Archivio Categoria: Interview

Loke intervista Annalisa Palmisano

Tra Heritage e artigianalità, pugliesità e napoletanità, Annalisa Palmisano, 21 anni quest’anno, ha vinto il contest LOKE per Stewart, sbaragliando tutti i suoi concorrenti. Designer fin dalla tenera età, ritraendo parenti e amici, ha continuato ad inseguire l’arte che si è evoluta in amore per il mondo della moda. Non solo. In un continuo gioco dialettico e di rimandi reciproci, in bilico tra tradizione e innovazione, Annalisa propone un’eleganza pragmatica e raffinata frutto della visione di osservare in silenzio, di sperimentare, di stupire. L’abbiamo incontrata.

Stewart è la maison più antica di maestri artigiani nel mondo. Cosa significa creare per un marchio di accessori con un passato cosi importante?

Creare per Stewart è stato un onore per me, una grande opportunità che mi ha permesso di mettermi alla prova con un nuovo progetto. Sono sempre stata legata alle origini e alla tradizione artigiana sartoriale fin da bambina, quindi è davvero un piacere avere a che fare con aziende con gli stessi principi e valori.

Quanto le sue origini hanno influenzato l’estetica del tuo progetto?

Come in tutti i progetti che affronto ho attinto da tutto quello che mi circonda, ma ho tenuto ben saldo come punto di riferimento l’identità del brand, cercando di dare sfogo, nel mio piccolo alla mia creatività.

Passando al processo creativo: da dove sono provenute le ispirazioni? 

Per questo progetto mi sono sentita particolarmente ispirata nella creazione della stampa della fodera, in cui ho proposto un “collage” dei volti più noti del cinema e della musica, che hanno fatto la storia. Per il design esterno, invece, ho totalmente cambiato il periodo di riferimento, progettando una traveller bag e una traveller jacket che potessero essere il più vicini possibili ai nostri tempi, con uno stile classico tendente allo streetwear.

Quali sono i materiali utilizzati per il progetto?

Per la traveller jacket propongo un jersey di nylon color sabbia, leggero e pieghevole, per essere riposta al meglio nello scomparto della bag, quest’ultima pensata in pelle scamosciata color sabbia e interni con fodera stampata.

C’è un brand o designer con cui vorresti collaborare in tempi futuri?

Mi piacerebbe iniziare a lavorare subito, dopo aver finito gli studi, vorrei entrare a far parte del vero mondo della moda, vedere dall’interno di un’azienda come questo mondo funziona, dopo averlo studiato teoricamente. Non c’è un brand specifico con cui vorrei collaborare, l’unica cosa che conta per me è fare esperienza, conoscere e imparare cose nuove.

Quali sono secondo te le caratteristiche principali che una borsa deve avere per essere il numero uno di qualità?

Una borsa di qualità, a mio parere, deve essere pratica, comoda e mettibile per il cliente; deve presentare dei materiali di qualità che debbano valorizzare il prodotto e renderlo duraturo nel tempo; deve inoltre presentare un design innovativo e accattivante che invogli il cliente all’acquisto.

Per concludere, se dovessi definire il progetto per Stewart con 3 aggettivi, quali useresti?

Il mio progetto è: pratico, versatile e dinamico, e soprattutto glamour.

Dove ti vedi tra 10 anni?

Tra 10 anni mi vedo indipendente, matura e proiettata in questo mondo, spero tanto di riuscirci, la passione è tanta e anche la determinazione.

Che cos’è LOKE per te?

Loke è opportunità, Loke è futuro, è visibilità. L’idea di creare un contest sui social in questo periodo particolare è perfetta, per continuare a stimolare noi studenti in continuazione, per esprimere noi stessi e metterci a contatto con il mondo del lavoro, per farci sentire vivi, sempre pronti a creare.

Esclusiva-Rosmy: “La mia musica nasce in famiglia. Al Talent Tv preferisco le esibizioni live tra la gente”

Talentuosa, brava, determinata. Ecco la Rosmy che abbiamo avuto il piacere di intervistare telefonicamente pochi giorni fa. L’amore per la musica al centro della sua vita, con uno sguardo più che intenso alla sua terra. Perchè la sua forza arriva dal Sud…

Famiglia e Musica:Fondamentale per me è stata la famiglia e soprattutto i miei nonni che hanno suonato in tutto il mondo. Diciamo che con queste basi familiari non potevo non cantare. Sono salita sul palco per la prima volta a neanche 11 anni e sono innamorata di questo lavoro. Il mio obiettivo è fare musica ogni giorno”

Testi:I miei testi si basano su argomenti anche sociali come bullismo e indifferenza della gente. Una canzone sulla violenza sulle donne ? E’ un tema profondo e molto importante, ho avuto l’onore di vincere il Premio Mia Martini, donna straordinaria che ha dato molto risalto a questo tema”

Talent Show: “Il mio pensiero è il seguente sui talent: può essere una buona vetrina ma solo se hai già storia alle spalle. Personalmente non ho mai voluto partecipare ad un Talent Tv Ho sempre preferito la musica sui palchi che quella in Tv. Ho sempre frequentato e visto la musica in strada, la preferisco sicuramente a quella ascoltata sul divano”

