la forza delle mie piccole gambe per provare a fare un singolo punto. Rammento tutte le pezze che le ho rovinato con le varie prove che lei scuciva solo per il gusto di vedermi felice. Penso che sia stata la persona più dura con me in questo campo, non mi ha mai aiutato ne consigliato, mi ha sempre lasciato sbagliare per cercare d’imparare qualcosa in più o di capire qualcosa che lei con i suoi modi “antichi” non era capace di spiegarmi. Vorrei solo ringraziarla, cosa che purtroppo faccio poco, per avermi fatto scoprire la sua realtà che pian piano sta diventando anche la mia. 

 Tra poco ti dovrai laureare. Puoi darci qualche anticipazione sui progetti che ti vedranno coinvolto questo anno e quali sono i tuoi sogni nel cassetto, che desideri realizzare?

Quest’anno terminerà il mio percorso triennale e questa cosa suscita in me sentimenti contrastanti, sia perché rappresenta il primo punto d’arrivo della mia carriera sia l’inizio di nuovi percorsi di studio/lavorativi che dovrò affrontare. Per adesso sto lavorando al progetto per il contest della Fashion Graduate, rappresenterà il corpo principale della mia tesi e quindi mi sta tenendo molto impegnato anche perchè sto cercando di concentrare in questa collezione quella che è stata la mia personale evoluzione in questo percorso. Per quel che riguarda i miei sogni sicuramente il più grande ecomplesso da conquistare sarebbe quello di diventare Creative director di un brand che mi permetta di rendere pubblico attraverso i vari canoni lavorativi della moda e dei mass-media a livello internazionale la percezione utopica della realtà che immagino per cercare nel mio piccolo di mutare e ledere ciò che ancora oggi c’è da modificare attorno a noi. 

 Che cos’è LOKE per te?

Loke per me ha rappresentato un punto di ritorno a quelle che erano le mie origini creative, poiché è arrivato in un momento in cui mi sentivo bloccato in limbo dove non riuscivo a fare passi avanti su tutti i fronti. È stata l’occasione per mettermi nuovamente in gioco e ha risvegliato ciò che nutriva i miei stimoli, inoltre rappresenta quel ritaglio di spazio e quella possibilità data a noi giovani di esprimere con la nostra voce cioè che abbiamo da dire ad una società che corre irrefrenabilmente, non curandosi dei nostri se pur acerbi punti di vista.

Comunicato stampa

Esclusiva-Massimiliano Cimino: “2020 da dimenticare, il teatro deve essere trattato meglio da politici e non solo…”

In esclusiva per i lettori di PinkLifeMagazine, abbiamo ascoltato l’attore di teatro Massimiliano Cimino.

Comico, attore, imitatore, cabarettista, Cimino ci parla di quest’anno 2020 da dimenticare e di come il governo poteva gestire meglio la situazione per attori e per tutto l’indotto teatrale.

Spero possa finire presto questo 2020 da dimenticare per tutti noi. Se penso al mondo teatrale, tanti attori soffrono questa situazione di pausa prolungata che non fa bene a nessuno. Secondo me si poteva gestire meglio la capienza nei teatri e non chuderli del tutto. Spero, comunque, di rivedere tanta gente in teatro nel 2021. Il governo Conte ? Seppur sia un simpatizzante del M5S, direi che chiudere cinema e teatri, non ha giovato a nessuno. Ma il problema sapete qual è ? Ci vedono sorridenti anche in Tv ed allora pensano che va tutto bene. In realtà, non è così, noi attori in questo momento soffriamo perchè non possiamo donare un sorriso ai nostri spettatori”

Massimiliano Alvino

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Esclusiva-Daino: “Castrocaro, emozione incredibile. Spero che il 2021 sia l’anno della mia svolta musicale”

In esclusiva, per i lettori di PinkLifeMagazine, abbiamo intervistato l’artista musicale Daino.

Dopo essere arrivato 2° al Festival di Castrocaro Terme 2020 e dopo aver pubblicato il brano  “Mioddio” il 27 agosto, Daino ed entra ufficialmente nel team di Warner Chappell Music Italiana  e pubblica il singolo “Quanto era bello” sotto la guida di Valentina Parigi.

Ci racconta le emozioni del Festival di Castrocaro ?

E’ stata la mia prima esperienza su un palco importante, mi definisco un artista che ha sempre suonato in strada e le emozioni vissute a Castrocaro, sono state fantastiche ed irripetibili. Non mi aspettavo di arrivare secondo, sono veramente felice e spero di proseguire su questo tracciato musicale”

A quale artista italiano e magari straniero Lei si ispira ?