Anno storico per Covid-19:Incredibile l’anno che stiamo vivendo, però, posso ritenermi fortunata. Sono stata in Toscana per pochi giorni e poi ci sono rimasta due mesi. Ma ho pensato sempre in positivo e sono nati nuovi progetti. Ho scritto “Ho tutto tranne te, brano dalle sonorità pop rock con un arrangiamento caratterizzato da suoni elettronici. In un periodo di distanziamento fisico imposto dalle circostanze, invito a non perdere mai di vista l’altro e mostrare supporto e vicinanza nei confronti di tutti, soprattutto dei più deboli

Tour nel 2021 ? “Le date per il 2020 già erano in programma poi ci siamo dovuti fermare. Cosa farò nel 2021 ? Non vedrete la solita Rosmy”

Massimiliano Alvino

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Benedetta Lanzione si racconta a Loke

Benedetta Lanzione è una giovane (giovane davvero) designer campana. L’abbiamo incontrata qualche giorno fa, per un progetto di allestimento di una Fashion Graduate per una Digital Fashion Week. Apprezziamo il suo stile e soprattutto la sua umiltà. Sogna con i piedi per terra. Non smette di sognare nonostante le porte chiuse e qualcuna in faccia. Continua a costruire la sua carriera professionale con estrema caparbietà. Abbiamo parlato con lei per capire le difficoltà a cui va incontro un giovane designer di talento.

Chi è veramente Benedetta?

Penso di essere un “caos di emozioni” e per questo per me non è sempre facile riuscire a descrivermi. Quello che più mi caratterizza è sicuramente la determinazione, insieme all’amore e all’anima che metto in tutto quello che faccio. Ritengo di essere una persona “eccessiva”, non conosco mezze misure. Vivo ogni emozione al massimo e mi immergo completamente in tutto quello a cui mi dedico. Sono molto esigente, non tanto con gli altri, quanto con me stessa. Cerco continuamente di superare i miei limiti e se necessario sono disposta ad andare contro tutto pur di otte- nere quello che voglio.

Perché hai scelto di fare moda? Cosa ti affascina di questo settore?

Fin da bambina ho sempre amato il mondo della moda e quello dell’arte in generale. Di questi due mondi, che in realtà per me coincidono molto spesso, amo la libertà che sono in grado di donarmi. Non c’è niente che mi faccia sentire libera come quando creo ed è questo che mi ha spinto a voler fare moda. Quello che mi ha sempre affascinato di questo settore, è la possibilità di poter raccontare, attraverso bozzetti, accostamenti di tessuti e colori, chi sono e cosa provo. Sono sempre stata una persona introversa ed ho sempre fatto fatica ad esprimere le mie emozioni. Il fatto di poterle esternare attraverso le mie creazioni è una delle cose che più amo di questo mondo. Pochi altri settori offrono la possibilità di raccontare così tanto senza dire una parola.

Quali sono invece i tuoi dubbi?

Ad oggi posso dire di non avere particolari dubbi o almeno non sulla scelta del settore in cui vorrei lavorare. Grazie al mio percorso di studi all’Accademia della moda di Napoli, ho infatti raggiunto la consapevolezza di chi sono e chi voglio essere. Come tutti i giovani designer che stanno per affacciarsi al mondo del lavoro, lasciandosi dunque alle spalle quella che era la “certezza” del contesto universitario, c’è la paura di non essere pronta, di non riuscire ad emergere o esprimermi al meglio, ma ho imparato ad avere fiducia in me e so di potercela fare.

Il tuo sogno nel cassetto? E quali sono i passaggi naturali per realizzarlo?

Il mio sogno nel cassetto è quello di dare vita ad un mio brand. È un sogno che mi accompagna fin da bambina da quando, con ritagli di tessuti, creavo vestiti per le mie bambole che poi mi divertivo a fotografare come fossero top model. A parte qualche mo- mento di incertezza, non credo di essere cambiata molto da quei giorni. Ho conservato, o meglio ritrovato, la mia voglia di creare e di esprimere le mie emozioni attraverso gli abiti e spero che questa mia passione possa diventare il mio lavoro un domani. So che creare un proprio marchio è un progetto ambizioso e so bene di dover continuare a lavorare con passione e dedizione per riuscire a realizzarlo. I passaggi che intendo seguire sono sicuramente quelli di fare più esperienze possibili, esperienze che possano arricchirmi dal punto di vista culturale, personale e lavorativo e possano farmi raggiunge- re la maturità necessaria per creare poi qualcosa di mio.

Che opportunità hanno i giovani designer oggi?

Credo che i giovani designer oggi abbiano diverse opportunità, anche se non sempre riescono a coglierle. Un’importante opportunità è offerta soprattutto dal web. Ci sono molti contest e iniziative interessanti alle quali poter partecipare che tuttavia spesso vengono sottovalutate. Credo che se ami quello che fai devi essere disposto a metterti in gioco in tutti i modi possibili, dai progetti universitari, ai contest social e tutto quello che ti permette di avere visibilità e crescere al tempo stesso.

Cosa si potrebbe fare per far emergere i giovani?

Prima parlavo del web, credo che ad oggi questo sia uno dei canali più idonei da utilizza- re per far emergere i giovani designer. Contest come quello di Loke sono un’occasione non indifferente per consentire a noi ragazzi di muovere i primi passi nel mondo del lavoro. Durante il lockdown ho visto e partecipato a molte iniziative interessanti e spero che siano riproposte anche in futuro terminata del tutto questa fase di emergenza.

Che cos’è Loke per te?

Loke per me è opportunità. Opportunità di mettermi in gioco e farlo attraverso contest differenti ma sempre stimolanti. Opportunità di avere visibilità ma anche consigli ed apprezzamenti da parte di professionisti, il che è sempre positivo ed aiuta nella crescita personale e professionale. Loke è infine opportunità di confrontarsi, non solo con altri giovani designer, ma soprattutto con me stessa e con le mie capacità che è una delle cose che amo di più in assoluto.

Davide Marciano: l’eleganza è nella gentilezza d’animo

Il prodotto è importantissimo in una azienda, e quel messaggio di identità che si percepisce da un tessuto, da un taglio, da un’asola, per condividere quel senso di appartenenza di quello stile classico, segno essenziale del vestire elegante.

Oggi più che mai, dopo il tempo sospeso, abbiamo bisogno di concretezza e di ritrovare la necessità di riscoprire il lusso guardando al passato, ma sempre in chiave moderna, per riscrivere il manuale della eleganza, fatta da capi che diventano must di un guardaroba, senza tempo.

Anche un marchio storico come Bagutta, creato nel 1975 come punta di diamante delle Confezioni Italiane Tessili (CIT), azienda nata nel 1939 in piena epoca fascista, poco prima della seconda guerra mondiale, passata nelle mani di Antonio Gavazzeni e il cugino Andrea, ha bisogno di un linguaggio di cambiamento, aperto alle nuove generazioni e ai nuovi mercati.

Un concetto più vicino all’accessibile, del quasi toccabile, ma lasciando però ancora quel taglio di irraggiungibilità del fatto a mano, che esalta e incrementa i like di ogni cliente, asserendo il cambiamento in atto.

Per questo abbiamo cercato di trasformare questo meccanismo in ricerca che ha portato attraverso un contest social ad individuare un giovane designer di soli 23 anni che ha rispettato le regole del gioco e l’immagine della azienda.

Scopriamo assieme a Voi,  chi è Davide Marciano, e il suo mondo fatto di arte e passione per la moda.

Dove è quando sei nato? Che cosa hai studiato prima di studiare moda? E perché la moda?

Sono nato il 9 aprile 1997 a Cava de’ Tirreni. Prima di studiare moda ho frequentato il liceo classico della mia città, questo mi ha aiutato molto a crescere come persona e ad avere una buona forma mentis. Perché moda? Bella domanda. Mi ha sempre affascinato vedere cosa indossassero le persone. Spesso dal modo in cui si indossa qualcosa si capisce il carattere di quella persona, i modi di fare. Fin da piccolo ho avuto una propensione per il creare, sporcarmi le mani, modellare. Prima di arrivare alla decisione di quale strada intraprendere ho esitato. Ho iniziato facendo la facoltà di architettura. Tuttavia, il concetto che avevo di architettura era diverso da quello che mi sono ritrovato ad affrontare. Nonostante ciò, nel mio bagaglio culturale porto sempre un po’ di architettura (Zaha Hadid e Mies van der Rohe tra tutti). Mi sono appassionato alla moda nel momento in cui ho visto una sfilata, o per meglio dire, uno show di Martin Margiela. Mi ha affascinato la sua artigianalità, il suo essere fuori dagli schemi, il non seguire la massa, ma soprattutto il suo non porsi come faccia del suo brand. Ha fatto parlare di sé anche non mostrandosi ma soltanto facendo parlare le sue creazioni.

Attiri l’attenzione di chi ti ascolta dicendo con forza quello che pensi. Ma dici anche che ci sono occasioni per dire quello che conviene. Come dividi, se lo fai, le occasioni per dire quello che pensi e quello che conviene? E che cosa dici nelle occasioni in cui conviene?

Non sono una persona a cui piace stare al centro dell’attenzione, mi piace essere riservato. Penso che questo sia un mio difetto, dico sempre ciò che penso. Difficilmente riesco a trattenere ciò che penso. Se una cosa mi piace e se la ritengo valida lo dico apertamente senza fare il falso buonista. Allo stesso modo, se una situazione mi sta stretta lo dico apertamente. Credo che abbiamo bisogno di sentirci dire le cose come stanno da un punto di vista obiettivo, senza preconcetti. L’essere umano è sentimento, istinto ed è dotato del libero arbitrio.

Sostieni di studiare molto, di applicarti continuamente a imparare. Non credi sia un caso tuo personale più che un’attitudine della tua generazione?