Ascolto musica italiana come Fossati, De Gregori, De Andrè, mostri sacri della nostra nazione. Estero ? Rimango su un artista coetaneo e cioè Post Malone, mi piace perchè è statunitense e fa dell’ottimo rap. Ho vissuto a Boston per pochi mesi, spero di ritornare negli States per studiare tanta musica”

Un mese fa, è uscito il suo nuovo singolo: come nasce la canzone “Quanto era bello” ?

Una storia d’amore raccontata in una canzone e scritta e realizzata in due momenti. Il primo, quando misi una nota sul mio cellulare, il secondo creato a casa con la chitarra. Un elemento dolceamaro accompagna le note della mia nuova canzone

Un suo pensiero su quest’anno che sta terminando ed un augurio per il suo 2021…

“E’ stato un anno incredibile che tutti noi dobbiamo lasciare alle spalle in fretta. Spero che il Covid possa terminare presto. Mi auguro che tutti noi potremmo scendere di nuovo in strada ed ascoltare della bella musica anche nei locali. Il 2021 ? Spero che sia per me l’anno della consacrazione musicale, me lo auguro davvero

Massimiliano Alvino

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Esclusiva-Ezio Guaitamacchi: “Nel mio libro, l’egoismo dei cantanti, si trasforma in arte di cui noi godiamo”

Dal 6 novembre sarà in libreria e negli store digitali “AMORE, MORTE E ROCK ‘N’ ROLL” – LE ULTIME ORE DI 50 ROCKSTAR: RETROSCENA E MISTERI (Hoepli), il nuovo libro dello scrittore e giornalista musicale, EZIO GUAITAMACCHI, dedicato agli ultimi istanti di vita di diverse icone del rock, disponibile in pre-order al seguente link: https://www.hoepli.it/libro/amore-morte-e-rock-n-roll/9788820399504.html

Arricchiscono il volume le prefazioni di ENRICO RUGGERI e di PAMELA DES BARRES (una delle groupie più iconiche negli anni Sessanta e Settanta).

Nella sua ultima fatica editoriale EZIO GUAITAMACCHI indaga le storie di quelle rockstar le cui morti, causate da eventi drammatici, coincidenze incredibili o eventi imprevedibili, sono rimaste circondate da un alone di mistero che ha dato vita a mille speculazioni.

In esclusiva, abbiamo raggiunto telefonicamente l’autore del libro:

Prima di tutto i nostri complimenti per questo libro: come è stato lavorare con Enrico Ruggeri e Pamela Des Barres nella prefazione dello stesso ?

“Enrico e Pamela sono due amici e mi sembravano le persone giuste per raccontare e presentare il mio libro nel quale racconto di trionfi pubblici ma anche di una vita privata sregolata di questi grandi artisti. Lavorare con loro e dialogare per la prefazione è stato sicuramente un grande piacere”

Possiamo definire i protagonisti del suo libro dei fuoriclasse della musica ?

“Direi proprio di si, dei fuoriclasse assoluti. Genio e sregolatezza nelle loro vite, ma ci può stare perchè è difficile gestire un successo mondiale e che può arrivare anche all’improvviso. Scrivendo questo libro ho capito che la morte è una dimostrazione dell’amore che abbiamo avuto per la persona che non c’è più

Quale personaggio Le è piaciuto di più nella sua vita musicale e raccontato in “Amore, morte e Rock’N’Roll” ?

“Ce ne sono tanti, ma ad esempio Lou Reed è stato un artista straordinario che ho amato tanto e la sua morte la possiamo definire poetica, così come quella di David Bowie la definirei artistica e quella di Kurt Cobain misteriosa. Per tutti, comunque, ho dedicato la mia voglia di raccontare la loro vita con talento ma senza disciplina”

Possiamo uscire un attimo dal raccontare il suo libro ? Sono giorni particolari nel mondo perchè un altro fuoriclasse, questa volta dello sport, non c’è più. Lei che ha vissuto geni della musica, come giudica il mito Diego Maradona ?

“Così come i miti della musica, anche Diego Maradona resterà un mito assoluto. Posso definire sicuramente l’argentino, una rockstar del calcio. Ecco, Maradona per me è stata una grande rockstar del mondo del pallone. Leggenda, mito assoluto, i suoi gol li vedremo per decenni

Per concludere, il suo libro cosa può insegnarci ?