A mio avviso, lo studio e la ricerca sono alla base della crescita. C’è un tempo per imparare e un tempo per mettere in atto ciò che è stato acquisito. Vedo la mia generazione molto combattiva, e questo mi entusiasma. Mi piace il confronto, mi piace avere una sana competizione. Spero di riuscire a far parte di un gruppo di lavoro che stimoli il mio volermi migliorare.

Che cosa ti fa amare la moda e il tuo lavoro?

Fin da piccolo sono stato spronato a fare ciò che volevo, ad esprimermi in tutti i modi senza restrizioni. La moda è liberare il proprio io, il voler trasmettere ciò che si ha dentro, dare una parte di te ad un terzo individuo. Amo tutto ciò che sto facendo, mi piace vedere le persone gioire quando si trovano all’interno di una mia creazione, mi piace vedere le mie idee realizzate.

Il vestito svolge un ruolo importante, racconta l’idea del designer. A volte vende più la storia che c’è dietro un vestito, che il vestito stesso. Si deve creare un continuum tra fashion designer e cliente.

Qual è il ruolo della moda oggi, secondo i tuoi canoni?

La moda è una faccia della società. Viviamo in un momento in cui vengono fatte molte scoperte scientifiche e tecnologiche. La società è in continuo sviluppo, molto frenetica. L’eccesso di artificio legato alla digitalizzazione forse fa perdere il contatto con la realtà. L’obiettivo della moda, in questo momento di cambiamenti così rapidi, dovrebbe essere di riuscire ad uniformare l’essere umano affinché non ci siano differenze tra uomo e donna.

A proposito del tuo progetto per Bagutta, citi Haruki Murakami “Una camicia bianca, che qualcuno aveva dimenticato di ritirare, era appesa ai fili per la biancheria e fluttuava nel tramonto come una pelle abbandonata”. Stando così le cose le tue creazioni partono dalla lettura, dall’arte e da ricordi. Oggi la moda per te potrebbe avere successo, cambiando il mondo, più che abiti partendo dalle tue stessi basi?

Molto spesso per le mie creazioni mi faccio ispirare da citazioni, dai sogni e molto spesso da miti e leggende (in questo mi aiuta molto aver fatto il liceo classico). Credo che per creare abiti e per creare innovazione serva conoscere la storia, avere delle basi. Trovo affascinante studiare l’arte, scoprire delle storie dietro quelle pennellate. Nell’ambiente moda, come in molti altri, bisogna avere consapevolezza del proprio operato, andare veloci senza tralasciare nulla. Il processo creativo lo vedo come uno “stream of consciousness”, un iter formato da tutti i pensieri di un individuo.

Che cos’è LOKE per te?

Ho percepito il progetto LOKE come un’opportunità. Stanno svolgendo un ottimo lavoro dando opportunità a noi giovani designer di farci strada nel campo della moda. Appena ho visto il progetto del brand Bagutta, sono rimasto affascinato dal concetto di camicia bianca, non potevo non prendervi parte.

Moda sostenibile: l’upcycling di Luca Di Fusco

Il fashion designer Luca Di Fusco è forse la boccata d’aria fresca di cui avevamo bisogno.

In un momento in cui i consumatori sono sempre più attenti alla moda sostenibile e consapevoli dell’impatto deleterio sull’ambiente e sulla nostra coscienza sociale, molti sono pronti a cercare un’alternativa nel creare capi selezionati, unici che vanno oltre alle stagioni.

Luca ha studiato allo IUAD Accademia della Moda, ed ha sfilato a Milano, durante la Fashion Graduate Italia che si conferma come uno degli obiettivi centrali di Piattaforma Sistema Formativo Moda.

È impossibile non notare le sue creazioni, grazie alla sua estetica originale e una precisa identità che Di Fusco ha creato per sé stesso e anche per questo primo tutorial per LOKE, creato da Luigi Veccia, direttore creativo di Daks.

Ecco di cosa abbiamo parlato insieme, mentre passeggiavamo a Piazza Plebiscito, a Napoli, uno dei monumenti simbolo della sua città natale.

In pochissimo tempo la tua visione etica ed estetica “Green” ha conquistato l’attenzione del designer Luigi Veccia e non solo: come hai reagito all’annuncio della vincita e come hai vissuto questa esperienza di partecipazione al contest-game-virtuale LOKE?

Mi ha fatto molto piacere vincere il primo contest LOKE e poter ricevere, oltre alla classificazione, un giudizio sul mio lavoro da parte di un esperto. Leggere la critica di Luigi Veccia è stata una soddisfazione e sono contento sia stato apprezzato il mio progetto per la sua pulizia, ordine e rispetto per le linee guida che erano state proposte per questa prima proposta. È stata

un’esperienza stimolante, che mi ha dato modo di vedere altrettante proposte valide e osservare nuovi talenti che, come me, hanno la grande voglia di entrare nel mondo della moda.

Quali sono i tuoi elementi caratteristici del tuo design? Per esempio, da un punto vista delle silhouette, delle forme e dei materiali?

Elementi caratteristici del mio design, sono sicuramente la forma e la silhouette. Mi piace proporre capi dalle linee completamente nuove, insolite, che alterano spesso la silhouette umana e al tempo stesso alternare questi capi, con altri più indossabili e pratici. Mi piacciono i contrasti, che siano di colore o di fantasie e mixare magari stili diversi fra loro per ottenere nuove immagini.

Quali sono le tue principali fonti di ispirazione?

Credo che la mia maggiore fonte di ispirazione sia la musica. La musica riesce a stimolare la mia creatività e a plasmare i capi che disegno nella mia mente, come se intanto stessero percorrendo una passerella. Se parliamo di stilisti, ancora una volta quelli che catturano maggiormente il mio interesse sono sicuramente quelli che giocano con i contrasti e propongono silhouette innovative. Non nego però che diverse volte le idee migliori mi sono balzate nella testa dal nulla, magari sognandole e quando è successo sono subito corso ad appuntarmele con sketch così da afferrarle e non farle scappare via.

Come descriveresti il tuo stile che vorresti proporre sul mercato-moda?

Lo stile che vorrei proporre sul mercato moda è qualcosa di innovativo per la scelta di forme e contrasti, dove ai capi più estrosi si alternano capi portabili che riescano però a sorprendere le persone per la loro unicità. Uno stile elegante, definito ma al tempo stesso massimalista, dedicato a chi vuole giocare con la moda e non risultare mai noioso.

Quali sono i suoi obiettivi per il breve-medio termine?

I miei obiettivi per questo breve-medio termine sono formarmi e imparare lavorando in un’azienda, così da fare esperienza e far crescere il mio bagaglio professionale. Penso non si smetta mai di imparare e che questo aiuti a migliorare e a salire sempre di più.

LOKE per te è?

LOKE per me è la possibilità per tanti giovani designer di farsi notare. Una vetrina che mette in luce il lavoro delle nuove proposte e una competizione genuina, stimolante ed attuale che esalta e accresce le capacità di tutti, capace di creare un contatto con gli esperti del settore. LOKE può essere un’occasione perfetta di visibilità in un periodo in cui i talenti emergenti sentono ancora più il bisogno di essere supportati.

LOKE intervista Raffaella Petraccaro: “Il mio stile è ibrido, genderfluid e sperimentale”

Raffaella Petraccaro ci porta nel mondo di LOKE fatto di una sofisticata e originale linea grafica e ispirazioni déco con spirito parodistico.

Raffaella Petraccaro è una allieva di Fashion Designer dell’Università IUAD di Napoli, che Luigi Veccia, direttore creativo di Daks, ha scelto assieme a Luca Di Fusco, altro allievo di Fashion Designer di IUAD di Napoli, come vincitori a pari merito per il primo tutorial virtuale di LOKE.

Noi del Team di LOKE l’abbiamo incontrata al Madre · museo d’arte contemporanea Donnaregina che si trova nel cuore storico di Napoli, sulla “via dei Musei”, a pochi metri dal Duomo, dal Museo Archeologico Nazionale e dall’Accademia di Belle Arti, lì dove si sviluppa l’antico quartiere di San Lorenzo.

Raffaella Petraccaro ci ha parlato delle sue complesse ispirazioni, della vittoria del primo tutorial di LOKE, del suo processo creativo, oltre che delle tecniche di ricerca che mixano textures naturali e artificiali.

Ecco di cosa abbiamo parlato insieme.

In pochissimo tempo la tua visione etica ed estetica “Green” ha conquistato l’attenzione del designer Luigi Veccia e non solo: come hai reagito all’annuncio della vincita e come hai vissuto questa esperienza di partecipazione al contest-game-virtuale LOKE?

Fin dal primo momento ho apprezzato tantissimo l’idea del team LOKE, anche le linee guida del progetto le ho trovate davvero stimolanti e l’ideazione del prodotto è stata un vero e proprio “sfogo creativo” che mi ha divertita molto.

Vincere il contest è stato poi davvero emozionante perché nei commenti di Luigi Veccia al mio progetto, ho notato non solo una comprensione totale del messaggio che volevo trasmettere ma anche un approccio professionale, quasi “paterno” di critica, molto utile per me che sono vicina al settore ancora da troppo poco tempo.

Quali sono i tuoi elementi caratteristici del tuo design?Per esempio, da un punto vista delle silhouette, delle forme e dei materiali?

Il mio stile è riassumibile in tre parole: ibrido, genderfluid e sperimentale.

Ibrido perché mi piace giocare con l’unione di stili differenti, ad esempio preferisco mixare textures naturali e artificiali.

Gendefluid, non solo per le silhouette minimali, ma anche perché mi appassiona giocare con capi multiuso: amo l’idea di potermi svegliare ogni mattina e scegliere di essere una persona diversa da quella del giorno precedente.

Sperimentale infine, soprattutto per quanto riguarda le forme e i materiali, perché preferisco che i miei capi esprimano un concetto tangibile, un’idea chiara, come un’istallazione d’arte contemporanea, dove tutto nasce per modificare o sollecitare la percezione del fruitore che diviene parte integrante del lavoro.

Quali sono le tue principali fonti di ispirazione?