“Che la morte fa parte della vita e con lei dobbiamo confrontarci ogni giorno. E che comunque sia andata, per ogni singolo artista, abbiamo imparato qualcosa. Gestire il successo non è semplice per nessuno, essere al centro del mondo e restare calmi non è facile. In Amore, morte e Rock ‘N’Roll, ho cercato di raccontare storie straordinarie, abbinate a talenti indiscussi. L’artista, può anche essere egoista nel suo privato, ma poi quello stesso egoismo esplode nell’arte di cui noi godiamo

Massimiliano Alvino

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Esclusiva-Sgrò: “Battisti e Battiato i miei idoli. Nel 2020 sono aumentate le paure, ma il futuro è positivo”

In esclusiva per i lettori di PinkLifeMagazine, abbiamo intervistato Sgrò.

Il giovanissimo cantante, nato a Lucca, ma residente a Bologna, ci parla della sua musica nata tra le quattro mura e che, finalmente dopo la sua laurea, è riuscito a portare fuori dalla sua “casa”.

Come nasce il suo amore per la musica ?

Da adolescente ho sempre ascoltato musica nella mia casa. I miei idoli sono stati Battisti e Battiato, ma ascoltavo anche Bob Dylan, Rino Gaetano, Guccini e tanti altri. Mi definisco un perdente che ce la sta mettendo tutta (chi lo ha intervistato invece lo ha definito un vincente n.d.r.). Dopo la laurea, è come se fossi arrivato ad un bivio ed ho sentito di buttare fuori e far conoscere la musica che ho sempre scritto negli anni dei miei studi

Nel 2020 escono “In differita” e ” Le piante”, cosa ci riserverà il 2021 per l’artista Sgrò ?

“Posso tranquillamente annunciare che nel 2021 uscirà l’album . Ne sono contento e felice, perchè dopo un anno difficile per tutti come questo che sta finendo, spero che il nuovo porterà tranquillità a molta gente e fortuna al sottoscritto per la musica e non solo”

Mi ha anticipato la domanda su quest’anno che di fatto è già storia: cosa ricorderà del Covid e del 2020 ?

Un anno terribile da dimenticare. Tante persone sono rimaste in casa e spesso tra le quattro mura aumentano più le paure che le fantasie. Non vedo l’ora che tutto questo finisca. Bisogna ritornare in strada e nelle piazze ad ascoltare la bella musica

L’artista Sgrò, quali traguardi vuole raggiungere ?

Spero sempre di fare bene nel futuro, ma soprattutto che la mia musica regali belle sensazioni e infinite emozioni”

Grazie per questa intervista, a presto risentirci con la sua musica…

Grazie a voi di PinkLifeMagazine”

Massimiliano Alvino

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Esclusiva-Jaqueline: “Rabbia, amore e tentazione nella mia Jealous Guy”

In esclusiva, abbiamo intervistato la cantante Jaqueline.

L’artista siciliana, con “Jealous Guy”, racconta di un amore tormentato proprio dalla gelosia. Nella sua musica, si ascoltano influenze funk che arrivano dai suoi primi artisti ascoltati sin quando era bambina.

Come nasce il suo amore per la musica ?

Come spesso accade, nasce in famiglia dove da bambina ascoltavo artisti del calibro come Michael Jackson, Madonna e Prince. Il primo soprattutto mi ha influenzato tantissimo con la sua musica e con le sue movenze artistiche.”

Ci racconta i suoi inizi musicali e le sue emozioni quando ha cantato sui primi palchi nazionali ?

Ero più piccola e cercavo di godermi il momento senza pensare al futuro. Ho sempre cercato di muovermi sul palco come se stessi in casa e quindi ho pensato di non farmi condizionare dal pubblico che avevo davanti”

Parliamo di “Jealous Guy”, il brano del momento che sta spopolando in radio…

Gelosia, rabbia e tentazione. Questo si trova nella mia canzone “Jealous Guy”. Una donna sicura dei suoi movimenti e del suo amore, che, però, trova dall’altro lato un uomo troppo geloso. In amore, troppa gelosia può far male e se ami davvero devi lasciare anche libera la persona che è al tuo fianco. Mi piace parlare anche del video, girato in una regione bellissima come il Molise e su un pick-up in allegria ed in pieno contatto con la natura. In “Jealous Guy”, mi sono lasciata andare, senza la paura di perdermi”

Come ha vissuto quest’anno pieno di problemi a livello mondiale per il Coronavirus?

Come lo abbiamo vissuto un pò tutti, pieno di paure ed ansie, ma sono positiva ed allegra e sono sicura che nel 2021 torneremo a cantare e suonare dal vivo tutti con la nostra musica. Nel nuovo anno partirà la mia nuova tournèe. Non mi piango addosso, ce la faremo tutti”

Quando ha cominciato ad ascoltare musica ha fatto riferimento ad artisti stranieri: quali, invece, quelli italiani che l’ hanno ispirata ?