La mia più grande passione, dalla quale traggo spesso ispirazione, è il design, l’espressione della nuova cultura di massa, l’innovazione, l’incontro tra bellezza e utilità.

In ogni caso però credo che l’ispirazione debba per forza arrivare dall’ esterno, da qualsiasi cosa; alla base di tutto deve esserci la capacità di fare ricerca e di osservare, non solo il bello o ciò che più aggrada la nostra vista.

Ogni immagine visiva va fotografata e conservata nel “database delle idee”; nella mia borsa non devono mai mancare quaderno, matita e acquerelli (per quanto ciò possa sembrare strano e di vecchio stile); questo perché non posso comandare le idee, possono arrivare in qualsiasi momento e io devo sempre essere pronta a recepirle!

Come descriveresti il tuo stile che vorresti proporre sul mercato-moda?

Io lo descriverei come uno stile al passo con i tempi ma, paradossalmente, senza tempo, che funga da mezzo per esprimere l’interiorità di chi indossa i capi, in modo da sentirsi sempre “giusti” nella nuova modernità “liquida”.

Quali sono i suoi obiettivi per il breve-medio termine?

Vorrei fare quante più esperienze possibili, magari anche all’estero, per costruire, passo dopo passo, il mio futuro.

 LOKE per te è?

LOKE per me è stata davvero una bella esperienza, in grado di valorizzare la principale caratteristica di un creativo: esprimere sé stesso e le sue idee lasciando un segno che resti visibile nel proprio futuro lavorativo. LOKE per me è stato un mezzo utile alla realizzazione di questi due elementi. Posso affermare con certezza che, per un designer emergente, la partecipazione a questo contest sia un’esperienza da non farsi assolutamente scappare.

INTERVISTA A PIETRO DEL VAGLIO “Il poeta dell’abitare”

Architetto e interior designer di fama mondiale, Pietro si è raccontato ai lettori di Pink Life Magazine.

Ciao Pietro, ci puoi spiegare nello specifico in cosa consiste il tuo lavoro?
“Differentemente da un architetto, che si occupa di creare un volume all’interno di uno spazio io mi occupo della progettazione dello spazio interno. Ascolto ciascun cliente, affinché la casa parli concretamente di lui. La progetto in base al suo immaginario, cercando di seguire un filo conduttore che porti ad un racconto fluido tra i vari ambienti. Ognuno a casa deve sentirsi a proprio agio, che si ottiene attraverso il giusto equilibrio di funzionalità, e benessere psicofisico. Per questo è necessario progettarla attentamente attraverso il giusto mix di luci, cromie, materiali ed elementi decorativi .

Come riesci a farlo ogni volta ? Per queste caratteristiche ti hanno soprannominato il poeta dell’abitare e sei un interior designer di fama mondiale …
Amo viaggiare , non potrei essere stanziale, incontrare culture tra di loro molto diverse mi impone una versatilità elevata che da sempre mi arricchisce. Sicuramente tra le mete Newyork è la più stimolante , anche se personalmente al primo posto metto Londra, che in assoluto mi da più energia e questo continuo dialogo tra storia ,tradizione ed avanguardia mi affascina, mi ci riconosco poiché sono gli elementi basilari di ogni mia progettazione. Partire dalla storia del territorio dove opero per poi trasformarlo in linguaggio contemporaneo. Sono molto rari i momenti in cui non lavoro, trattandosi di attività intellettuale sono sempre connesso con quanto mi circonda.


Quali sono i traguardi maggiori che ricordi della tua carriera?
“Due anni dopo il diploma all’Accademia di Belle Arti di Napoli, che ho raggiunto nel 1985, mi sono trasferito a Roma ed ho collaborato con il regista Roberto De Simone per la riapertura del teatro Mercadante di Napoli. Da lì sono seguite altre collaborazioni tra cui quella con Arturo Brachetti . Nel 1991 dopo aver ricevuto a Milano il premio di Young Designer ho aperto a Napoli il mio studio di progettazione d’interni e design e tre anni dopo, nel 1994, ho progettato la poltrona GRACE, esposta, l’anno successivo, al Museo di Architettura e Design di Chicago. Oltre ad aprire un nuovo studio a Firenze, le mie opere sono state esposte nei vari Show Room d’Europa, Mosca, Giappone e Usa ottenendo sempre un grande successo di pubblico e di stampa, il Newyork Time dedicò un bellissimo articolo sulle mie creazioni. Per quanto riguarda la mia carriera di progettista d’interni, è partita subito con clienti di fascia alta tra cui all’epoca la famosa Anna Falchi. Posso dire però che ho iniziato a farmi conoscere maggiormente quando ho deciso di dedicarmi solo ed esclusivamente alla progettazione d’interni, realizzando residenze private e locali pubblici in giro per l’Italia negli Stati Uniti. Tutti questi lavori sono stati raccolti nel volume, pubblicato nel 2006 dalla casa editrice Masso delle Fate, dal titolo Abitare le Emozioni. Altra tappa importante è stata nel 2007, anno in cui ho iniziato a curare due Luxury House progetto di 5000 mq con un imprenditore bulgaro ed in Toscana per il restauro di una magione di circa 2000 mq, che ho raccontato, nel 2011, nel libro Podere Ascianello, pubblicato con la casa editrice Vianello. Sono orgoglioso di essere stato inserito tra i migliori 13 interior designer in Italia ricevendo la definizione di poeta dell’abitare. Il mensile di settore AD mi ha dedicato a giugno scorso la terza copertina per una splendida dimora a Chiaia, sita in Napoli con annesso un bellissimo reportage fotografico. Attualmente ho due studi, uno a Firenze e l’altro Monte di Procida”.


Sappiamo che sei stato immortalato più volte in scatti di uno dei più famosi fotografi dei vip …
“Sì, si tratta di Claudio Porcarelli. L’ho conosciuto negli anni della poltrona Grace, ben 25 anni fa. Una mattina, mentre lasciavo la mia abitazione a Firenze, rimasi colpito dal battage pubblicitario del film cult, Uomini senza donne con Alessandro Gassman e Gianmarco Tognazzi, con gli attori fotografati nella mia poltrona. Da lì mi sono informato sul suo conto ed è nata questa bella e duratura collaborazione. Claudio sa leggerti dentro, sa esternare la tua anima, e lui ha fotografato per lo speciale di Oggi su Sanremo 2020 alla sua settantesima edizione il conduttore Amadeus con la poltrona Seven Zero Chair , realizzata per questa copertina da me . Ne sono orgoglioso , e felice.


Ci puoi parlare del tuo ultimo libro? Si intitola Lo Spirito dei Tempi…
“Esatto. L’ho presentato a Sofia, nella più prestigiosa Galleria d’arte. Parla esclusivamente del mio primo grande lavoro in Bulgaria, realizzato ben 10 anni fa e di quanto questa esperienza mi abbia fatto crescere.Il libro è stato scritto da Nicoletta del Buono e Riccardo Bianchi, con le foto di Giorgio Baroni e con la prefazione dell’allora Direttore di Architectural Digest Ettore Mocchetti. E’ disponibile in lingua italiana, bulgara e inglese”.

A cura di Roberto Mallò e Sante Cossentino


Esclusiva-Dj set, Marco Corvino: “La pandemia ha cambiato tutti noi, ma presto torneremo a ballare”

Il mondo della discoteca è sicuramente uno dei più bersagliati ed a rischio per il presente e per il futuro. La pandemia Covid-19, di fatto ha chiuso tutti i locali nel mondo e ad oggi non si sa quando le discoteche potranno riaprire. Ne abbiamo parlato con il dj napoletano Marco Corvino:

Abbiamo trascorso un periodo mai visto nella storia dell’umanità da 100 anni a questa parte. Il mio settore è stato uno dei primi a fermarsi e credo sarà uno degli ultimi a ripartire. Tuttavia, sono fiducioso sul futuro, la mia generazione si è comportata bene e di fatto in Campania non abbiamo commesso tanti errori. Questa pandemia ci ha fatto ritrovare l’armonia familiare e vecchi amici che grazie alle tecnologie moderne abbiamo potuto contattare.

Ora la fase tre deve passare in fretta– continua il noto Dj-ritorneremo a lavorare con la consapevolezza del valore della vita. Prima o poi questa esperienza la racconteremo ai nostri figli ed un giorno ai nostri nipoti.

Per concludere, spero presto di tornare a suonare in discoteca, il divertimento ce lo meritiamo tutti”

Massimiliano Alvino

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Il corallo, arte preziosa. Parla Lucia Vitiello: “L’imprenditoria deve tornare a correre, fiduciosa nel futuro sempre”

Lucia Vitiello, donna di spessore e grande imprenditrice nel settore dei gioielli. Tutta la sua passione per Torre del Greco e per i coralli della sua cittadina, riportata nelle sue creazioni. L’abbiamo incontrata nel suo ufficio nella città corallina, insieme ai suoi gioielli meravigliosi:

Come nasce la passione di Lucia Vitiello per il corallo ?

La passione nasce dalla voglia di trasmettere arte attraverso uno stile nuovo di produrre gioielli, principalmente con cammei, coralli e di poter riuscire ancora ad emozionare, ad incantare senza poesia, ma riuscire a trasmettere emozioni attraverso la realizzazione dei miei monili”

Torre del Greco, città storica e ricca di tradizioni proprio per il corallo. Lei cosa farebbe per far conoscere questa cittadina ancora di più nel mondo ?


Se fossi un politico della mia città organizzerei delle fiere internazionali per far si che chi acquista il corallo, poi lo viene anche a visionare da vicino. Così facendo porterei tanti stranieri nella mia splendida città, ricca di storia e tradizione”


Dove possiamo trovare le sue creazioni ?


Le creazioni sono sul sito www.luciavitiello.it principalmente su e commerce, sulle pagine Facebook ed Instagram lucia vitiello gioielli di Napoli . Ho vetrine a Lecce, Milano, Torre del Greco, Napoli, Salerno. Ma tuttavia organizziamo eventi particolari con vari atelier della Campania e del Lazio”

Il periodo del Covid-19 ha rallentato i suoi affari ?