La musica italiana è straordinaria e ci sono artisti di livello mondiale. Penso alle canzoni ascoltate di Giorgia, Eros, Zucchero, Pino Daniele, artisti che non hanno nulla da invidiare ai mostri sacri degli Stati Uniti d’America. Ho un ricordo piacevole quando ascoltavo Nek, perchè in famiglia stava per arrivare mio fratello e mia madre per calmare i movimenti che lui già faceva nella pancia ascoltava proprio le canzoni dell’artista emiliano

Jaqueline, grazie per questa intervista. Le auguriamo i migliori successi discografici, a presto…

Grazie a voi di PinkLifeMagazine, buon lavoro e vedrete sarà, lo speriamo tutti, un 2021 positivo per la nostra musica e per il nostro paese”

Massimiliano Alvino

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Loke intervista Annalisa Palmisano

Tra Heritage e artigianalità, pugliesità e napoletanità, Annalisa Palmisano, 21 anni quest’anno, ha vinto il contest LOKE per Stewart, sbaragliando tutti i suoi concorrenti. Designer fin dalla tenera età, ritraendo parenti e amici, ha continuato ad inseguire l’arte che si è evoluta in amore per il mondo della moda. Non solo. In un continuo gioco dialettico e di rimandi reciproci, in bilico tra tradizione e innovazione, Annalisa propone un’eleganza pragmatica e raffinata frutto della visione di osservare in silenzio, di sperimentare, di stupire. L’abbiamo incontrata.

Stewart è la maison più antica di maestri artigiani nel mondo. Cosa significa creare per un marchio di accessori con un passato cosi importante?

Creare per Stewart è stato un onore per me, una grande opportunità che mi ha permesso di mettermi alla prova con un nuovo progetto. Sono sempre stata legata alle origini e alla tradizione artigiana sartoriale fin da bambina, quindi è davvero un piacere avere a che fare con aziende con gli stessi principi e valori.

Quanto le sue origini hanno influenzato l’estetica del tuo progetto?

Come in tutti i progetti che affronto ho attinto da tutto quello che mi circonda, ma ho tenuto ben saldo come punto di riferimento l’identità del brand, cercando di dare sfogo, nel mio piccolo alla mia creatività.

Passando al processo creativo: da dove sono provenute le ispirazioni? 

Per questo progetto mi sono sentita particolarmente ispirata nella creazione della stampa della fodera, in cui ho proposto un “collage” dei volti più noti del cinema e della musica, che hanno fatto la storia. Per il design esterno, invece, ho totalmente cambiato il periodo di riferimento, progettando una traveller bag e una traveller jacket che potessero essere il più vicini possibili ai nostri tempi, con uno stile classico tendente allo streetwear.

Quali sono i materiali utilizzati per il progetto?

Per la traveller jacket propongo un jersey di nylon color sabbia, leggero e pieghevole, per essere riposta al meglio nello scomparto della bag, quest’ultima pensata in pelle scamosciata color sabbia e interni con fodera stampata.

C’è un brand o designer con cui vorresti collaborare in tempi futuri?

Mi piacerebbe iniziare a lavorare subito, dopo aver finito gli studi, vorrei entrare a far parte del vero mondo della moda, vedere dall’interno di un’azienda come questo mondo funziona, dopo averlo studiato teoricamente. Non c’è un brand specifico con cui vorrei collaborare, l’unica cosa che conta per me è fare esperienza, conoscere e imparare cose nuove.

Quali sono secondo te le caratteristiche principali che una borsa deve avere per essere il numero uno di qualità?

Una borsa di qualità, a mio parere, deve essere pratica, comoda e mettibile per il cliente; deve presentare dei materiali di qualità che debbano valorizzare il prodotto e renderlo duraturo nel tempo; deve inoltre presentare un design innovativo e accattivante che invogli il cliente all’acquisto.

Per concludere, se dovessi definire il progetto per Stewart con 3 aggettivi, quali useresti?

Il mio progetto è: pratico, versatile e dinamico, e soprattutto glamour.

Dove ti vedi tra 10 anni?

Tra 10 anni mi vedo indipendente, matura e proiettata in questo mondo, spero tanto di riuscirci, la passione è tanta e anche la determinazione.

Che cos’è LOKE per te?

Loke è opportunità, Loke è futuro, è visibilità. L’idea di creare un contest sui social in questo periodo particolare è perfetta, per continuare a stimolare noi studenti in continuazione, per esprimere noi stessi e metterci a contatto con il mondo del lavoro, per farci sentire vivi, sempre pronti a creare.