Diciamo che sicuramente marzo e aprile non sono stati mesi positivi, ma sono sempre fiduciosa e il corallo ha da sempre il suo appeal. Per questo spero in una grande ripresa anche nella seconda parte di quest’anno, ma soprattutto nel 2021″

Esclusiva-Cafiero: “La mia musica è totalmente libera”

Cafiero, all’anagrafe Salvatore Cafiero (musicista, cantautore e produttore), vanta una carriera illustre caratterizzata da una vasta esperienza live, non solo in Italia ma anche in Europa e in America, e da una serie di collaborazioni prestigiose. A circa tre anni dalla pubblicazione del primo disco, l’artista torna sulla scena musicale con “Cafiero Music Pen Drive”, la sua ultima fatica discografica. Il nuovo lavoro, disponibile esclusivamente in formato pen drive, oltre a contenere brani indetiti ripercorre alcune tappe della vita del musicista e cantautore con l’inclusione dei singoli del primo ep ed alcune canzoni incise con i gruppi da lui ideati: Electric Voodoo, Super Reverb e Suck my Blues. Nella seguente intervista, Cafiero racconta del suo nuovo progetto e non solo…

Quali sono i riferimenti specifici di “Cafiero Music Pen Drive” e le particolarità di un lavoro realizzato in un lasso di tempo durante il quale hai preso parte a diversi progetti musicali?

Riferimenti specifici non ce ne sono. Ho lavorato ad altri progetti che hanno suoni e stili diversi. Per la realizzazione dei miei inediti il lavoro è durato più di un anno con grandi difficoltà: ho cambiato per ben tre volte la produzione perché tendo a fidarmi subito delle persone e dei relativi studi di registrazione facendomi guidare, ritenendo che la gente in questione sia sempre più preparate di me. Purtroppo, questa volta, non ho avuto fortuna ed ho dovuto iniziare daccapo e rifare tutto, fino ad arrivare ad Alex Di Nunzio dell’NMG studio di Palestrina (RM) con il quale avevo già lavorato con gli “Uno Non Basta”, per riuscire ad avere il suono che volevo

Come definisci la tua nuova musica?

Totalmente libera

Da dove deriva l’idea di pubblicare un disco in pen drive?

Una delle persone che collaborava con me, durante la pre-produzione, mi ha parlato di questa opportunità come formato fisico diverso dal solito ed io ho subito pensato che fosse un’ottima idea ma sposandola alla voglia di avere più spazio per concentrare più musica e realizzare un progetto differente dai classici formati, album o ep. L’idea della pen drive e’ stata la scintilla per un’ispirazione molto più ampia e importante: ho scelto di non usare, per il momento, nessun canale digitale e questo lavoro resterà comunque unico nella sua interezza anche se in futuro dovessi pubblicare uno o due singoli presenti nel progetto

Quale parte di te vorresti che il pubblico conoscesse più a fondo?

La mia parte “rivoluzionaria”, la voglia di comunicare attraverso l’intero progetto.

Quali sono gli aspetti del tuo mestiere che particolarmente ti affascinano ed entusiasmano?

Imparare dai grandi artisti con cui lavoro è ciò che più mi affascina. Suonare insieme a musicisti diversi, poter viaggiare conoscendo gente e luoghi nuovi grazie alla musica

C’è una fase della tua carriera a cui sei più affezionato?

Sicuramente ai primissimi tour in cui, provenendo da un’ esperienza live da club e più rocknroll, ero completamente selvaggio e fuori controllo in un contesto fatto di palchi più grandi. E, confrontandomi con un genere diverso, il pop, ho preso tante batoste che mi hanno fatto crescere e che ricordo con affetto

Hai calcato numerosi palchi, ti sei esibito in location prestigiose; quali sono le sensazioni che vivi durante una performance dal vivo?

E’ sempre qualcosa di unico e ogni palco dona emozioni diverse. Non sono tutti uguali e alcuni palchi donano emozioni fortissime che con il tempo ho imparato a gestire meglio, gustandole di più

Cosa consiglieresti ad un ragazzo che sogna di diventare un professionista ai tuoi livelli?

Di farlo! Cioè di agire da professionista immediatamente perché nessuno gli donerà un patentino per dirgli che lo è diventato. Si è professionisti quando si decide di esserlo. Io non ero neanche maggiorenne ma ero attentissimo con i suoni di chitarra, mettevo i soldi da parte per avere la migliore strumentazione possibile e suonavo a casa anche per 12 ore consecutive ma senza pensare di arrivare chissà dove o di suonare con chissà chi. Non ci pensavo nemmeno ma l’unico obiettivo era avere un bel suono per il prossimo concerto e sentirmi a mio agio con la chitarra superando i limiti dell’esibizione precedente e accettando i limiti che mi rendevano diverso dagli altri musicisti in giro. Un professionista deve fare questo e poi tutto il resto verrà di conseguenza

Verso quale traguardo sei proiettato?

Nessun traguardo; i traguardi fanno sentire arrivati a qualcosa, io voglio sentirmi sempre più “pronto a partire” mettendocela tutta

Massimiliano Alvino

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